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sabato 11 aprile 2015

L'obsolescenza politica programmata


L'obsolescenza programmata, per chi ancora non conoscesse il suo significato, è quella strategia economica studiata e praticata dalle aziende (in tacito regime di oligopolio) per ridurre il tempo che intercorre tra acquisti ripetuti. In buona sostanza, il produttore cerca di far durare il suo prodotto per un periodo di tempo ben definito (ingannando il consumatore al quale conta di tornare a vendere nuovamente l'oggetto acquistato) sapendo comunque di poterlo costruire meglio, con una resistenza e conservazione decisamente migliore. Facciamo l'esempio di un elettrodomestico, di una lavatrice. L'azienda produttrice programma (volutamente) la rottura di un componente dopo un tot numero di lavaggi allo scopo di costringere l'acquirente a preventivare un nuovo acquisto per ovviare al problema. In modo tale il ciclo si ripete e il produttore anziché vendere a chi non ha la lavatrice (ma il problema è che il più delle volte non ha nemmeno i soldi per poterla comperare) continua a proporla a chi ne ha già una. In politica, credo sia la prima volta che si fa questo accostamento, sembra esistere l'obsolescenza politica programmata. Alcune Leggi, alcuni Partiti, alcuni esponenti, vengono proposti e riproposti ad oltranza nonostante siano la fotocopia esatta di ciò che si prefigurano di sostituire e migliorare. Perché, in realtà, l'obiettivo è palesemente quello di perpetuare un ciclo di vendita programmato da una élite oligopolistica. Nonostante esistano modi per rompere questo criminale circuito chiuso (il voto è pur sempre libero o no?) i cittadini vengono costantemente allettati da nuove forme, colori, suoni e profumi di quello che però è il “vecchio”, la ripetizione infinita, la sequenza continua di un errore. Per questo motivo, sono portato a pensare che le cose, in Italia, cambieranno solo se la mentalità della massa cambierà. Non basta urlare la propria indignazione per essere indignati. Non basta piangere per essere addolorati. Non basta criticare per essere polemici. Occorrono azioni, fatti concreti e la consapevolezza che se vogliamo cambiare le cose attorno a noi dobbiamo essere i primi a trasformarci e a modificare il nostro modello di vita. Se non lo facciamo, lo faranno altri e i mezzi che useranno per tenerci buoni, legati al guinzaglio, li conosciamo bene. Tutti.

Pier Giorgio Tomatis

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