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giovedì 15 ottobre 2026

Renato Mazzoncini: idroelettrico, perché attendere il 2029 per le concessioni è un rischio

L'AD e DG di A2A Renato Mazzoncini ha sollecitato il dibattito sulla quarta via per rinnovare le concessioni idroelettriche prima della scadenza del 2029. Attendere le gare potrebbe ritardare gli investimenti fino al 2031. Sono 15 i miliardi di euro necessari per il settore, la priorità è sbloccare subito le risorse per ammodernare gli impianti.

 Renato Mazzoncini

Renato Mazzoncini: A2A, non si può attendere la scadenza delle concessioni idroelettriche per fare investimenti

"Per le concessioni idroelettriche, il 2029 è troppo tardi — ha sottolineato Renato Mazzoncini in occasione della presentazione del Progetto Teti a Valdidentro e del Bilancio di Sostenibilità del 2025 di Valtellina e Valchiavenna — Occorre fare presto con la cosiddetta quarta via. Se aspettiamo la scadenza di tutte le concessioni nel 2029, che poi vengono assegnate con gara, gli investimenti non partiranno prima del 2031 e 2032, che è molto in là". Per quanto riguarda il settore idroelettrico italiano sono necessari circa 15 miliardi di euro di investimento e A2A ha a piano oltre 1 miliardo di investimenti, dopo che nel 2025 ha investito 15 milioni di euro solo per l’infrastruttura in Valtellina.

Renato Mazzoncini: A2A e la quarta via per modernizzare gli impianti idroelettrici

Aspettare la scadenza delle concessioni nel settore idroelettrico rappresenta un grosso rischio poiché “la morfologia delle montagne è cambiata, gli impianti erano progettati per una configurazione dei ghiacciai che non esiste più — ha evidenziato l’AD e DG Renato Mazzoncini — Inoltre, i sedimenti vanno rimossi e bisogna sostituire parti idrauliche e meccaniche". Infatti, nel corso dell’evento di presentazione, A2A ha mostrato in azione il nuovo robot subacqueo progettato per rimuovere i sedimenti nei bacini idroelettrici senza svuotarli. Guardando all’Europa, nessun membro dell’UE sta mandando a gara i propri impianti. Paesi come la Francia stanno adottando “un meccanismo di autorizzazione e proroga agli attuali gestori, molto simile alla nostra quarta via, che prevede una negoziazione con gli attuali gestori — ha rimarcato Renato Mazzoncini — Potrebbe funzionare, ma occorre perfezionarlo a livello nazionale e negoziarlo con l'Europa. La finalità di tutto il PNRR era accelerare gli investimenti e la nostra convinzione è che questa quarta via sia completamente coerente con le finalità del piano".

Blefaroplastica superiore e inferiore a Roma: guida all’intervento

 

Blefaroplastica a Roma: il trattamento con il Dott. Vincenzo Galante

Lo sguardo è uno degli elementi che contribuiscono maggiormente all’espressività del viso. Con il passare degli anni, tuttavia, la pelle del contorno occhi può perdere elasticità, favorendo la comparsa di palpebre cadenti, pieghe cutanee e borse sotto gli occhi. Questi cambiamenti possono conferire al volto un aspetto stanco, appesantito o meno luminoso rispetto a come ci si sente realmente.

Per chi desidera valutare una soluzione chirurgica a questi inestetismi, la blefaroplastica a Roma con il Dott. Vincenzo Galante rappresenta un’opzione da approfondire attraverso una visita specialistica. Si tratta di un intervento di chirurgia delle palpebre che mira a correggere gli eccessi cutanei e, quando indicato, le borse adipose della regione perioculare, rispettando le caratteristiche individuali del viso.

La scelta del trattamento dipende da diversi fattori, tra cui la condizione delle palpebre superiori e inferiori, la qualità della pelle, la distribuzione dei tessuti e le aspettative della persona. Una valutazione preliminare consente di comprendere quali aspetti possano essere corretti e quale tecnica sia più adatta al singolo caso.

Che cos’è la blefaroplastica e a cosa serve

La blefaroplastica è un intervento di chirurgia estetica che interessa le palpebre superiori, quelle inferiori oppure entrambe. Il suo obiettivo è migliorare l’aspetto della regione perioculare intervenendo sui tessuti responsabili di alcuni inestetismi, come la pelle in eccesso e le borse sotto gli occhi.

L’invecchiamento cutaneo, la predisposizione individuale e le modificazioni dei tessuti possono determinare un progressivo rilassamento delle palpebre. Nella parte superiore, questo fenomeno può tradursi nella formazione di pieghe evidenti e in una sensazione di pesantezza. Nella zona inferiore, invece, possono comparire rigonfiamenti dovuti alla protrusione del grasso perioculare, talvolta associati a lassità cutanea.

La blefaroplastica consente di affrontare questi problemi attraverso un intervento personalizzato. In base alle necessità, il chirurgo può rimuovere una quantità selezionata di cute in eccesso, trattare le borse adipose e valutare eventuali procedure complementari.

È importante ricordare che non tutti gli inestetismi del contorno occhi hanno la stessa origine. Occhiaie scure, rughe sottili, perdita di volume e abbassamento del sopracciglio possono richiedere valutazioni differenti. Per questo motivo, la visita specialistica è fondamentale per individuare le cause del problema e definire un percorso appropriato.

Blefaroplastica superiore a Roma per le palpebre cadenti

La blefaroplastica superiore è indicata nei casi in cui sia presente un eccesso di pelle sulla palpebra superiore, responsabile di pieghe più o meno marcate e di un aspetto appesantito dello sguardo.

La cute in eccesso può diventare più evidente con l’avanzare dell’età, ma la sua presenza e la sua entità variano da persona a persona. In alcune situazioni, il rilassamento dei tessuti può provocare una sensazione di peso nella zona oculare e, quando particolarmente marcato, contribuire a limitare il campo visivo superiore.

Durante la visita per una blefaroplastica superiore a Roma, il Dott. Vincenzo Galante valuta la conformazione delle palpebre, la quantità di cute in eccesso e la posizione del sopracciglio. Quest’ultimo aspetto è importante perché un sopracciglio disceso può accentuare l’apparente eccesso cutaneo della palpebra.

Quando indicato, può essere presa in considerazione l’associazione con un lifting del sopracciglio, per affrontare in modo più completo le caratteristiche anatomiche che influenzano l’aspetto dello sguardo.

L’obiettivo è ottenere un miglioramento proporzionato, evitando di modificare eccessivamente i tratti naturali del viso. La pianificazione dell’intervento deve tenere conto anche della funzionalità palpebrale e della necessità di preservare una chiusura oculare adeguata.

Blefaroplastica inferiore per eliminare le borse sotto gli occhi

Le borse sotto gli occhi sono tra gli inestetismi più frequentemente associati a uno sguardo stanco. Possono essere determinate dalla protrusione del grasso perioculare, dalla lassità dei tessuti o dalla combinazione di più fattori.

La blefaroplastica inferiore è una procedura chirurgica finalizzata a correggere questi rigonfiamenti e, nei casi appropriati, a migliorare la presenza di pelle rilassata nella palpebra inferiore.

La tecnica viene scelta in base alle caratteristiche anatomiche del paziente. Quando le borse adipose sono presenti senza un significativo eccesso di cute, può essere valutato un approccio transcongiuntivale, che prevede un accesso dalla superficie interna della palpebra. In altri casi, la presenza di cute in eccesso o di una particolare lassità palpebrale può richiedere una tecnica differente.

La valutazione della tonicità della palpebra inferiore è essenziale per pianificare l'intervento e ridurre il rischio di alterazioni della posizione palpebrale durante la guarigione.

Chi desidera sottoporsi a una blefaroplastica inferiore a Roma dovrebbe quindi considerare non soltanto la presenza delle borse, ma anche la qualità della pelle, la struttura della regione perioculare e le condizioni dei tessuti di sostegno.

Come si svolge la visita per la blefaroplastica

La visita specialistica rappresenta una fase determinante nella preparazione all'intervento. Prima di programmare una blefaroplastica, è necessario esaminare le palpebre e individuare le caratteristiche che contribuiscono all'inestetismo.

Per le palpebre superiori, l'attenzione si concentra sull'eccesso cutaneo, sulla posizione del sopracciglio e sull'eventuale presenza di una ptosi palpebrale. Quest'ultima condizione, che riguarda l'abbassamento del margine della palpebra, non coincide necessariamente con il semplice eccesso di pelle e può richiedere un trattamento specifico.

Per le palpebre inferiori, invece, vengono valutate la presenza delle borse adipose, la distribuzione dei tessuti e la tonicità della rima palpebrale. Queste informazioni aiutano a individuare la tecnica più appropriata e a considerare eventuali accorgimenti per sostenere la palpebra.

Nel corso della visita è inoltre importante discutere le aspettative del paziente, le condizioni generali di salute, i farmaci assunti e gli eventuali fattori che possono influenzare l'intervento o la guarigione.

Un percorso di valutazione accurato permette di definire obiettivi realistici e di illustrare benefici attesi, limiti della procedura, possibili complicanze e modalità di recupero.

Blefaroplastica a Roma

Blefaroplastica a Roma: anestesia, durata e modalità dell'intervento

Le modalità operative della blefaroplastica variano in base all'estensione del trattamento e alle esigenze individuali.

Per la sola blefaroplastica superiore, l'intervento può essere eseguito in ambulatorio chirurgico con anestesia locale. La durata indicativa riportata per questa procedura è di circa 45 minuti.

Quando il trattamento interessa sia le palpebre superiori sia quelle inferiori, l'intervento viene eseguito in sala operatoria. In questo caso può essere prevista un'anestesia locale con sedazione e la durata indicativa è di circa 120 minuti.

La procedura viene generalmente organizzata in regime di Day Surgery, con dimissione nella stessa giornata, quando le condizioni cliniche e l'organizzazione del percorso assistenziale lo consentono.

Le incisioni vengono pianificate in relazione alla tecnica scelta e alle caratteristiche anatomiche della zona da trattare. Nella blefaroplastica superiore, la cicatrice viene generalmente collocata nella piega naturale della palpebra. Nella blefaroplastica inferiore, la posizione dell'incisione dipende dall'approccio chirurgico utilizzato.

La scelta della tecnica, dell'anestesia e della modalità di esecuzione viene comunque definita dal chirurgo dopo la valutazione specialistica.

Recupero dopo la blefaroplastica: tempi e decorso post-operatorio

Il recupero dopo una blefaroplastica è graduale e può variare in base all'estensione dell'intervento, alla risposta individuale dei tessuti e alle indicazioni ricevute.

Nei primi giorni possono comparire gonfiore, ecchimosi e fastidi nella regione perioculare. Il dolore, quando presente, è generalmente gestibile con la terapia prescritta dal medico. È importante seguire le indicazioni post-operatorie e rispettare i tempi di riposo consigliati.

In base alle tempistiche indicative previste per il trattamento, il decorso può essere così articolato:

  • Primi 3-4 giorni: possono essere presenti fastidi e gonfiore, da gestire secondo le indicazioni del chirurgo.

  • Prima settimana: è generalmente previsto un periodo di riposo domiciliare.

  • Prime 2-4 settimane: il gonfiore può ridursi progressivamente, con tempi variabili da persona a persona.

  • Dopo 2-4 mesi: si può osservare il progressivo assestamento dei tessuti e valutare il risultato più stabile.

Le indicazioni relative alla ripresa delle attività devono essere personalizzate. In linea generale, la guida e il lavoro d'ufficio possono essere ripresi dopo alcuni giorni, se le condizioni lo consentono e il medico dà il proprio consenso. Le attività fisicamente impegnative richiedono in genere una pausa più lunga, mentre per lo sport può essere necessario attendere circa due settimane o il tempo indicato dallo specialista.

Anche la ripresa della doccia e delle normali abitudini quotidiane deve rispettare le istruzioni ricevute. I tempi riportati sono indicativi e non sostituiscono le indicazioni specifiche fornite dopo l'intervento.

Quali sono i possibili rischi della blefaroplastica

Come ogni procedura chirurgica, anche la blefaroplastica presenta possibili rischi e complicanze, che devono essere discussi durante la visita preliminare.

Nel periodo successivo all'intervento possono comparire gonfiore ed ematomi, generalmente destinati a ridursi durante la guarigione. Possono verificarsi anche alterazioni della cicatrizzazione o cicatrici meno soddisfacenti rispetto alle aspettative.

Tra le possibili complicanze rientrano inoltre asimmetrie, secchezza oculare, difficoltà temporanea nella chiusura completa delle palpebre e alterazioni della posizione della palpebra inferiore. In alcuni casi possono rendersi necessari ulteriori trattamenti o procedure correttive.

La scelta accurata della tecnica e la valutazione della tonicità palpebrale contribuiscono alla pianificazione dell'intervento, ma non eliminano completamente i rischi. Per questo è importante affidarsi a un professionista qualificato, fornire informazioni complete sulla propria salute e rispettare tutte le indicazioni prima e dopo l'operazione.

In presenza di dolore intenso, improvvisi disturbi visivi o altri sintomi insoliti dopo l'intervento, è necessario contattare tempestivamente il medico o rivolgersi all'assistenza sanitaria appropriata.

Perché valutare una blefaroplastica con il Dott. Vincenzo Galante a Roma

La scelta di sottoporsi a una blefaroplastica dovrebbe partire da una valutazione individuale, basata sulle caratteristiche anatomiche delle palpebre e sulle esigenze della persona. Non esiste una tecnica identica per tutti: il trattamento delle palpebre superiori può richiedere un approccio diverso rispetto alla correzione delle borse inferiori, mentre in alcune situazioni può essere opportuno valutare procedure complementari.

Il Dott. Vincenzo Galante illustra sul proprio sito le caratteristiche della blefaroplastica superiore e inferiore, le modalità di esecuzione e gli aspetti da considerare durante la visita specialistica. Approfondire queste informazioni può aiutare chi sta valutando un intervento a comprendere meglio le possibilità offerte dalla chirurgia palpebrale.

Un confronto diretto con lo specialista consente di analizzare il problema, chiarire i dubbi e conoscere i benefici potenziali e i limiti della procedura, senza dare per scontato che la chirurgia sia necessariamente la soluzione più adatta in ogni situazione.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata alla blefaroplastica a Roma con il Dott. Vincenzo Galante, dove sono disponibili ulteriori dettagli sul trattamento.

Blefaroplastica a Roma: informazioni e consulenza specialistica

Palpebre cadenti e borse sotto gli occhi possono modificare l'espressività del viso e far apparire lo sguardo più affaticato. La blefaroplastica permette di intervenire su specifici inestetismi delle palpebre, con un approccio che deve essere sempre personalizzato in base alla condizione dei tessuti e alle necessità individuali.

Conoscere le differenze tra blefaroplastica superiore e inferiore, le modalità di esecuzione, i tempi di recupero e i possibili rischi rappresenta un passaggio importante per prendere una decisione consapevole.

Chi cerca informazioni sulla blefaroplastica a Roma può approfondire il trattamento attraverso il sito del Dott. Vincenzo Galante e richiedere una visita specialistica per valutare la propria situazione. Sarà il confronto con il chirurgo a chiarire l'indicazione all'intervento, le tecniche eventualmente utilizzabili e i risultati ragionevolmente attesi nel singolo caso.

mercoledì 14 ottobre 2026

Pellegrini S.p.A., guidata da Valentina Pellegrini, entra nel Registro dei marchi storici

Pellegrini S.p.A., nata nel 1965 e guidata dalla Presidente e AD Valentina Pellegrini, entra nel Registro dei Marchi storici di interesse nazionale, riconoscimento istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Valentina Pellegrini

Un traguardo storico per l’azienda guidata da Valentina Pellegrini

Fondata nel 1965 su iniziativa di Ernesto Pellegrini, la Pellegrini S.p.A. vanta un percorso imprenditoriale lungo oltre 60 anni e basato su continuità, spinta innovativa e centralità delle persone. Negli anni l’azienda è cresciuta esponenzialmente fino ad affermarsi quale leader italiano nei servizi per aziende, scuole, ospedali, RSA e istituzioni pubbliche e private. Il marchio della realtà oggi guidata da Valentina Pellegrini è stato iscritto lo scorso agosto nel Registro dei Marchi storici di interesse nazionale, il riconoscimento istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestito dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (Uibm). Strumento nato con l’intento di valorizzare le imprese italiane che da almeno 50 anni rappresentano un patrimonio produttivo e identitario del Paese, premia la continuità di un’azienda nel tempo. Per il Gruppo attivo nei servizi integrati, con una presenza anche all’estero, si tratta dell’ennesima conferma di una traiettoria di successo e della solidità di un’impresa che oggi conta oltre 11mila collaboratori e collaboratrici e ricavi pari a 1,129 miliardi di euro (dati 2025). Uno dei pilastri della strategia della Pellegrini S.p.A. è la scelta di reinvestire all’interno dell’azienda tutti gli utili prodotti.

Valentina Pellegrini: un riconoscimento che celebra la nostra storia imprenditoriale

“Ricevere il riconoscimento di Marchio storico di interesse nazionale è per noi motivo di grande orgoglio. È un riconoscimento che celebra una storia imprenditoriale iniziata con mio padre Ernesto e costruita, giorno dopo giorno, grazie al lavoro e all’impegno di migliaia di persone”, ha commentato la Presidente e AD Valentina Pellegrini, al timone dell’azienda da quando ha raccolto il testimone dal Cavaliere del Lavoro Ernesto Pellegrini, venuto a mancare nel 2025. La manager ha poi sottolineato che essere un marchio storico significa “custodire un’eredità importante, ma anche assumersi la responsabilità di farla crescere”. “Continueremo a innovare, mettendo sempre al centro le persone, la qualità del servizio e il legame con i territori in cui operiamo. È così che intendiamo essere fedeli alla nostra storia”, ha concluso. Per l’azienda, l’iscrizione nel Registro dei marchi storici rappresenta dunque la conferma di un percorso che unisce la storia della famiglia Pellegrini a quella di migliaia di collaboratori e collaboratrici alla mission del Gruppo che punta a prendersi cura del benessere delle persone attraverso servizi di qualità e attenzione alle comunità in cui opera.

Lusso, il boom del Messico e gli altri mercati emergenti nell’analisi di Luca de Meo (Kering)

In un’analisi condivisa su LinkedIn, il CEO di Kering Luca de Meo ha evidenziato come il Messico, sostenuto da una lunga tradizione artigianale e da una nuova generazione imprenditoriale, si stia affermando come uno dei mercati emergenti nel settore del lusso.

Luca de Meo

Luca de Meo analizza su LinkedIn l’ascesa del Messico nel settore del lusso

Città del Messico sta vivendo una stagione di grande fervore. Tra la crescita di una fascia di popolazione benestante, una scena creativa particolarmente vivace in pieno sviluppo e l’affermazione di una nuova generazione di giovani imprenditori, il Paese si sta trasformando in un mercato sempre più centrale per il settore del lusso. Un successo alimentato anche da un grande patrimonio artigianale locale. Il Messico vanta, infatti, una lunga tradizione manifatturiera: dalla pelle all’argento, fino ai tessuti e alle tecniche antiche. In un’analisi condivisa su LinkedIn, il CEO di Kering Luca de Meo ha spiegato come il caso messicano sarebbe parte di un nuovo trend globale che vede l’ascesa di nuovi mercati destinati a dettare le regole nel prossimo futuro. La lettura del manager riflette la grande attenzione del Gruppo verso i mercati emergenti, che comprendono, oltre al Messico, anche Brasile, Africa, Medio Oriente, India e Sud-est asiatico. Tra le aree che presenterebbero più opportunità di crescita per le maison di Kering ci sarebbero poi Nigeria e India.

La rotta tracciata da Luca de Meo in Messico e nei mercati ad alto potenziale

Secondo Luca de Meo, la missione di Kering in Messico si sviluppa su due fronti: ottimizzare il business e rafforzare la presenza del Gruppo sul territorio, stimolando al contempo l’innovazione e la crescita delle maison e costruendo relazioni con la clientela locale. Il CEO ha definito la sua visita messicana «una tappa che aiuterà a definire l’anno che verrà», confermando in sostanza la rotta da lui tracciata per un riposizionamento internazionale che vede affiancare alla gestione delle maison storiche del Gruppo una crescente attenzione verso nuovi mercati ad alto potenziale. Nel post su LinkedIn, Luca de Meo si è infine rivolto ai team di Kering che lo hanno accompagnato in Messico e in America Latina, in particolare a Jean-Marc Duplaix, Direttore Operativo del Gruppo, insieme ai colleghi Carlo Mocci, Joel Hazan ed Ewa M. Abrams, che ha ringraziato per l’impegno e per l’accoglienza ricevuta.

Crescere e prevenire la crisi: per Antonio Schiro sono due facce della stessa disciplina

Il business plan non è più soltanto un documento da presentare a una banca o a potenziali nuovi soci. Secondo Antonio Schiro, commercialista e revisore contabile, nonché Presidente e fondatore dello Studio Schiro & Partners, la pianificazione economico-finanziaria prospettica è uno strumento di prevenzione della crisi d’impresa e, per le PMI, è ormai imprescindibile. Fa parte degli assetti adeguati richiesti dalla normativa in vigore e serve prima di tutto a evitare eventuali crisi, oltre che a tutelare gli amministratori sul piano giuridico, alla luce di quanto previsto dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

Antonio Schiro

Antonio Schiro: il business plan come strumento di gestione diligente e di controllo

Come evidenziato da Antonio Schiro, il business plan non è solo una precauzione contro le crisi, ma anche un supporto per una gestione diligente. Un’azienda, spiega, deve avere un’organizzazione adeguata e prendere decisioni ponderate sulla base di informazioni documentate. Lo strumento è inoltre imprescindibile per il collegio sindacale e per il revisore, che lo utilizzano nell’ambito dei compiti di vigilanza e segnalazione per svolgere al meglio il proprio ruolo. Il quadro normativo parte dall’art. 2086, comma 2, del codice civile, che impone all’imprenditore operante in forma societaria o collettiva di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche per rilevare tempestivamente la crisi e la perdita della continuità aziendale. L’art. 3 del CCII precisa poi che gli assetti devono consentire di individuare squilibri patrimoniali ed economico-finanziari e di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità almeno per i 12 mesi successivi, in vista della ragionevole perseguibilità del risanamento.

Antonio Schiro: guardare avanti per prevenire la crisi, ecco cosa deve contenere un piano

“Senza una pianificazione economico-finanziaria prospettica, nessuno di questi obiettivi è raggiungibile. Un bilancio consuntivo racconta il passato. La potenziale crisi però si previene guardando avanti”, ribadisce Antonio Schiro. Per il commercialista, crescere e prevenire la crisi non sono obiettivi distinti ma due aspetti della stessa disciplina: sapere oggi dove sarà l’impresa domani. Un piano ben fatto, spiega, deve contenere ipotesi esplicite, documentate e verificabili, e non soltanto desiderate. Devono essere presenti il conto economico, lo stato patrimoniale e soprattutto il rendiconto finanziario prospettico, insieme a un budget di tesoreria almeno a 12 mesi che tenga conto dei segnali di allarme dell’art. 3, comma 4, del CCII.

Sesa prosegue il piano di buyback: acquistate 14.100 azioni proprie

Sesa ha annunciato l’acquisto di 14.100 azioni proprie per un controvalore complessivo di oltre 1,3 milioni di euro. Il programma di buyback serve ad accompagnare l’attuazione del nuovo Piano Industriale 2027-2028.

Sesa

Sesa: l’acquisizione delle azioni proprie a sostegno del Piano Industriale 2027-2028

Sesa – società leader nel settore Technology, Digital Platform e Vertical Application per imprese e organizzazioni – ha annunciato l’acquisto di 14.100 azioni proprie, a un prezzo medio di 96,13275 euro per azione, per un controvalore pari a 1.355.472 euro. L’operazione ha avuto luogo nell’ambito del programma di buyback, del valore di 5 milioni di euro, avviato lo scorso 1° settembre e annunciato nel corso della presentazione del nuovo Piano Industriale 2027-2028 come uno degli strumenti finanziari utili ad accompagnarne l’attuazione. Le finalità del programma, come indicato da Sesa, sono la costituzione di un portafoglio da destinare a operazioni coerenti con le linee di sviluppo strategiche del Gruppo o nell’ambito di accordi con partner strategici, incluse operazioni di partecipazioni, scambi, permute e concambi; l’impiego di azioni per sostenere la liquidità del titolo e per i piani di incentivazione del management. In esecuzione del Piano di Stock Grant, la società ha inoltre trasferito ai beneficiari 68.537 azioni ordinarie. A seguito di tali operazioni, il portafoglio è arrivato a contare 16.434 azioni ordinarie proprie, pari allo 0,1082% del capitale sociale.

La struttura e le attività di Sesa

Radicata a Empoli e operativa sull’intero territorio nazionale oltre che in importanti mercati esteri tra cui Germania, Svizzera, Austria, Francia e Spagna, Sesa è alla guida di un Gruppo che si conferma operatore di riferimento nel settore Technology, Digital Platform e Vertical Applications per imprese ed organizzazioni. Con un fatturato consolidato di 3.620,8 milioni di euro e circa 6.770 dipendenti (dati al 30 aprile 2026), la società persegue l’obiettivo di promuovere la crescita sostenibile, l’innovazione, compresa quella digitale, e la capacità delle controllate di competere sul mercato digitale. La struttura organizzativa si articola in diversi settori di attività – SSI, Business Services, ICT VAS e Digital Green VAS – che hanno un forte focus sul mercato di riferimento con strutture di marketing e commerciali dedicate. In ogni settore si sviluppano poi le Business Unit verticali e i Centri di Competenza, dotati di strutture tecniche e commerciali specializzati per segmenti di mercato ed aree di competenze.

Riva Acciaio: innovazione, ricerca e produzione d’eccellenza

Dal 1954 a oggi Riva Acciaio ha percorso una lunga strada nel settore siderurgico fino a diventare un punto di riferimento dell’acciaio italiano e tra i principali attori europei del comparto. Dal 2014 al timone c’è Claudio Riva, che guida un’azienda capace di far dialogare l’esperienza maturata negli anni con tecnologie avanzate.

Riva Acciaio

Riva Acciaio, dall’intuizione dei fratelli Emilio e Adriano alla crescita internazionale

Tutto comincia nel 1954, quando Emilio e Adriano Riva vedono nell’Italia del dopoguerra un’occasione per la siderurgia. Tre anni più tardi nasce lo stabilimento di Caronno Pertusella, dotato di un forno elettrico ad arco da 25 tonnellate, molto più performante di quelli allora in uso nel Paese. Negli anni ’60 Riva Acciaio adotta la prima colata continua curva, una scelta che dà slancio all’intero comparto, e la produzione sale a 300mila tonnellate l’anno. Il decennio successivo apre la fase europea: tra gli anni ’70 e ’80 l’azienda si radica in Spagna, Francia, Belgio e Germania. Da allora la crescita non si è più fermata e, negli anni, ha portato l’azienda oltre i confini del continente, fino al Canada.

Riva Acciaio oggi: innovazione e ricerca guidano la produzione dell’acciaio

Nel presente di Riva Acciaio contano soprattutto l’innovazione e la ricerca. La direzione tracciata da Claudio Riva punta sulla sperimentazione e sulle nuove tecnologie, e il laboratorio di ricerca e sviluppo dello stabilimento di Lesegno ne è l’esempio più lampante: diverse le collaborazioni con università e centri di ricerca, all’insegna del sapere industriale e dello sviluppo scientifico. Il catalogo comprende blumi e billette da colata continua oltre a trafilati, pelati e rettificati, che nascono dalla lavorazione a freddo dei laminati e vengono forniti ad automotive, meccanica, oil & gas e movimento terra. Un programma continuo di investimenti sostiene l’innovazione, la ricerca e la diversificazione delle linee di produzione. Per Riva Acciaio ogni passaggio, dalla materia prima al prodotto finito, deve rispecchiare l’impegno per la qualità, la sicurezza di chi lavora e la tutela dell’ambiente.