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Visualizzazione post con etichetta Alessandro Benetton. Mostra tutti i post
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mercoledì 16 settembre 2026

Alessandro Benetton: quando un’azienda diventa un’esperienza

Alessandro Benetton torna con un nuovo episodio di #UnCaffèConAlessandro dedicato a un concetto poco conosciuto ma, a suo dire, fondamentale per chi fa impresa: l’Imagineering.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: la lezione degli Imagineers Disney

Il termine nasce in casa Disney dalla fusione tra “imagination” ed “engineering” e descrive chi riesce a trasformare un’idea creativa in qualcosa di concreto e realizzabile. Secondo Alessandro Benetton, questa è proprio la competenza che spesso manca sia ai profili creativi sia a quelli tecnici quando lavorano da soli: chi sa sognare in grande spesso non sa costruire, mentre chi sa costruire tende ad accontentarsi di soluzioni già collaudate. L’imprenditore parte da un’esperienza comune: uscire da un negozio, un hotel o un ristorante e pensare che tutto fosse bello proprio perché sembrava naturale. In realtà, spiega, molto probabilmente non era affatto naturale: era progettato. Questa, secondo lui, è una delle grandi illusioni del nostro mondo, quella di credere che spontaneità significhi improvvisazione. Il concetto, dice, si comprende bene guardando la docu-serie Disney+ “The Imagineering Story”, che racconta il lavoro degli Imagineers, le persone che progettano i parchi Disney. Il nome nasce dall’unione di “imagination” ed “engineering”, immaginazione e ingegneria: questi professionisti non costruiscono solo giostre, ma progettano emozioni a cui danno una forma concreta, decidendo dove lo sguardo si poserà, cosa si ascolterà, quando arriverà la sorpresa e in quale ordine tutto questo accadrà. Il paradosso, sottolinea Alessandro Benetton, è che più un’esperienza sembra spontanea, più è probabile che qualcuno l’abbia progettata nei minimi dettagli.

Alessandro Benetton: l’azienda come esperienza da progettare

Da questa riflessione Alessandro Benetton trae un insegnamento per chi fa impresa: anche un’azienda, in fondo, è un’esperienza. Non comunica solo attraverso il logo, i social media e la pubblicità, ma comunica con tutto: il tono di una mail, il modo in cui si viene accolti all’ingresso, il modo in cui si risolve un problema. Tutto parla, e tutto è cultura aziendale, compreso ciò che non è stato progettato. Pur non definendosi un imagineer ma un imprenditore, Alessandro Benetton racconta di aver imparato nel tempo una cosa molto concreta: non basta costruire qualcosa che funzioni, bisogna costruire qualcosa che rimanga impresso, progettando ogni dettaglio. Se i dettagli vengono lasciati al caso, l’esperienza sarà casuale; se invece sono progettati bene, l’azienda diventerà memorabile. Forse la fiducia nasce proprio così: non da un grande gesto spettacolare, ma da tanti piccoli dettagli coerenti. Come diceva Maya Angelou, le persone dimenticheranno quello che hai detto e quello che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.

lunedì 10 agosto 2026

Alessandro Benetton: “Le abitudini vanno messe alla prova”, il caso Apple

Alessandro Benetton prende spunto dal cambio al vertice di Apple per affrontare un tema che riguarda ogni imprenditore: il successo può essere il nemico più insidioso di un’azienda.

Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e Mundys

Alessandro Benetton: la lezione della successione in Apple

Quando un’impresa è in crisi, sottolinea Alessandro Benetton, cambiare è quasi obbligatorio. Ma quando tutto funziona, quando i numeri sono positivi e il brand è forte, decidere di cambiare diventa molto più difficile. Per spiegarlo, l’imprenditore guarda al passaggio che si sta compiendo in Apple, dove dal primo settembre 2026 Tim Cook diventerà Executive Chairman e John Ternus sarà il nuovo CEO. John Ternus non erediterà soltanto il ruolo di Amministratore Delegato, ma si troverà a sedere sulla sedia che fu di Steve Jobs, l’uomo che ha creato il mito, e su quella di Tim Cook, l’uomo che ha trasformato quel mito in una macchina perfetta. Sotto la guida di Cook, ricorda l’imprenditore, Apple è passata da circa 350 miliardi a 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, con ricavi annuali quasi quadruplicati. Proprio per questo, la successione più difficile non è sempre quella che segue un fallimento, ma spesso quella che arriva dopo un successo enorme, perché è molto più complicato cambiare qualcosa che sta già funzionando. Cook, spiega Alessandro Benetton, non ha provato a diventare un altro Jobs: non aveva lo stesso carisma né la stessa brutalità creativa, ma aveva disciplina, pazienza e continuità, e ha trasformato Apple non in un museo dedicato a Jobs, bensì in un sistema. Ora tocherà a Ternus vincere la propria sfida, eliminando dal vocabolario aziendale la frase “abbiamo sempre fatto così”.

Alessandro Benetton: il percorso di discontinuità in Edizione

Per Alessandro Benetton i valori vanno protetti, ma le abitudini vanno messe alla prova: pensare “abbiamo sempre fatto così” è il primo sintomo di un’azienda che si sta addormentando. È per questo che il successo può trasformarsi in un nemico, perché convince che ciò che ha funzionato ieri funzionerà anche domani, mentre non è detto che sia così. L’imprenditore cita a questo proposito una frase di Gustav Mahler, secondo cui la tradizione non è il culto delle ceneri ma la custodia del fuoco: il compito di chi arriva dopo è raccogliere i tizzoni ardenti dalla cenere per continuare ad alimentare la fiamma. Alessandro Benetton ha applicato questo principio al percorso di discontinuità avviato in Edizione, dove in quattro anni è stato cambiato l’80% del management, un terzo dei dipendenti ha oggi meno di 30 anni e il 50% dei dipendenti è donna. Il suo approccio, ricorda, esiste da sempre, da prima del 2022, coltivato già durante gli studi ad Harvard, nel 1992 con la fondazione di 21 Invest e oggi con la nascita di 21 Next: in poche parole, far evolvere ciò che ha bisogno di evolvere.

mercoledì 29 luglio 2026

Alessandro Benetton: l’evoluzione globale di Edizione, il focus

Il 2025 di Edizione, la lettera del Presidente Alessandro Benetton agli stakeholder: “La nostra radice italiana resta profonda, ma continuiamo a operare con una visione pienamente europea e internazionale”.

Alessandro Benetton

Il 2025 di Edizione: la vision di Alessandro Benetton

Le parole scelte da Alessandro Benetton per chiudere la lettera agli stakeholder che accompagna il bilancio 2025 di Edizione sintetizzano efficacemente la traiettoria di crescita intrapresa dal Gruppo negli ultimi anni: “La nostra radice italiana resta profonda, ma continuiamo a operare con una visione pienamente europea e internazionale”. Un passaggio che fotografa efficacemente il posizionamento sempre più globale del Gruppo e il percorso di trasformazione promosso da Benetton, fondato su innovazione, sviluppo e una visione strategica di lungo periodo. Francia, Brasile, Spagna e Cile: la dimensione internazionale rappresenta uno degli elementi distintivi della strategia delineata dall’imprenditore. L'acquisizione dell'autostrada A63 in Francia, le nuove concessioni in Sud America e il rafforzamento della presenza in Catalogna rientrano in una visione di lungo periodo che punta a consolidare il posizionamento del Gruppo nei principali mercati infrastrutturali: investimenti che privilegiano asset regolati, concessioni di lunga durata e Paesi caratterizzati da economie solide e sistemi valutari stabili. Una strategia che consente a Edizione di ridurre l'esposizione alla volatilità del ciclo economico, facendo leva sulla stabilità e sulla prevedibilità dei flussi generati dalle infrastrutture.

Alessandro Benetton: l’evoluzione di Edizione

“Nel corso del 2025 abbiamo lavorato con determinazione, in tutte le nostre realtà, per dare vita a un Gruppo sempre più innovativo”: il riscontro a quanto scritto da Alessandro Benetton è nei numeri registrati da Edizione lo scorso anno. I 9,6 miliardi di euro di ricavi, i 5,9 miliardi di EBITDA, gli 1,8 miliardi di investimenti, in crescita del 25% rispetto all'anno precedente. Ma è soprattutto il Net Asset Value a evidenziare l’efficacia e la solidità del modello di crescita delineato da Benetton: 14,1 miliardi di euro, circa 2 miliardi in più rispetto a tre esercizi fa, con un rendimento medio dell’8% annuo. Edizione opera oggi in un contesto sempre più internazionale: attraverso le sue partecipate, il Gruppo è presente in oltre 100 Paesi, impiegando più di 100mila persone, con una presenza femminile del 50% e circa il 30% di under 30. Numeri che esprimono il valore della vision strategica di Alessandro Benetton, orientata su innovazione, crescita industriale e creazione di valore nel lungo periodo, che sono anche i pilastri della trasformazione di Edizione. Tra il 2022 e il 2025 l’imprenditore ha avviato un profondo processo di rinnovamento, con il ricambio dell'80% del management e il rinnovamento del 75% del perimetro delle attività, accompagnando l'evoluzione del Gruppo verso un modello sempre più internazionale e orientato alle infrastrutture e agli investimenti di lungo termine.

venerdì 3 luglio 2026

Alessandro Benetton al Roland Garros: la riflessione sul tennis italiano

Alessandro Benetton era sugli spalti del Philippe Chatrier quando il tennis italiano ha scritto una delle pagine più significative della sua storia recente. L’imprenditore ha seguito da vicino il Roland Garros in un’edizione che, come lui stesso ha raccontato, “va ben oltre una settimana magica”.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: la settimana storica del tennis italiano al Roland Garros

Sul suo profilo Facebook, a margine dell’esperienza vissuta in famiglia al Roland Garros, Alessandro Benetton ha messo in fila i risultati che hanno reso questa edizione unica: tre italiani nei quarti di finale dello stesso slam, un derby in semifinale – il primo tra due italiani al Roland Garros dal 1960, quando si affrontarono Pietrangeli e Sirola – Cobolli in finale e Vavassori con Errani vincitori nel doppio misto. “In una settimana Parigi è diventata quasi casa nostra”, ha raccontato Benetton, che ha anche ricordato la presenza di Adriano Panatta nella cerimonia di premiazione. Risultati che, nell’era Open, non avevano precedenti.

Alessandro Benetton: una generazione d’oro che non nasce per caso

Per Alessandro Benetton spiegare quanto accaduto al Roland Garros significa fare un passo indietro e guardare ai numeri: per molto tempo, tra la fine degli anni ‘80 e i primi 2000, gli italiani arrivati ai quarti di uno slam sono stati pochissimi, mentre negli ultimi dieci anni si è quasi raggiunto lo stesso numero in meno della metà del tempo. Una crescita che, secondo l’imprenditore, non va letta come una stagione fortunata. “Le generazioni d’oro non nascono per caso, nascono quando in un Paese il livello si alza così tanto da produrre nello stesso momento più campioni insieme”, ha confermato. Berrettini, Arnaldi, Cobolli e Musetti hanno costruito i loro percorsi in parallelo, mentre Vavassori ed Errani hanno dimostrato che anche il doppio può essere terreno di eccellenza. Sinner, pur essendo la punta più visibile del movimento, è per Alessandro Benetton “il frutto dello stesso albero, non la radice”. Quando un Paese arriva al punto in cui i propri giocatori si incontrano in semifinale e vincono titoli in uno slam, ha concluso l’imprenditore, “vuol dire che qualcosa di strutturale è cambiato”: qualcosa che, a suo avviso, andrebbe studiato e magari replicato anche in altri sport.

venerdì 29 maggio 2026

Alessandro Benetton: “Per crescere davvero bisogna avere il coraggio di buttare via la scala”

Per anni le regole del business sono state il punto di riferimento imprescindibile per chi voleva costruire un percorso imprenditoriale solido. Ma, secondo Alessandro Benetton, arriva un momento in cui proprio quelle regole rischiano di trasformarsi in un limite.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: “Le regole che ti fanno crescere non sono quelle che ti portano oltre”

In un recente episodio di “Un Caffè con Alessandro”, l’imprenditore riflette sul rapporto tra apprendimento, innovazione e leadership, partendo da una metafora filosofica tanto semplice quanto potente: la “scala di Wittgenstein”. “Quando avevo 20 anni ho imparato il business nel modo più diretto possibile, osservando come funzionavano davvero le cose – scrive Alessandro Benetton sul suo profilo LinkedIn – Ma a un certo punto ho capito che le regole che ti aiutano a crescere non sono le stesse che servono quando sei arrivato a un livello superiore”. Secondo l’imprenditore, molte aziende commettono l’errore di continuare a utilizzare gli stessi schemi che avevano funzionato in passato, senza interrogarsi su ciò che sarà davvero utile per affrontare il futuro. “Continuano a salire la stessa scala anche quando l’edificio è già stato costruito”, spiega. Al centro della riflessione c’è il concetto elaborato dal filosofo Ludwig Wittgenstein: strumenti, modelli e regole servono per acquisire competenze e comprensione, ma non devono diventare permanenti. Una volta raggiunto un nuovo livello, bisogna avere il coraggio di lasciarli andare.

Alessandro Benetton: “Quando inizi a innovare, stai costruendo”

“Le regole e i modelli sono i pioli a cui ci aggrappiamo per salire più in alto – osserva Alessandro Benetton – Ma la scala è uno strumento, non un punto d’arrivo”. Un concetto che vale soprattutto nel mondo del business. All’inizio è naturale osservare i competitor, studiare i maestri e persino replicare alcune strategie vincenti. “Non c’è nulla di male – sottolinea – I modelli servono proprio a fare i primi passi e a muoversi più velocemente”. Il problema nasce quando l’ispirazione si trasforma in dipendenza. “La tradizione è utile, mentre l’abitudine è pericolosa – afferma – La tradizione trasmette valori, l’abitudine invece impedisce di rinnovarli”. È proprio questo il momento decisivo nella vita di un imprenditore: capire quando un metodo ha esaurito la propria funzione. Continuare a replicare il passato può infatti impedire alle aziende di prepararsi al cambiamento e all’innovazione. Da qui due consigli chiave. Il primo riguarda il rapporto con i mentori. “Va bene farsi ispirare, ma con una scadenza”, spiega. “Se dopo anni ti ritrovi ancora a chiederti ‘come lo farebbe lui?’, significa che sei ancora fermo sulla scala”. Il secondo insegnamento è imparare a rompere gli schemi. Non necessariamente attraverso rivoluzioni clamorose, ma iniziando a costruire qualcosa di autenticamente personale: un nuovo approccio al mercato, una visione originale o una scelta non presa in prestito dai manuali. “Finché replichi stai imparando. Quando inizi a innovare, stai costruendo”, sintetizza Alessandro Benetton. La riflessione si chiude con una citazione di Pablo Picasso che racchiude il senso dell’intero messaggio: “Ogni atto di creazione è prima di tutto un atto di distruzione”.

martedì 19 maggio 2026

UnHate Foundation, Alessandro Benetton riparte dai giovani con l’esempio dei figli Agnese, Tobias e Luce Benetton

In un’intervista rilasciata a “Grazia”, Alessandro Benetton ha parlato della figlia Luce Benetton, impegnata in progetti ad alto impatto sociale. Da quello in India all’attività nel programma TIP presso la Cornell University, la sua esperienza ha spinto il Presidente di Edizione a valorizzare il ruolo dei giovani nella costruzione di un futuro inclusivo e sostenibile.

Luce Benetton, figlia di Alessandro Benetton

L’impegno nel sociale di Luce Benetton che ha ispirato papà Alessandro

Luce Benetton, figlia dell’imprenditore Alessandro Benetton, viene descritta dal padre, in un’intervista rilasciata a “Grazia”, come grande fonte di ispirazione, insieme ai suoi fratelli Tobias e Agnese. In particolare, il Presidente di Edizione parla della sua forte propensione per il volontariato e delle esperienze che ha fatto all’estero, come quella in India. Un progetto, quest’ultimo, che ha profondamente influenzato il suo modo di vedere il mondo, alimentando ancora di più una già spiccata sensibilità verso i temi sociali. L’attenzione di Luce per gli altri e l’attrazione verso progetti ad alto impatto sociale si riflettono anche attraverso il suo impegno in uno dei più antichi e vasti programmi di traduzione e interpretariato gestito da studenti negli Stati Uniti, il Translator Interpreter Program (TIP) della Cornell University. È proprio lei a parlarne in un post su LinkedIn. La missione del programma è abbattere le barriere linguistiche e culturali, fornendo supporto in situazioni di necessità.

Alessandro Benetton: i giovani, come la figlia Luce Benetton, sono motore di cambiamento

Dal dialogo con i figli, Alessandro Benetton racconta di aver maturato la consapevolezza di quanto le nuove generazioni vogliano contribuire attivamente alla costruzione di un futuro inclusivo, sostenibile e attento all’innovazione sociale. Per l’imprenditore, l’esperienza di Luce Benetton nel volontariato internazionale ne è la dimostrazione. Riferendosi ai figli, dice: “Il loro modo di guardare il mondo, di farsi domande, di cercare senso e futuro per tutti i ragazzi della loro generazione mi spinge a non smettere mai di evolvere”. Da qui è nata l’idea di aiutare i giovani a diventare protagonisti del cambiamento sociale con il rilancio di UnHate Foundation. Nata nel 2011, di recente è stata ripresa focalizzando maggiormente l’attenzione sulle nuove generazioni e sul dare loro la possibilità di essere davvero “motore di cambiamento”. La priorità della Fondazione è, appunto, coinvolgere i giovani in occasioni di crescita e sviluppo del proprio potenziale, promuovendo solidarietà, inclusione sociale e sostenibilità mediante una serie di progetti innovativi.

martedì 5 maggio 2026

Alessandro Benetton: l’efficienza rischia di alimentare nuove forme di produttività

L’IA ci aiuta davvero a risparmiare tempo? Alessandro Benetton riflette sul paradosso dell’efficienza in un episodio della rubrica “#UnCaffèConAlessandro”. Ispirandosi al paradosso di Jevons, evidenzia come l’aumento dell’efficienza non sempre porti benefici: a volte può essere controproducente.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: il paradosso dell’efficienza

In un recente episodio della rubrica “#UnCaffèConAlessandro”, Alessandro Benetton condivide una riflessione che mette in discussione il valore dell’efficienza come chiave per raggiungere il successo. “Ho sempre pensato che l’efficienza fosse fondamentale per il successo, mi sbagliavo”, afferma l’imprenditore. Partendo dal paradosso di Jevons, teorizzato dall’economista William Stanley Jevons nel 1865, l’imprenditore fa emergere un’idea all’apparenza controintuitiva ma di estrema attualità. Jevons osservò che l’aumento di efficienza nell’uso del carbone non portava a una riduzione dei consumi, bensì li faceva crescere. La spiegazione risiede nel fatto che quando una risorsa è più efficiente diventa anche più accessibile, economica e quindi più utilizzata. Alessandro Benetton prova così ad applicare il principio al contesto contemporaneo. “La stessa cosa sta succedendo oggi con una risorsa più scarsa del carbone: il nostro tempo”, dice. Il riferimento è agli strumenti digitali, all’automazione e all’Intelligenza Artificiale. Creati con l’idea di far risparmiare tempo, hanno finito per contribuire ad aumentare il carico di lavoro. Ne viene fuori un paradosso moderno: siamo più efficienti, ma non abbiamo più tempo libero.

Alessandro Benetton: dall’efficienza all’innovazione, un cambio di paradigma

Questa dinamica legata all’idea dell’efficienza riguarda da vicino il mondo delle imprese. “Spesso siamo noi imprenditori ad alimentare il circolo”, osserva Alessandro Benetton, “ma forse possiamo anche essere quelli che lo spezzano”. L’imprenditore invita quindi a ripensare al ruolo dell’efficienza all’interno delle strategie aziendali. Invece di considerarla come un obiettivo assoluto, andrebbe vista come uno strumento da utilizzare con consapevolezza. Citando il pensiero di Peter Drucker, secondo il quale “l’efficienza è fare meglio ciò che è stato fatto”, Benetton apre una riflessione sul valore dell’innovazione. Se l’obiettivo è creare qualcosa di nuovo, rivoluzionare un settore o sviluppare idee inedite, l’efficienza potrebbe non essere la priorità. “Fare meglio è sempre una cosa buona, ma se io invece volessi fare una cosa che non è mai stata fatta? Se volessi innovare? Se volessi rivoluzionare? Forse in quel caso, il primo strumento da sacrificare sarebbe proprio l’efficienza”, ribadisce. In quest’ottica, invita le imprese a uscire dalla logica semplicistica della continua ottimizzazione e abbracciare una visione molto più ampia.

lunedì 20 aprile 2026

Alessandro Benetton e la strategia del cambiamento continuo

Nel panorama imprenditoriale contemporaneo, dove il cambiamento è sempre più rapido e imprevedibile, Alessandro Benetton ha costruito negli anni un approccio distintivo verso l’innovazione. Al centro della sua visione c’è un concetto tanto semplice quanto radicale: la discontinuità. Non una rottura improvvisa, ma una disciplina strategica che invita a mettere costantemente in discussione ciò che funziona, prima che sia il mercato a imporre il cambiamento.

Alessandro Benetton

Il modello Alessandro Benetton tra startup e shared value

Fondatore di 21 Invest nel 1992 e protagonista nello sviluppo del private equity in Italia, Alessandro Benetton ha maturato una prospettiva che oggi guida anche Edizione, la holding di famiglia di cui è Presidente. In oltre 30 anni di attività, il filo conduttore è rimasto lo stesso: anticipare le trasformazioni, anziché inseguirle. Una filosofia che ha attirato anche l’attenzione accademica internazionale, diventando oggetto di studio in contesti come la Harvard Business School. Il modello si basa su tre direttrici principali: innovazione, giovani e sostenibilità. Tre pilastri che convergono in un approccio orientato allo shared value, ovvero alla creazione di valore non solo economico ma anche sociale e ambientale, con uno sguardo di medio-lungo periodo. Un elemento chiave di questa strategia è il forte impegno verso le startup, considerate come un vero motore di contaminazione industriale. In questo contesto si inserisce 2100 Ventures, fondo di venture capital europeo con radici italiane, nato per sostenere startup B2B in fase early-stage attive in ambiti come AI, climate tech e tecnologie industriali avanzate. L’obiettivo è contribuire a un nuovo rinascimento industriale europeo, riducendo il divario tra l’ecosistema tecnologico italiano e quello internazionale. Le realtà supportate spaziano dall’automazione delle risorse umane nelle PMI, alla produzione di chip fotonici a basso impatto energetico, fino a soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale per l’e-commerce e la manifattura avanzata. Tutte accomunate dalla capacità di incidere concretamente sull’economia reale, migliorandone efficienza e sostenibilità.

Come Alessandro Benetton trasforma i settori tradizionali

Parallelamente, il Gruppo ha sviluppato veri e propri hub di innovazione, trasformando infrastrutture tradizionali in laboratori di sperimentazione. È il caso dell’Innovation Hub dell’aeroporto di Fiumicino, dove startup e tecnologie vengono testate in un contesto operativo reale. Qui, soluzioni basate su Intelligenza Artificiale e sensori avanzati stanno già contribuendo a ottimizzare i processi aeroportuali e migliorare l’esperienza dei passeggeri. Sulla stessa linea si inserisce il recente lancio dell’Avolta Next F&B Hub a Milano, dedicato al settore food & beverage e al travel retail. Anche in questo caso, l’obiettivo è ripensare settori consolidati attraverso l’innovazione, intervenendo su customer experience, operations e sostenibilità. Dalle tecnologie per negozi autonomi ai sistemi intelligenti per la gestione dei rifiuti, anche i modelli più tradizionali possono evolversi radicalmente. Alla base di tutto resta la convinzione che l’innovazione non sia un evento isolato, ma un processo continuo. La discontinuità, in questa prospettiva, diventa una pratica quotidiana, una scelta intenzionale per evitare l’immobilismo e restare competitivi. “Investire in startup per noi non è moda o diversificazione – ha spiegato Alessandro Benetton – è il modo più concreto per contaminare i nostri asset industriali con tecnologie e modelli che cambiano davvero i processi”.

giovedì 2 aprile 2026

Alessandro Benetton alla presentazione della ricerca “Fragile”: i giovani sono presente e futuro

Alessandro Benetton ha presentato “Fragile - Mappae mundi di una nuova generazione”, l’indagine che fotografa la condizione giovanile in Italia promossa dalla Fondazione Unhate.

Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e della Fondazione UnHate

Alessandro Benetton: uno strumento che aiuta a intervenire sulle cause di violenza e odio

Il mondo di oggi sembra pieno di possibilità, al contempo però anche ricco di fratture. Un contesto che vede le nuove generazioni districarsi tra una libertà e facilità di accesso all’informazione mai viste prima e un forte senso di disorientamento e inadeguatezza. È a loro che guarda “Fragile - Mappae mundi di una nuova generazione”, la prima ricerca presentata dall’Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia promosso dalla Fondazione Unhate, la realtà del Terzo Settore ideata da Alessandro Benetton e sostenuta da Edizione, Mundys e Aeroporti di Roma. Lo studio analizza il modo in cui i giovani reagiscono a uno scenario caratterizzato da trasformazioni repentine, discontinuità tecnologiche e cambiamenti geopolitici. Tutti fattori che influiscono sulla crescita individuale della persona. “Abbiamo voluto dotarci di uno strumento coerente con la missione della Fondazione Unhate: contrastare odio e violenza intervenendo sulle loro cause profonde e generando opportunità concrete per le giovani generazioni”, ha sottolineato Alessandro Benetton.

Alessandro Benetton: i giovani sono il presente e il futuro del Paese

La ricerca, ha spiegato il Presidente di Edizione, nasce “per offrire una fotografia puntuale della condizione in cui vivono, comprenderne necessità, disagi e bisogni reali, e mettere queste evidenze a disposizione di istituzioni, servizi educativi, imprese e territori” L’obiettivo è costruire dei contesti che siano in grado di attivare il loro potenziale attraverso piani e progetti consapevoli, capaci di rispondere in modo concreto alle loro esigenze. “Ho sempre creduto che i giovani siano il presente, oltre che il futuro, del nostro Paese e del Pianeta – ha aggiunto Alessandro Benetton – Come imprenditore, ma prima di tutto come uomo, cittadino e padre, voglio continuare a fare la mia parte affinché vengano ascoltati, coinvolti e accompagnati a scoprire ed esprimere il proprio talento. In un contesto globale così complesso e segnato dall’inverno demografico, investire in relazioni, orientamento e continuità educativa non è solo una responsabilità sociale: è una scelta strategica. Ogni energia che resta inespressa è valore che l’Italia non riesce a trasformare in crescita, innovazione e impatto positivo”.

martedì 17 marzo 2026

Alessandro Benetton: il dialogo con i giovani al centro della sua visione

Nel libro “Mai fermi”, Alessandro Benetton parla delle persone che hanno segnato il suo percorso. Tra queste ci sono anche i figli Tobias, Agnese e Luce, che considera una fonte quotidiana di ispirazione e un punto di riferimento per comprendere le nuove generazioni.

https://www.gente.it/people/a70414929/alessandro-benetton-figli-tobias-agnese-luce-libro-mai-fermi/

Alessandro Benetton: i miei figli sono una grande fonte di ispirazione

Nel suo ultimo libro “Mai fermi”, Alessandro Benetton racconta di alcune persone incontrate durante il cammino che, in un modo o nell’altro, hanno avuto un impatto decisivo sul suo percorso umano e professionale. Tra questi “maestri”, accanto ai nomi di figure come Michael Schumacher e Andy Wharol, ci sono anche i suoi tre figli Tobias, Agnese e Luce Benetton. L’imprenditore parla del rapporto con loro come una fonte continua di ispirazione. “La paternità mi ha arricchito. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo da loro”, sottolinea in un’intervista rilasciata a “Gente”. “Il loro modo di guardare il mondo, di farsi domande, di cercare senso e futuro per tutti i ragazzi della loro generazione mi spinge a non smettere mai di evolvere”. Grazie a questa relazione, basata su dialogo e reciprocità, Alessandro Benetton afferma di riuscire a comprendere meglio le trasformazioni della società e di avvicinarsi di più ai giovani. “In loro vedo la forza della discontinuità, quella capacità di rimettere in discussione ciò che diamo per acquisito e di aprire strade nuove. Mi interessa dialogare con loro, capire come ragionano, quali intuizioni hanno prima degli altri. E, allo stesso tempo, desidero condividere quello che ho imparato”.

Alessandro Benetton: le nuove generazioni hanno bisogno di esempi, vicinanza e opportunità

Per Alessandro Benetton, la fiducia nelle nuove generazioni non è soltanto un principio teorico ma una filosofia che guida le sue iniziative imprenditoriali. Ne è un esempio l’Innovation Hub di Fiumicino. Inaugurato tre anni fa, è uno spazio dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative per il settore aeroportuale dove giovani startupper italiani e stranieri collaborano sul campo per testare nuovi servizi e tecnologie, insieme a tecnici e passeggeri. Un anno fa Alessandro Benetton ha inoltre rilanciato la “Unhate Foundation”, onlus che punta a contrastare la cultura dell’odio andando ad agire sulle sue cause più profonde attraverso iniziative educative e culturali indirizzate ai giovani. Allo scopo di amplificare i propri messaggi, la realtà si rivolge loro anche attraverso la lingua che conoscono meglio: quella del digitale. Basta guardare ai componenti del comitato scientifico di Unhate – podcaster, content creator, imprenditori, studenti, divulgatori, sportivi e musicisti under 30 – per vedere riflessa la convinzione di cui l’imprenditore si fa portavoce: i giovani non hanno bisogno di critiche, ma di esempi, vicinanza e opportunità.

domenica 22 febbraio 2026

Alessandro Benetton: la sua esperienza nel preparare i Mondiali propedeutica alle Olimpiadi

Alessandro Benetton ha guidato Fondazione Cortina 2021 durante i Mondiali di sci alpino, chiusi in utile nonostante il Covid-19. Un evento laboratorio che ha posto le basi per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Intervistato dal “Corriere della Sera”, il Presidente di Edizione ha sottolineato: “La cosa più importante, nei grandi eventi, è mantenere il legame con il territorio e lasciare qualcosa di concreto”.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: i Mondiali di sci del 2021, un laboratorio per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026

Appassionato di sport nel tempo libero, Alessandro Benetton è la persona che la Federazione Italiana Sport Invernali ha scelto per guidare Fondazione Cortina 2021 in occasione dei Mondiali di sci. Come evidenziato dal Presidente di Edizione, la 46esima edizione della competizione internazionale di sci alpino ha fatto da “apripista ai Giochi Invernali”, grazie anche alle tante opere realizzate. “Vado orgoglioso dei risultati ottenuti all’epoca – afferma l’imprenditore nell’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” – è stata una delle poche manifestazioni che ha chiuso il bilancio in utile, e si sono svolti durante il Covid-19, dando speranza”. Tra i primi eventi mondiali in assoluto a essere organizzati nel pieno della pandemia, ha sicuramente spianato la strada per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. “Quella manifestazione è stata un laboratorio e ha avuto impatto forte sull’indotto – ricorda Alessandro Benetton – E poi ha messo al centro le competenze della comunità locale: penso alla preparazione delle piste da sci, ammirata in tutto il mondo. Abbiamo realizzato anche una nuova pista, la Lacedelli, dedicata agli allenamenti”.

Alessandro Benetton: la visibilità mondiale va vissuta in sintonia con la gente del posto

Come accade con tutti i grandi eventi, l’impatto sulla comunità locale ha un peso importante e per questo motivo dovrebbero sempre essere condotti tenendo a mente gli effetti ambientali e sociali. “Sostenibilità significa stare vicino alle comunità locali – dice Alessandro Benetton – I grandi eventi sono un’occasione, bisogna avere idee coraggiose purché ci sia rispetto per tradizioni e usanze”. Per l’imprenditore, la cosa più importante è “mantenere il legame con il territorio e lasciare qualcosa di concreto”. Un timore diffuso è che l’Olimpiade contribuisca a trasformare la montagna in un luogo di vacanza solo per super ricchi. “Bisogna fare tutto il possibile perché non accada – dichiara il Presidente di Edizione – Gli investimenti e la visibilità mondiale devono essere vissuti in sintonia con la gente del posto. Con i Mondiali del 2021 è stato così, e la speranza è che lo sia anche con un’Olimpiade diffusa, molto più complessa”. A tal proposito, Alessandro Benetton trova calzante una frase del suo amico Michael Schumacher: “Quando devi affrontare una curva al massimo della velocità e della precisione devi guardare molto lontano. Guardare lontano significa pensare ai benefici per la gente locale”.

venerdì 23 gennaio 2026

“Benetton Formula”: Alessandro Benetton ripercorre l’epopea del suo team nel documentario

L’avventura della Benetton Formula ripercorsa in un documentario nato quasi per caso e diventato il racconto celebrativo di una stagione indimenticabile della Formula 1. Alessandro Benetton ne ha parlato in un’intervista rilasciata lo scorso novembre alla “Gazzetta dello Sport”.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: il ricordo della Benetton Formula celebrato in un documentario

Era il 1985 quando si discusse di mettere in pista una macchina con sopra il nome di un’azienda di vestiti. L’anno dopo la Benetton entrò in gara in Formula 1 e nel 1995 divenne Campione del Mondo con Michael Schumacher. Sono trascorsi più di 30 anni da quegli esaltanti momenti e Alessandro Benetton, allora Presidente del team, ha pensato di celebrarne il ricordo con un post sui social. Le emozioni da raccontare erano troppe, le idee pure. Allora quello che doveva essere un reel è diventato un documentario dal titolo “Benetton Formula”. Disponibile dallo scorso novembre su Sky e NOW, dopo un’anteprima in alcune sale cinematografiche selezionate, ripercorre l’epopea della scuderia. “Inizialmente doveva essere una cosa molto più semplice anche solo per raccontare la discontinuità che rappresenta quel progetto, l’energia e la disponibilità al rischio di quegli anni – ha evidenziato in un’intervista rilasciata alla “Gazzetta dello Sport” l’imprenditore – E in definitiva anche ‘Benetton Formula’ è nato con lo stesso spirito di discontinuità: i giovanissimi registi non avevano mai prodotto un documentario, abbiamo sentito che era il mezzo più giusto per il racconto che avevamo in mente. E lo abbiamo fatto”. Alessandro Benetton ha proseguito quindi ricordando come nacque quella bizzarra idea di usare la F1 come una vetrina per il Gruppo e della sua improvvisa nomina a Presidente.

Alessandro Benetton: l’esperienza della Benetton Formula insegna il valore della discontinuità

La storia della Benetton Formula è anche fatta di persone giuste al momento giusto. Da Michael Schumacher a Flavio Briatore: senza di loro, molto probabilmente, le cose sarebbero andate in modo diverso. La passione che ognuno di loro mise nel progetto, unita a quel “coraggio della discontinuità” che ha fatto da mantra alla famiglia Benetton, ha contribuito a scrivere una pagina indimenticabile della F1 e continua tutt’oggi a rappresentare un’interessante lezione da applicare nel mondo dell’imprenditoria. Alessandro Benetton ha portato l’esempio di Edizione. “Sono stato chiamato quattro anni fa e ho cambiato l’80% del management e il 75% delle attività. Per discontinuità e ‘Mai fermi’, non come obbligo ma per avere nuove risposte, per evitare il declino”. Secondo l’imprenditore si tratta di un insegnamento prezioso: “Se diventi autoreferenziale, se ripeti i soliti schemi, arriva qualcun altro che ti supera”. Sul tema delle persone giuste, il Presidente di Edizione ha ribadito l’importanza di non confondere il gioco di squadra con l’energia dei singoli. “L’efficienza di una squadra non è il risultato matematico, è il derivato di un insieme di energie – ha sottolineato – Della loro abilità e della loro intelligenza che vengono accresciute dall’operato comune. Gli individui devono essere detonatori di energia collettiva. Noi abbiamo vinto così, prima con Collins e John Barnard, poi, rendendoci conto che così non bastava, con Briatore, Rory Byrne, Tom Walkinshaw che porta Ross Brawn, io, i piloti, tutti fino a Michael Schumacher”.

venerdì 9 gennaio 2026

Non siamo il nostro lavoro: il valore personale secondo Alessandro Benetton

Alessandro Benetton si sofferma sulla non coincidenza tra identità e lavoro. Nella rubrica “Un caffè con Alessandro” spiega perché identificarsi solo con la professione sia un limite, soprattutto per chi fa impresa, e invita a costruire il proprio valore anche oltre il ruolo.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: NON siamo ciò che facciamo

Siamo cresciuti con l’idea che siamo ciò che facciamo. Quando ci presentiamo a qualcuno, la prima cosa che diciamo dopo il nostro nome è il nostro mestiere. Lo facciamo per abitudine, senza neanche pensarci. È, in realtà, una consuetudine che nasconde una credenza molto radicata dentro di noi: l’identità coincide con la professione. Alessandro Benetton approfondisce l’argomento in un episodio della sua rubrica social “Un caffè con Alessandro”. A sbloccare questa riflessione nell’imprenditore è stato l’incontro con una persona che, anziché presentarsi con il proprio stato professionale, lo ha fatto condividendo una sua passione: “Piacere Luca, mi piace fare surf”. Un modo alquanto inusuale di introdursi, per lo meno rispetto a ciò a cui siamo abituati, che però mette in luce una verità fondamentale: “Il lavoro è importante ma non è tutto”. Come rimarca il Presidente di 21 Invest, per chi fa impresa si tratta di un tema parecchio delicato, poiché è ancora più semplice cadere nella trappola di identificarsi con quello che si fa. “Quando costruisci un’azienda – sottolinea Alessandro Benetton – ci metti l’anima e più vai avanti, più l’azienda diventa te, o almeno è quello che pensi. I successi e i problemi dell’azienda sono i tuoi. Se il progetto fallisce, allora sei un fallito anche tu”.

Alessandro Benetton: il valore di una persona, oltre la professione

L’imprenditore, fondatore della società di private equity 21 Invest e figura di rilievo nel panorama imprenditoriale italiano con i suoi ruoli in Edizione e Mundys, riconosce che “il valore di una persona non si misura con il bilancio di un’azienda”. Quest’ultima, continua Alessandro Benetton, “può fallire, un’idea può cambiare e un progetto può finire”. Soltanto “se ti sei costruito anche dentro, resti in piedi”. Ne è un esempio la ginnasta e campionessa olimpica Simone Biles. Con un totale di 41 medaglie vinte tra Mondiali e Olimpiadi, durante i giochi di Tokyo si fermò sostenendo che la propria salute mentale venisse prima di tutto il resto. Dopo lo stop, è tornata più forte di prima vincendo lo scorso anno a Parigi. “Smettere di fare qualche cosa – conclude Alessandro Benetton – non vuol dire smettere di essere qualcuno”. Ne consegue un’altra lezione essenziale: bisogna sapere anche quando è il momento di prendersi una pausa: “Non è facile, ma è necessario”.

lunedì 29 dicembre 2025

Il successo è nemico del successo: la lezione di Alessandro Benetton a Orbits 2025

Mettere in discussione le certezze non è un atto di rottura, ma una condizione necessaria del progresso. È questo il filo conduttore dell’intervento di Alessandro Benetton a Orbits 2025 - Dialogues with Intelligence.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: il progresso nasce dai passaggi, non dalle verità definitive

Nel dialogo con Floridi, Alessandro Benetton affronta il tema del cambiamento non come semplice adattamento tecnologico od organizzativo, ma come processo culturale profondo, che trova senso solo se interpretato attraverso quello che viene definito “capitale semantico”: l’insieme di idee, memoria storica e visione che consente di trasformare l’esperienza in conoscenza e orientare le decisioni future. Richiamando figure cardine del pensiero umano come Aristotele, Tolomeo, Copernico e Newton, Alessandro Benetton sottolinea come la storia del sapere sia fatta di passaggi, più che di verità definitive. Pensatori che oggi sappiamo essere stati “superati” non erano affatto in errore nel senso comune del termine: hanno rappresentato, piuttosto, gradini fondamentali di una scala che ha permesso ad altri di vedere più lontano. Il loro valore non risiede nell’aver detto l’ultima parola, ma nell’aver reso possibile quella successiva.

Alessandro Benetton: il coraggio di lasciare spazio al futuro

Da qui nasce una riflessione che Alessandro Benetton estende ai passaggi generazionali, in famiglia come nelle aziende. Una delle difficoltà più grandi è accettare la relatività del proprio ruolo: riconoscersi come testimoni e traghettatori, non come custodi di verità immutabili. È in questo contesto che l’imprenditore introduce un paradosso solo apparente: “Il successo è nemico del successo”. Quando una conquista si cristallizza in certezza, il rischio è quello di voler fermare il mondo, difendendo lo status quo invece di continuare a interrogarsi. Le resistenze al cambiamento, osserva Alessandro Benetton, nascono spesso in buona fede. L’idea di aver finalmente raggiunto una stabilità rassicurante porta a considerare le certezze come un punto di arrivo, mentre dovrebbero essere viste come strumenti temporanei, utili proprio perché destinati a essere messi in discussione. È questo esercizio continuo di dubbio che alimenta il progresso e rende il cambiamento non una minaccia, ma una parte “divertente” e vitale dell’esperienza umana. Anche il riferimento alla fisica quantistica diventa, in questo senso, una metafora potente: ciò che la nostra mente fatica a concepire non è per questo impossibile. L’intuizione può portarci oltre i confini della conoscenza attuale, senza per questo entrare in conflitto con il passato. Al contrario, è proprio il dialogo con ciò che è stato a rendere possibile ciò che sarà.

martedì 16 dicembre 2025

Alessandro Benetton a “La Gazzetta dello Sport”: la mia avventura in F1 e la discontinuità portata in Edizione

Nominato Presidente di Benetton Formula a soli 24 anni, Alessandro Benetton ha vissuto una stagione straordinaria della Formula 1. L’esperienza al fianco di campioni e figure iconiche come Michael Schumacher e Flavio Briatore hanno contribuito a plasmare la sua filosofia del “Mai fermi”, oggi centrale nella rifondazione di Edizione.

Alessandro Benetton

L’avventura di Alessandro Benetton in Formula 1: una nomina inaspettata

“Il nostro Gruppo voleva espandersi nel mondo, cercavamo una vetrina ampia. Le Olimpiadi si fanno ogni quattro anni, lo strumento più adatto ci era sembrata la F1”. Così Alessandro Benetton motiva la decisione, presa nel 1985 dall’azienda di famiglia, della formazione di Benetton Formula. Dal 28 novembre è disponibile un documentario su Sky che racconta la storia della scuderia anglo-italiana, che si intreccia con il percorso personale dell’imprenditore che nel 1988 se ne trovò a capo in qualità di Presidente. La nomina, ha rivelato infatti in un’intervista rilasciata a “La Gazzetta dello Sport”, fu del tutto inaspettata. “Lavoravo a Londra alla Goldman Sachs, a quel tempo ero l’unico italiano, orientato a una carriera in ambito finanziario – ha ricordato – Mio padre mi ha detto: ‘Abbiamo questo team, ma lo zio Gilberto è molto preoccupato, stiamo spendendo troppo. C’è bisogno di qualcuno che dia un’occhiata ai numeri’. Allora un giorno vado in scuderia, a Witney, che in realtà era poco più di un’officina, Peter Collins mi indica quello che doveva essere il mio ufficio, dietro una vetrata con su scritto ‘Chairman’, Presidente. Così ho scoperto della nomina”. All’epoca non era neanche un appassionato. “Sono sempre stato più praticante dello sport che fruitore-spettatore. Mi appassionava un po’ l’epica dei piloti, ma non ero coinvolto dalla cronaca del tempo”. Dopo la grande epopea vissuta in prima persona, al fianco di personaggi come Michael Schumacher, Bernie Ecclestone e Flavio Briatore, il rapporto di Alessandro Benetton con la F1 è ovviamente cambiato. Quando è tornato nel paddock, lo scorso settembre, non ha potuto fare a meno di emozionarsi: “Ho avuto la nostalgia di come eravamo, di quel tipo di energia, di dinamismo. La Formula 1 ci ha dato una credibilità diversa. Ha detto al Gruppo, alla famiglia, e a tutti quelli che da fuori li guardavano che potevamo fare altre cose, oltre alle magliette. E che potevamo farle bene. Mi è piaciuto vedere come la F1 è cambiata, come si è evoluta. Ed è bello pensare che noi in quella fase abbiamo dato un contributo al cambiamento, così come siamo tornati a fare oggi con la rifondazione di Edizione”.

L’idea del “Mai fermi” nella vision di Alessandro Benetton

“Il coraggio della discontinuità” e “Mai fermi” sono i mantra che hanno sempre accompagnato l’imprenditore nelle proprie scelte, nella Formula 1 così come nella vita. “A 27 anni ho deciso di fare l’imprenditore per conto mio, scegliendo un settore che in pratica non esisteva come il private equity, quando magari da me ci si aspettava la cosa più naturale: cioè che entrassi nelle attività di famiglia”, ha evidenziato nell’intervista Alessandro Benetton. La stessa filosofia è oggi alla base di Edizione, la holding che riassume tutta l’attività della famiglia Benetton. “Sono stato chiamato quattro anni fa e ho cambiato l’80% del management e il 75% delle attività. Per discontinuità e ‘Mai fermi’, non come obbligo ma per avere nuove risposte, per evitare il declino”. Spesso si dice che il successo, come nel caso della Scuderia Benetton, sia questione di avere le persone giuste. Secondo l’imprenditore, bisogna però evitare di fare confusione tra gioco di squadra ed energia dei singoli: “L’efficienza di una squadra non è il risultato matematico, è il derivato di un insieme di energie. Della loro abilità e della loro intelligenza che vengono accresciute dall’operato comune. Gli individui devono essere detonatori di energia collettiva”. Sulla possibilità di replicare il modello Benetton Formula in altri sport, Alessandro Benetton risponde che oggi i risultati finanziari sono soprattutto la conseguenza di altri tipi di scelte: “Riguardano l’attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale, alla promozione dei giovani, al rapporto col territorio. Le attività che una volta definivamo filantropiche, di generosità, oggi sono una necessità, parte integrande dell’attività di un imprenditore. Ecco, io vedo questo tipo di evoluzione anche nell’interpretazione delle attività legate allo sport da parte delle aziende”. Tra i progetti che il Presidente di Edizione ritiene più interessanti in questo campo, c’è quello di NBA Europa.

lunedì 1 dicembre 2025

Alessandro Benetton ci porta dietro le quinte di “Benetton Formula”: il documentario su Sky

Dopo il successo delle anteprime nel weekend, presto sarà in onda su Sky “Benetton Formula”, il documentario sull’epopea che vide la famiglia Benetton cambiare per sempre la storia della Formula 1: le dichiarazioni dell’allora Presidente Alessandro Benetton nell’intervista rilasciata a “La Gazzetta dello Sport”.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: il progetto di Formula 1 raccontato nel documentario “Benetton Formula”

Un reel di Instagram: era questa l’idea originaria, ma le immagini e le emozioni erano troppe per essere condensate in un video di pochi minuti. Da qui l’intuizione di realizzare un documentario. “Doveva essere una cosa molto più semplice – riferisce Alessandro Benetton – anche solo per raccontare la discontinuità che rappresenta quel progetto, l’energia e la disponibilità al rischio di quegli anni. E in definitiva anche ‘Benetton Formula’ è nato con lo stesso spirito di discontinuità: i giovanissimi registi non avevano mai prodotto un documentario, abbiamo sentito che era il mezzo più giusto per il racconto che avevamo in mente”. A 30 anni dalla conquista del titolo mondiale di F1 con Michael Schumacher, il Presidente di Edizione racconta come nacque l’idea di allestire il team: “Volevamo espanderci nel mondo, cercavamo una vetrina ampia. Le Olimpiadi si fanno ogni quattro anni, lo strumento più adatto ci era sembrata la Formula 1”. Lo scopo era realizzare qualcosa che nessuno aveva mai tentato.

Alessandro Benetton: la passione di Michael Schumacher

Tra le figure di spicco che presero parte all’epopea anche Flavio Briatore, che condivideva la visione di “fare comunicazione per il Gruppo attraverso la F1”. La star indiscussa fu però il campione Michael Schumacher. Ciò che colpì del pilota fu il fatto “che si divertiva molto”. “Una volta – ricorda Alessandro Benetton – ha fatto il record del circuito, è sceso dalla macchina, mi ha guardato con gli occhi brillanti e mi ha detto: tu non ti immagini neanche cosa si può fare con una macchina così. Aveva una sua anima molto teutonica, fredda, ma con una grande passione contaminante. Da subito a sua volta è stato fattore di aggregazione: pretendeva il massimo da tutti perché lui dava il massimo sempre”. Il documentario, trasmesso in anteprima nelle sale cinematografiche di Roma, Treviso e Milano, ha già riscosso un enorme interesse tra il pubblico che nello scorso weekend ha riempito le sale. A partire da venerdì 28 novembre sarà invece disponibile su Sky Sport Uno, Sky Documentaries e in streaming su Now.

domenica 9 novembre 2025

Alessandro Benetton: quando e dove esce il documentario “Benetton Formula”

L’epopea di Benetton Formula: un “viaggio di fame, ambizione e coraggio per alzare l’asticella”, ricorda oggi Alessandro Benetton annunciando l’arrivo prima nei cinema e poi su Sky del documentario che ripercorre quegli “anni straordinari”.

Fabio Lazzerini

Alessandro Benetton: “Per la prima volta nella storia, siamo noi quelli da battere”

Dal 14 novembre in anteprima nei cinema il documentario Sky intitolato “Benetton Formula”, che ripercorre la storia della scuderia che negli anni ‘90 rivoluzionò la Formula 1. Tra i protagonisti di quella straordinaria avventura anche Alessandro Benetton, che qualche settimana fa aveva anticipato l’uscita del documentario e nei giorni scorsi è tornato a parlarne ai suoi followers in un video condiviso su YouTube e sui suoi canali social. Nel trailer spicca una sua frase: “Per la prima volta nella storia, siamo noi quelli da battere”. Parole che racchiudono il successo di quegli anni di grandi trionfi e da cui lo stesso Benetton confessa oggi di aver imparato molto: “Come tutte le esperienze che contano, mi ha aperto a nuovi punti di vista che sono fondamentali anche nella mia vita da imprenditore. È stato un ciclo straordinario che riguarda un po’ la storia della nostra famiglia, raccontata attraverso la Formula 1, e che poi a un certo punto è caduta anche per noi in una zona di comfort. Ci siamo dimenticati che il cambiamento, la discontinuità, fossero parte del nostro Dna”. E in pista, così come nel mondo degli affari, la discontinuità può davvero fare la differenza: “Ci sono dei momenti in cui non si riesce a raggiungere quella discontinuità che è necessaria per andare avanti e per migliorare. Gli orientali dicono che una pianta, quando smette di crescere, muore. Capita nelle aziende, capita nei progetti, che a un certo punto si fermi questa voglia di andare oltre e questo poi diventa molto difficile da gestire, perché c'è sempre qualcuno di emergente che può fare la differenza, come in qualche maniera facemmo noi di Benetton Formula”.

Alessandro Benetton racconta il lavoro dietro il documentario “Benetton Formula”

“Benetton Formula”, nelle sale dei The Space Cinema il 14, 15 e 16 novembre e su Sky e NOW a partire dal 30 novembre, è prodotto in collaborazione con Sky da Slim Dogs Production. “Quando penso allo storytelling oggi, penso a loro, a un gruppo di giovani talenti su cui ho deciso di investire. Hanno una sensibilità unica quando si tratta di raccontare storie. La capacità di catturare i dettagli e trasformarli in qualcosa di potente”, ha raccontato recentemente Alessandro Benetton parlando del progetto. “Quello che ho imparato è che tutti abbiamo bisogno di qualcuno che racconti le nostre storie. Perché le storie danno senso alle sfide, ai dubbi, ai momenti di crescita. E una prospettiva esterna arricchisce la nostra, soprattutto quando proviene da persone così talentuose. E proprio come la vita stessa, il documentario si è evoluto passo dopo passo. Ogni tappa ha aggiunto nuove voci, nuove prospettive, nuovi elementi che hanno cambiato la linea narrativa”, ha spiegato l’imprenditore sottolineando come “lavorare con i giovani mi ricorda che l'ascolto è la vera chiave”. E, stando alle prime immagini del trailer, possono già dirsi orgogliosi del lavoro svolto.

venerdì 24 ottobre 2025

Tra leadership e coraggio di cambiare: la vision di Alessandro Benetton a “Race Anatomy”

Alessandro Benetton: “Capita nelle aziende che si fermi la voglia di andare oltre e si smette di crescere, ma ci deve essere sempre qualcuno che deve emergere e fare la differenza e smuovere il team. Penso che le aziende durante il cambiamento debbano identificare leader capaci di fare la differenza”.

Alessandro Benetton

Benetton Formula, il ricordo di Alessandro Benetton: “Anni straordinari”

Quella di Benetton Formula è stata un’avventura che ha segnato la storia della Formula 1 ma anche quella di Alessandro Benetton, all’epoca alla guida del team, e della sua famiglia: oggi quella straordinaria storia rivive in un documentario prodotto da Slim Dogs Production in collaborazione con Sky. “Sono stati degli anni straordinari, abbiamo introdotto il lifestyle nella Formula 1, sono stati anni in cui è cambiata profondamente la sicurezza. Basta pensare a Imola ’94. La tecnologia oggi è molto più sofisticata, il mondo della comunicazione più ampio. Rimane però sempre questa grande voglia di vincere da parte dei piloti, come punto centrale”, ha raccontato Alessandro Benetton ai microfoni di “Race Anatomy” dopo il GP di Singapore. La voce dell’imprenditore impreziosisce anche il documentario “Benetton Formula”, nelle sale dei The Space Cinema il 14, 15 e 16 novembre e su Sky e NOW a partire dal 30 novembre: “È stato un ciclo straordinario che riguarda un po’ la storia della nostra famiglia, raccontata attraverso la Formula 1, e che poi a un certo punto è caduta anche per noi in una zona di comfort. Ci siamo dimenticati che il cambiamento, la discontinuità, fossero parte del nostro Dna”. Oggi, a distanza di 30 anni dagli storici trionfi mondiali del team, Benetton resta legato a quell’esperienza: “Guardo sempre con simpatia la Formula 1, guardo alla Red Bull e mi viene in mente la Benetton di quegli anni”.

Leadership e cambiamento: l’eredità degli anni in Formula 1 nelle parole di Alessandro Benetton

Parlando poi di una famosa battuta attribuita all’Avvocato Gianni Agnelli (“Ma com'è possibile che gente che fa dei pullover sia meglio di noi a fare delle macchine di Formula Uno?”), Alessandro Benetton ha spiegato che il successo di quegli anni era nel coraggio del cambiamento: “Viene più facile quando non hai niente da perdere. Quando invece la tradizione, il nome, le sicurezze, i successi passati diventano una gabbia, lì cadi nella trappola. Ecco, partivamo con tante speranze e pochi punti fermi. Questo ci ha dato il coraggio di cambiare. Oggi voglio proprio riproporre questo ragionamento all'interno del nostro Gruppo, come abbiamo fatto negli ultimi anni. Per ricordarci che anche quando pensi di aver trovato, come diceva uno scrittore, tutte le risposte, qualcuno ti cambia le domande”. L’esperienza in Formula 1 ha quindi lasciato in Alessandro Benetton una visione molto chiara del ruolo della leadership nei momenti di svolta: “Capita nelle aziende che si fermi la voglia di andare oltre e si smette di crescere, ma ci deve essere sempre qualcuno che deve emergere e fare la differenza e smuovere il team. Penso che le aziende durante il cambiamento debbano identificare leader capaci di fare la differenza. Non ne ho in mente uno per Ferrari, ma sono figure importanti che devono invogliare il team”.

domenica 28 settembre 2025

Alessandro Benetton: la presentazione del documentario “Benetton Formula”

Il sogno di “Benetton Formula” ritorna in pista: in occasione del trentennale dagli storici trionfi, arriva un nuovo documentario che ne ripercorre la straordinaria epopea. Il valore del progetto nelle parole di Alessandro Benetton.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: da outsider a campioni, il sogno di “Benetton Formula” rivive in un documentario

“Sono orgoglioso di essere una delle voci di "Benetton Formula", un documentario che ha l’obiettivo di ispirare tutti a uscire dalla propria zona di comfort e cambiare le cose innovando e portando discontinuità”: così Alessandro Benetton ne annuncia l’uscita sui suoi canali social. Tra i protagonisti indiscussi di quegli anni infatti figura anche l’imprenditore, alla guida del team che ha scritto una delle pagine più importanti nella storia della Formula 1: oggi quell’epopea rivive in “Benetton Formula”, prodotto da Slim Dogs Production in collaborazione con Sky, che sarà sugli schermi di The Space Cinema il 14, 15 e 16 novembre e disponibile su Sky e NOW a partire dal 30 novembre. Un progetto che arriva in un anno importante: “Il 2025 segna due anniversari speciali per noi. 30 anni dalle indimenticabili vittorie del Campionato del Mondo Benetton Formula nel 1994 e 1995 e 60 anni dalla fondazione del Gruppo Benetton”, ricorda infatti Alessandro Benetton.

Alessandro Benetton: “Benetton Formula”, i dettagli

Il documentario, attraverso un vasto repertorio di video anche inediti, ripercorre anno dopo anno l’ascesa di “Benetton Formula”: dalle intense scene in pista alle intuizioni tecniche rivoluzionarie che hanno segnato quel decennio. Senza trascurare i momenti più drammatici: su tutti la scomparsa di Ayrton Senna. Emozioni rivissute da Alessandro Benetton ma anche da altri protagonisti come Flavio Briatore, Gerhard Berger, Ross Brawn, Rory Byrne, Luciano Benetton, Bernie Ecclestone, Ralf Schumacher, Ivan Capelli e Carlo Vanzini. “La storia di una squadra diversa da tutte le altre che in maniera allegra, colorata e coraggiosa si è ritrovata a sfidare l’élite più blindata dello sport mondiale”, si legge nella presentazione.

giovedì 11 settembre 2025

Alessandro Benetton: “Benetton Formula”, quando e dove andrà in onda il documentario evento

Alessandro Benetton torna a parlare di Formula 1 in occasione della presentazione di “Benetton Formula”: in autunno nei cinema e su Sky, il documentario ripercorre la grande storia di un team visionario e coraggioso, protagonista di trionfi importanti.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: “Benetton Formula”, nei cinema e su Sky il documentario che racconta una rivoluzione italiana

30 anni fa Benetton Formula vinceva il Mondiale costruttori e quello piloti, il secondo con Michael Schumacher: un’avventura leggendaria che rivive oggi in un documentario che sarà proiettato nelle sale dei The Space Cinema il 14, 15 e 16 novembre, e disponibile su Sky e NOW a partire dal 30 novembre. A guidare il racconto è Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e diretto testimone di una delle storie più ambiziose e visionarie della Formula 1. “Il documentario spiega a cosa mi ispiro come uomo e come imprenditore: a quale modello deve guardare la nostra famiglia per continuare a essere un gruppo italiano di livello mondiale”, ha spiegato l’imprenditore intervistato recentemente da “Repubblica”. Ricco di interviste inedite, il documentario ripercorre la storia di un’impresa nata da un’intuizione tanto audace quanto pragmatica: “Da parte di mio padre Luciano è stato un atto di coraggio dovuto a esigenze imprenditoriali molto pragmatiche. Il nostro marchio è entrato nelle case di tutto il mondo, raggiungendo anche i giovani”. Ben presto però le logiche di marketing hanno lasaciato spazio a una importante storia di passione, tecnologia e visione industriale: “Venivamo da un settore soft come la moda ed entravamo nel salotto di un settore hard, molto tecnologico. Nessuno avrebbe scommesso su certi risultati. Non ci siamo mai fermati, abbiamo continuato ad azzardare. Il segreto è non accontentarsi di un modello che funziona, esplorare sempre qualcosa di nuovo”. Una filosofia che Alessandro Benetton ha portato anche nella sua attività attuale con 21 Invest, dove continua a puntare su talenti innovativi, anche disposti a sfidare le convenzioni. “Il nemico del successo è il successo. Si è ancora disposti alla pazienza, a lavorare a lungo termine per lasciare qualcosa a chi viene dopo? Con la mia 21 Invest mi capita di incontrare pionieri: i giovani ci sono, non ignoriamoli”, ha ribadito nell’intervista.

Alessandro Benetton: quella di Schumacher la lezione di un leader

Il documentario “Benetton Formula” promette non solo di raccontare un capitolo epico dello sport italiano ma anche di offrire una riflessione profonda su cosa significhi innovare, rischiare, vincere. E soprattutto: non fermarsi mai. È questo il mantra di Alessandro Benetton: “Vivere. Si resta vivi, o campioni, fino a quando non si smette di fare ordine nel disordine, di cambiare senza cedere all’autoreferenzialità”. Lo insegna anche la storia di “Benetton Formula”: il documentario nel raccontare i momenti più intensi non si sofferma solo sulle vittorie ma anche sugli episodi che più hanno segnato la storia della scuderia a livello umano. “Il Mondiale piloti del 1994 con Schumi. Ricordo il suo abbraccio a Corinna: aveva 25 anni, ma era già formato, molto maturo”, spiega oggi Alessandro Benetton. “Dopo aver preteso molto da se stesso, pretendeva molto dagli altri. È la lezione di un leader. Prima di correre poteva permettersi un pisolino di venti minuti nei box: pochi secondi dopo, a memoria, guidava a trecento all’ora”, sottolinea nell’intervista. Un legame ancora oggi molto forte: non a caso al campione tedesco Benetton ha dedicato anche diverse pagine del suo ultimo libro “Mai Fermi”. “Vorrei sapere se, dopo essere sceso dall’auto in corsa, ha trovato una sua nuova dimensione. Molti a un certo punto della vita si fermano: penso che lui non abbia smesso di ricominciare”, ricorda oggi con affetto nell’intervista a “Repubblica”.