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domenica 12 aprile 2015

Assam: Karbi, Tiwa e Gurkha in lotta per la libertà




L’eroica lotta di tre minoranze etniche contro il centralismo hindu
La repressione indiana non fa che inasprire la lotta armata

Il Nord-Est indiano (detta la regione delle Sette Sorelle), e in particolare il territorio dell’Assam, terra di salgariana memoria, regno della bella principessa Surama che conquistò il cuore di Yanez de Gomera, l’intrepido compagno di avventure del pirata malese Sandokan, continua ad essere teatro di aspri scontri tra i movimenti della guerriglia etno-separatista e le forze armate dell’Unione Indiana. L’Ulfa (Fronte Unito per la Liberazione dell’Assam), composto principalmente da membri dell’etnia Bodo, è il principale movimento guerrigliero del paese. Ma l’Assam è un mosaico multietnico, che comprende popolazioni tribali autoctone ed etnie di origine tibeto-birmana, mongolica e nepalese. In questi ultimi anni sono tonati a farsi vivi, con attentati e attacchi contro le sedi della polizia indiana, i ribelli del Fronte del Popolo Karbi (Kpf), i guerriglieri della Forza Rivoluzionaria Nazionale Tiwa (Tnrf) e la Forza delle Tigri Gurkha (Gtf). I Karbi sono un’etnia prevalentemente di origine tibeto-birmana, che da anni rivendica una maggiore autonomia delle regioni da essa abitate, dove vi sono anche parecchie comunità tribali. La repressione dell’irredentismo karbi attuata dalle forze di sicurezza indiane ha prodotto una recrudescenza della guerriglia. Il Kpf rappresenta il braccio armato del popolo Karbi, e dato l’acuirsi della repressione hindu (che ha posto in atto vere e proprie azioni di “pulizia etnica”, con tanto di sparizioni e di esecuzioni sommarie) non sono pochi i dirigenti di questo movimento guerrigliero che, ormai, non vogliono più soltanto l’autonomia, ma sognano la creazione di uno stato indipendente karbi separato dall’Unione Indiana. Lo stesso discorso vale per i Gurkha, etnia di origine nepalese, che per anni ha fornito validi combattenti all’esercito coloniale britannico. I Gurkha sono grandi guerrieri: li si potrebbe quasi definire i “samurai” del Nord-Est indiano, abilissimi nell’uso del pugnale. Anch’essi rivendicano l’autonomia delle terre da essi abitate, ma l’unica risposta data loro dal governo centrale indiano è quella della repressione militare, con arresti indiscriminati di sospetti guerriglieri, rastrellamenti e violenze: tutto ciò ha portato alla nascita del Gtf, che conduce da anni una sanguinosa guerriglia contro le forze di occupazione hindu. Una guerriglia letale quella dei Gurkha, abilissimi nelle imboscate, nei colpi di mano e nella lotta corpo a corpo. L’invio in Assam di altri ventimila soldati indiani delle truppe speciali antiguerriglia per combattere i movimenti guerriglieri separatisti, non ha fatto che peggiorare la situazione, con un aumento delle azioni armate dei ribelli e della violenza repressiva da parte delle forze militari governative. Un altro gruppo armato, espressione dell’etnia tribale Tiwa, è quello del Tnrf, movimento politico-guerrigliero che ha proclamato la “rivoluzione nazionale” Tiwa e che lotta ormai con il chiaro intento di raggiungere l’indipendenza dall’India per le aree abitate da questa etnia. Anche in questo caso, la politica di dura coercizione portata avanti dagli hindu non ha fatto altro che rendere più bellicosa e insidiosa la lotta armata dei Tiwa, che hanno un forte consenso popolare, che si muovono abilmente sul territorio e che spesso, pur combattendo solo con archi, frecce, lance e machete, riesco a creare non poche difficoltà alle forze di sicurezza indiane. Dunque, guerriglie etniche e separatiste molto letali ed insidiose, ma che politicamente appaiono senza via di sbocco: infatti l’Assam, così come gli altri stati del Nord-Est indiano, è ricchissimo di petrolio, uranio e idrocarburi, e rappresenta quindi un serbatoio energetico non indifferente per lo stato centralista di Delhi. Quindi, i governi indiani, qualunque essi siano (di destra o di sinistra) non concederanno mai l’indipendenza a questi piccoli stati, inglobati a forza nell’Unione Indiana. E ciò, ovviamente, significherà il prosieguo delle guerriglie separatiste, con l’acuirsi di una cieca spirale di violenza e di odio senza fine. E a farne le spese più di tutti, ancora una volta, saranno come sempre i civili, serrati tra la repressione governativa e le violenze dei gruppi armati indipendentisti. Davvero un pessimo scenario per la ricca regione delle Sette Sorelle dell’India!
Fabrizio Legger
















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