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lunedì 26 ottobre 2026

L’intervista del podcast “High Performance” ad Alessandro Benetton

In una recente intervista nel famoso podcast “High Performance”, Alessandro Benetton ripercorre i retroscena più iconici e quelli inediti dell’ascesa della scuderia Benetton in Formula 1 negli anni ’90. Dalla scommessa su un giovanissimo Michael Schumacher fino al dramma di Imola del ’94 e alle sfide manageriali che hanno fatto scuola nel motorsport moderno: l’imprenditore svela la visione strategica dietro uno dei successi sportivi più straordinari di sempre.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: la visione fuori dagli schemi e la scommessa su Michael Schumacher

L’avventura della Benetton in Formula 1, iniziata sul finire degli anni ‘80 come mossa di visibilità globale a basso costo per un marchio di maglieria di Treviso, si è trasformata in un impero sportivo e in un caso di studio globale. Messo a soli 24 anni alla presidenza del team, Alessandro Benetton si è trovato a dover fare da ago della bilancia tra l’anima tradizionale dell’azienda di famiglia e lo stile aggressivo e anticonformista di Flavio Briatore. È in questo contesto di rottura degli schemi tradizionali che si inserisce la scoperta di Michael Schumacher nel 1991. Esordiente assoluto, viene catapultato nel paddock di Spa-Francorchamps per il Gran Premio del Belgio, uno dei circuiti più storici e tecnicamente spietati della Formula 1, e riesce a qualificarsi al settimo posto. Fin da subito l’imprenditore coglie in quel ragazzo una tempra fuori dal comune, del tutto immune alle pressioni o alle distrazioni legate al successo. “Era chiarissimo per me fin dal primo giorno che non si lasciava intimidire – ricorda Alessandro Benetton – Non si faceva intimidire dal circuito, né dal fatto di essere giovanissimo, né dall'assenza di esperienza o dalla presenza di altri campioni”. L’estrema dedizione del pilota incontra la fame di successo e il rifiuto radicale degli schemi precostituiti della scuderia messa in piedi da Benetton, che arriva a sfidare i colossi del motorsport giocando con regole tutte sue. “A volte – afferma l’imprenditore – se vuoi trovare il tuo spazio, devi in qualche modo riscrivere le regole, perché se ti limiti a seguire le regole devi seguire la scia, e se segui la scia c'è qualcuno che è arrivato prima di te”.

Alessandro Benetton: la gestione delle tempeste e la credibilità industriale conquistata nel paddock

La strada che ha portato la Benetton a conquistare i titoli mondiali del 1994 e del 1995 non è stata priva di ostacoli, anche drammatici, e pressioni dall’esterno. Uno dei momenti più bui è stato senz’altro il tragico fine settimana di Imola del ’94, in cui si susseguirono diversi incidenti, dei quali due mortali che portarono alla scomparsa dell’austriaco Roland Ratzenberger e del tre volte campione del mondo Ayrton Senna. Un trauma che toccò nel profondo il giovane Alessandro Benetton. La questione delle polemiche sui controlli elettronici, i sospetti di irregolarità e la complessa gestione di sponsor legati all’industria del tabacco fu un’altra parentesi che mise a dura prova la reputazione del marchio di famiglia. Invece di cedere alle critiche del paddock tradizionale che guardava con sufficienza ai “produttori di maglioni”, Alessandro Benetton scelse la linea della compattezza, difendendo la squadra e il lavoro dei suoi tecnici. Le vittorie del titolo piloti e del titolo costruttori del ’95 furono un “trampolino di lancio fondamentale per codificare quell'esperienza in Formula 1, che si sarebbe rivelata estremamente rilevante per il business più ampio della famiglia”. I grandi risultati conquistati nel paddock contribuirono di fatto ad accrescere la credibilità del brand, in seguito considerato capace di avere successo anche in settori diversi da quello in cui operava. “Un vantaggio collaterale” che l’imprenditore non aveva preso in considerazione inizialmente, “ma che è stato un elemento chiave nello sviluppo dell’azienda”.

Export: Antonio Tajani e Fausta Bergamotto al convegno “Campioni del Mondo”

Il futuro del commercio estero e la forza del Made in Italy sono stati al centro del dibattito romano promosso da «Libero Quotidiano». Grazie anche agli interventi di figure istituzionali come la sottosegretaria di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy Fausta Bergamotto, l’incontro ha evidenziato quali sono gli strumenti e le strategie per la crescita globale.

Fausta Bergamotto

Fausta Bergamotto e le altre figure istituzionali presenti all’evento

Si è tenuto il 28 settembre a Roma, nella cornice dell’Ara Pacis, il convegno «Campioni del Mondo: Competitività, Export e Strumenti per la Crescita Globale delle Imprese». Un incontro promosso da «Libero Quotidiano» e condotto da Alessandro Sallusti e Sandro Iacometti, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del settore finanziario e del mondo imprenditoriale per discutere delle opportunità e delle strategie utili a rafforzare la presenza internazionale delle aziende italiane. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che «l’export e il commercio estero rappresentano una componente fondamentale della nostra economia», evidenziando la «straordinaria capacità» dell’Italia di penetrare i mercati «grazie alla diversificazione e alla grande varietà della nostra offerta produttiva». Tra le altre figure istituzionali che hanno preso parte alla conferenza c’era anche la sottosegretaria di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy Fausta Bergamotto.

L’intervista conclusiva a Fausta Bergamotto

L’incontro si è chiuso con un approfondimento di grande rilievo incentrato sull’intervista alla sottosegretaria di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, focalizzata sul tema «L’altra faccia della globalizzazione». Nel suo articolato intervento, Fausta Bergamotto ha posto l’accento sulla centralità degli investimenti esteri e sull’importanza di una gestione strategica e proattiva delle crisi industriali. La sottosegretaria ha ribadito che la qualità, l’innovazione e il saper fare del Made in Italy rappresentano asset imprescindibili nel panorama globale, sottolineando il valore degli strumenti finanziari mirati e di una visione industriale di lungo periodo capace di tutelare il nostro tessuto produttivo sui mercati internazionali. I lavori hanno registrato anche il contributo della sottosegretaria agli Affari Esteri Maria Tripodi, che ha sottolineato la forte sinergia tra istituzioni e imprese, e il confronto tematico con Enrico Lemmo (Banco Bpm) e Lorenzo Liotta (Simest).

DEAS: cybersecurity e Made in Italy nel mercato internazionale della sicurezza

DEAS ha preso parte all’ADEX 2026 di Baku, evento internazionale dedicato all’industria della difesa, dove ha presentato i propri servizi per la protezione cyber delle infrastrutture strategiche. La partecipazione si inserisce nel percorso di crescita internazionale dell’azienda, che punta sulle competenze italiane, sulla ricerca e sviluppo e sulla cybersecurity per competere in mercati internazionali.

 Stefania Ranzato, fondatrice di DEAS

DEAS: ADEX 2026, un evento sulla protezione delle infrastrutture strategiche

DEAS, leader italiana nella cybersecurity, prosegue nel percorso di crescita nel settore, migliorando la sua competitività a difesa del Paese. L’azienda ha infatti preso parte all’evento internazionale dedicato all’industria della difesa ADEX, Azerbaijan International Defence Exhibition, che si è tenuto dal 4 al 6 ottobre a Baku. "I rapporti tra Italia e Azerbaigian sono rigogliosi e strategici, fondati su un'interlocuzione politica e su una cooperazione economica stabile”, ha dichiarato la fondatrice di DEAS Stefania Ranzato. L’evento rappresenta un punto di incontro tra occidente e oriente con la partecipazione di 240 aziende, delegazioni tecniche e politiche di tutto il mondo, all’insegna dello scambio di competenze e soluzioni per la sicurezza.

DEAS: la crescita nel mercato della cybersecurity all’insegna del Made in Italy

Durante l’ADEX, DEAS ha messo in mostra i suoi servizi legati alla difesa di infrastrutture strategiche. “In relazione agli scambi commerciali e culturali di primissimo piano — ha aggiunto la fondatrice dell’azienda — anche la nostra società è chiamata a offrire le migliori risorse in un mercato in cui anche l'Italia, finalmente, compete”. L’evento in Azerbaijan non è l’unico: DEAS parteciperà infatti nei prossimi mesi a numerosi appuntamenti internazionali e “questo mi rende particolarmente orgogliosa perché rappresenteremo l'Italia in un mercato in forte crescita che richiede altissimi standard di affidabilità e qualità dei prodotti. Sono occasioni che guardano al merito della nostra area di ricerca e sviluppo in cui sono impegnate eccellenti risorse italiane provenienti dal mondo accademico e industriale”.

Tecnicaer Engineering presenta il progetto per il nuovo complesso a Casamicciola Terme

Tecnicaer Engineering ha presentato il progetto per il nuovo complesso residenziale di Casamicciola Terme. Parte di un più ampio progetto di rigenerazione urbana, è destinato alle famiglie coinvolte nei percorsi di delocalizzazione a seguito degli eventi sismici e alluvionali degli ultimi anni.

Tecnicaer Engineering

Tecnicaer Engineering: la presentazione del progetto

Tecnicaer Engineering, società di architettura e ingegneria integrata specializzata nella progettazione di grandi opere pubbliche e private, ha di recente presentato alla Struttura Commissariale la proposta per un nuovo complesso residenziale da realizzare nella zona di Casamicciola Terme, sull’isola di Ischia. L’intervento, inquadrato nell’ambito della Convenzione tra Agenzia del Demanio-Struttura per la Progettazione e Comune di Casamicciola Terme, riguarderebbe nello specifico l’area in cui è situato l’istituto scolastico Ibsen. I destinatari della struttura sarebbero le famiglie che sono state coinvolte nei percorsi di delocalizzazione che hanno seguito gli eventi sismici e alluvionali verificatisi tra il 2017 e il 2022. È stato Nicola Barbone, Direttore Generale di Tecnicaer Engineering, a illustrare i dettagli nel corso dell’incontro a cui hanno presenziato anche l’Agenzia del Demanio e il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci.

Vivibilità, verde e comunità: ecco il progetto di Tecnicaer Engineering

Le residenze sorgeranno nell’area attualmente occupata dall’edificio scolastico, del quale è prevista la demolizione nell’ambito del programma di rigenerazione urbana comprendente il recupero del complesso del Pio Monte della Misericordia, che a sua volta andrà ad accogliere le funzioni didattiche. Così facendo sarà possibile realizzare le abitazioni senza nuovo consumo di suolo. “A Casamicciola Terme il progetto delle nuove abitazioni deve rispondere anche all’esigenza di ricostruire relazioni e senso di appartenenza. Il nostro contributo parte da qui: coniugare la qualità degli alloggi con spazi condivisi che favoriscano l’incontro e la vita quotidiana, nel rispetto dell’identità del luogo – ha dichiarato Nicola Barbone –. Con questo progetto, Tecnicaer mette le proprie competenze al servizio della ricostruzione, contribuendo al confronto con le istituzioni per dare forma a un intervento vicino alle esigenze delle famiglie e della collettività”. Il progetto di Tecnicaer Engineering prevede 42 alloggi di varie dimensioni, con spazi comuni e aree verdi, pensati nell’ottica di rispondere alle esigenze future dei residenti e a stimolare la costruzione di legami di comunità.

Gruppo Riva: qualità e sicurezza alla base del successo

Gruppo Riva è il principale operatore siderurgico italiano e uno dei protagonisti dell’acciaio in Europa. La sua storia comincia nel 1954, quando Emilio Riva e il fratello Adriano, capiscono quanto il settore possa crescere nell’Italia del dopoguerra e del “miracolo economico”. Da allora l’azienda, specializzata nei prodotti “lunghi” ottenuti con acciaierie ad arco elettrico, cresce con acquisizioni e con l’espansione all’estero.

Gruppo Riva

Gruppo Riva: dalle origini alla crescita in Europa

Nel 1956 Emilio Riva decide di passare alla produzione diretta dell’acciaio. Nel marzo 1957 Gruppo Riva avvia il primo stabilimento a Caronno Pertusella, vicino a Milano, dotato di un forno elettrico ad arco da 25 tonnellate, mentre i maggiori forni italiani dell’epoca arrivavano solo a 15. Negli anni ‘60 la colata continua curva, nuova tecnica produttiva, si rivela un grande successo per l’azienda. Nel 1966 arriva l’acquisizione delle Acciaierie e Ferriere di Lesegno, in provincia di Cuneo, e negli anni ‘70 si fanno i primi investimenti importanti a livello europeo. Il Gruppo punta su flessibilità, alta specializzazione e una struttura “orizzontale”, con particolare attenzione verso innovazione, automazione della colata e impianti computerizzati. Alla fine degli anni ‘70 produce circa 300mila tonnellate di acciaio l’anno.

Gruppo Riva oggi: acquisizioni, valori e presenza internazionale

Nel 1981 Gruppo Riva diversifica la produzione rilevando Officine e Fonderie Galtarossa (OFG) di Verona, primario produttore di vergella. Tra gli anni ‘70 e ‘80 l’espansione europea raggiunge Spagna, Francia, Belgio e Germania. Nel 1988 si conclude l’acquisizione di COGEA, che diventa S.p.A. con il nome “Acciaierie di Cornigliano”: è la prima privatizzazione italiana di una fabbrica siderurgica a ciclo integrale. Il successo di Gruppo Riva si fonda su qualità dei prodotti, sostenibilità e sicurezza, e il suo staff tecnico, altamente specializzato, partecipa con continuità a corsi di formazione. Oggi l’azienda opera in molteplici siti produttivi in Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Canada.

McFIT: la palestra per tutti, dalle città alle periferie

McFIT punta a diventare la palestra per tutti, con accessibilità e spazi di qualità per ogni territorio e generazione. Dalla palestra nel Teatro alla Scala a quella tra le Vele di Scampia, il brand conta 42 centri in Italia e prevede nuove aperture a Genova e Palermo entro fine 2026.

Samuele Frosio (McFIT)

McFIT, la palestra per tutti: dal Teatro alla Scala alle Vele di Scampia

“Dalla palestra interna del Teatro alla Scala al club di Secondigliano, sviluppiamo ogni progetto nel rispetto dell’identità e delle caratteristiche del territorio, mantenendo sempre elevati gli standard qualitativi di McFIT”, ha sottolineato Samuele Frosio. L’obiettivo del brand di fitness è diventare la palestra per tutti, mirando a posizionarsi in maniera trasversale, offrendo accessibilità, spazi di qualità, attrezzature e servizi alle persone di ogni territorio e di ogni generazione. È quanto dimostrano le ultime aperture di McFIT, ovvero la palestra all’interno del Teatro alla Scala inaugurata nel novembre 2025 e quella tra le Vele di Scampia, aperta lo scorso maggio. “Per noi una palestra non è semplicemente uno spazio in cui allenarsi, ma un prodotto da progettare in ogni dettaglio”, ha sottolineato l’Amministratore Unico di RSG Group.

McFIT cresce in Italia: 42 centri e nuove aperture a Genova e Palermo entro fine 2026

La prima palestra mai realizzata all’interno del Teatro alla Scala è targata McFIT, costituita da circa 60 metri quadrati dotati di attrezzature professionali per il corpo di ballo. In aggiunta, ogni ballerino ha libero accesso a qualunque struttura del brand in tutto il Paese. In concomitanza con il decimo anniversario di presenza a Napoli, è stata inaugurata, inoltre, la palestra a Secondigliano, parte del progetto di riqualificazione urbana «Restart Scampia», a cui è seguita l’apertura del centro fitness a Mugnano. “Architettura, design, tecnologia e qualità delle attrezzature concorrono a creare ambienti belli e funzionali, capaci di migliorare concretamente l’esperienza delle persone e favorirne la socialità”, ha evidenziato Samuele Frosio. Sono 42 i centri McFIT in tutta Italia, contando la presenza nei centri di grandi città e nelle periferie. Entro fine 2026 sono previste aperture anche a Genova, a novembre, e Palermo, a dicembre.

venerdì 23 ottobre 2026

Milano Cortina 2026, l’Università LUMSA ospita il bilancio su infrastrutture e territori

Che cosa resta nei territori di montagna quando si spengono i riflettori dei Giochi? È la domanda attorno a cui è ruotato il vertice istituzionale tenutosi il 19 ottobre 2026 nella Sala Pia dell’Università LUMSA di Roma. Il convegno nazionale «Olimpiadi e Paralimpiadi, una legacy per un turismo sostenibile» è stato organizzato dall’Ateneo capitolino insieme alla Fondazione Cortina, al Ministero del Turismo e al Comune di Cortina d’Ampezzo. L’obiettivo era tracciare un bilancio del lascito economico, infrastrutturale e sociale di Milano Cortina 2026, toccando mobilità alpina, abbattimento delle barriere e turismo sostenibile.

Università LUMSA

All’Università LUMSA il significato di “legacy” tra infrastrutture e vita quotidiana

Un’edizione olimpica e paralimpica mette i territori ospitanti sotto una pressione logistica e ambientale fuori dall’ordinario, tra grandi cantieri e ingenti investimenti pubblici. Il vero banco di prova per il Sistema Paese, però, è trasformare quello sforzo in una legacy duratura, cioè un patrimonio tangibile e intangibile che non finisca con il calendario delle gare. Il dibattito all’Università LUMSA è andato oltre la dimensione agonistica e ha guardato agli effetti strutturali delle opere realizzate nell’arco alpino e nei nodi metropolitani. L’eredità, dunque, non può limitarsi alla gestione degli impianti sportivi: deve coincidere con la modernizzazione delle strade, il potenziamento dei collegamenti ferroviari e la messa in sicurezza idrogeologica di vallate storicamente vulnerabili. Il convegno ha affrontato anche le sfide della transizione ecologica e gli effetti dell’overtourism, fenomeno che minaccia l’autenticità dei borghi montani e la serenità delle comunità residenti, ponendo al centro un modello di fruizione lenta, destagionalizzata e rispettosa dell’ambiente. L’obiettivo condiviso dalle istituzioni è evitare nuove «cattedrali nel deserto», così che ogni chilometro di asfalto e ogni struttura riqualificata continuino a generare valore per l’economia montana e per l’indotto turistico nei decenni a venire.

Accessibilità e prospettive future nel confronto all’Università LUMSA

Tra i pilastri del lascito dei Giochi, un ruolo di primo piano spetta all’eredità paralimpica. Gli adeguamenti normativi e logistici richiesti per ospitare gli atleti paralimpici hanno innescato un cambiamento culturale e materiale, con l’abbattimento delle barriere architettoniche negli scali ferroviari, nelle strutture ricettive, nei palazzetti e negli spazi pubblici di Cortina e delle vallate collegate. La piena accessibilità non deve più essere una deroga tecnica o una concessione, ma un parametro di dignità e modernità civile: questo il tema al centro del confronto. Garantire la libera fruizione degli spazi a persone con disabilità temporanea o permanente, ad anziani e a famiglie significa ampliare la platea che può vivere la montagna, sancendo il diritto di godere di natura e sport senza ostacoli discriminatori. Il convegno promosso dall’Università LUMSA si è distinto anche per il profilo dei relatori, chiamati a comporre una visione corale e operativa. Dal vertice romano scaturirà un documento programmatico per fare dell’esperienza di Milano Cortina un modello esportabile nella pianificazione dei grandi eventi sportivi futuri, a dimostrazione che sviluppo economico, sostenibilità ambientale e coesione sociale possono procedere insieme.