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venerdì 6 novembre 2026

Andrea Mascetti: chi può accedere a L.A.N.D. e come investire in Lombardia

Finlombarda, presieduta da Andrea Mascetti, ha lanciato L.A.N.D. - Local Attraction For New Development: 75 milioni di euro per attrarre in Lombardia le imprese italiane di altre regioni. Finanziamenti da 1 a 15 milioni sostengono progetti in manifattura, logistica, data center, ricerca e servizi.

Andrea Mascetti

Andrea Mascetti, L.A.N.D.: un investimento per migliorare il tessuto produttivo lombardo

L’obiettivo che Finlombarda, presieduta da Andrea Mascetti, vuole perseguire è consolidare la competitività del sistema produttivo lombardo, attirando imprese italiane di altre regioni a insediarsi nel territorio. Per questo motivo, ha lanciato lo strumento finanziario L.A.N.D. - Local Attraction For New Development: 75 milioni di euro complessivi destinati a progetti di imprese italiane che vogliono avviare una nuova attività in Lombardia. “L.A.N.D. nasce con un obiettivo preciso — ha specificato Andrea Mascetti — rendere la Lombardia una destinazione ancora più attrattiva per nuovi investimenti, mettendo a disposizione delle imprese di altre regioni italiane uno strumento finanziario capace di accompagnare progetti di investimento di rilievo e favorire la nascita di nuove attività sul nostro territorio”.

Andrea Mascetti: chi può accedere a L.A.N.D., settori e requisiti per investire in Lombardia

L.A.N.D. guarda a quelle realtà d’impresa che vogliono affacciarsi sul territorio della Regione con un nuovo insediamento, che può avvenire con l’apertura di una nuova sede, la costituzione di una NewCo dedicata o, nei casi previsti, tramite una NewCo di recente costituzione. Lo strumento concederà finanziamenti da 1 a 15 milioni di euro per progetti di investimento di almeno 10 milioni, con lo scopo di generare nuove opportunità di sviluppo e valore per il tessuto economico e produttivo della Lombardia. I settori target dell’iniziativa di Finlombarda, presieduta da Andrea Mascetti, sono quello manifatturiero, della logistica, data center, ricerca scientifica e attività di R&S. A questi si aggiungono i settori dei servizi alle imprese, servizi di alloggio e le strutture destinate a studentati, assistenza residenziale, come strutture dedicate all’accoglienza e all’assistenza continuativa delle persone.

Antonio Schiro: il business plan a supporto della gestione diligente dell’impresa

Per Antonio Schiro, commercialista e revisore contabile, nonché Presidente e fondatore dello Studio Schiro & Partners, il business plan non serve più soltanto a convincere una banca o nuovi soci. La pianificazione economico-finanziaria prospettica è diventata uno strumento di prevenzione della crisi d’impresa, e per le PMI è ormai imprescindibile.

Antonio Schiro

Antonio Schiro: il business plan tra assetti adeguati e tutela degli amministratori

La pianificazione prospettica, spiega Antonio Schiro, rientra tra gli assetti adeguati richiesti dalla normativa in vigore. Serve prima di tutto a evitare eventuali crisi e, allo stesso tempo, tutela gli amministratori sul piano giuridico, alla luce del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Il business plan non è solo una precauzione contro le crisi: è anche un supporto per una gestione diligente. Un’azienda deve avere un’organizzazione adeguata e prendere decisioni ponderate sulla base di informazioni documentate. Lo strumento è inoltre indispensabile per il collegio sindacale e per il revisore, che lo utilizzano nei compiti di vigilanza e segnalazione. Il riferimento di partenza è l’art. 2086, comma 2, del codice civile. Chi esercita l’impresa in forma societaria o collettiva è tenuto a dotarsi di strutture organizzative, amministrative e contabili proporzionate alla natura e alla dimensione dell’attività. Queste strutture devono permettere di cogliere per tempo i segnali della crisi e del venir meno della continuità aziendale. L’art. 3 del CCII entra nel dettaglio: gli assetti devono far emergere eventuali squilibri patrimoniali ed economico-finanziari e consentire di valutare se i debiti siano sostenibili e se l’attività possa proseguire almeno nei 12 mesi successivi, così da stabilire se il risanamento sia ragionevolmente perseguibile.

Antonio Schiro: guardare avanti per prevenire la crisi, cosa deve contenere il piano

A rendere indispensabile la pianificazione prospettica, secondo Antonio Schiro, è una questione di tempo: il bilancio consuntivo fotografa ciò che è già accaduto, mentre per prevenire una crisi occorre capire cosa accadrà. Senza questo sguardo in avanti, gli obiettivi richiesti dagli assetti adeguati restano fuori portata. Per il commercialista, inoltre, far crescere l’impresa e proteggerla dalla crisi non sono due strade separate, ma parte della stessa disciplina, che consiste nel sapere fin da oggi dove si troverà l’azienda domani. Quanto al contenuto, il piano deve poggiare su presupposti dichiarati apertamente, supportati da documenti e controllabili, e non su semplici auspici. La struttura richiede un conto economico e uno stato patrimoniale e, in particolare, un rendiconto finanziario prospettico. A completarli serve un budget di tesoreria che copra almeno 12 mesi e che integri i segnali di allarme indicati dall’art. 3, comma 4, del CCII.

Epicondilite da padel: sintomi, cure e infiltrazioni

 

Epicondilite a Roma: infiltrazioni, padel e cure con il Dott. Marco Scacchi

Il dolore nella parte esterna del gomito può comparire mentre si solleva una borsa, si stringe un oggetto o si impugna una racchetta. Quando questi gesti diventano fastidiosi, una delle possibili cause è l’epicondilite, conosciuta anche come gomito del tennista. Il disturbo può interessare sportivi, lavoratori manuali e persone che sottopongono ripetutamente polso e avambraccio a uno sforzo.

Per chi cerca una valutazione dell’epicondilite a Roma, capire quali trattamenti abbiano benefici documentati è importante quanto riconoscere i sintomi. Le infiltrazioni di cortisone, PRP e acido ialuronico vengono spesso citate tra le opzioni disponibili, ma presentano evidenze e limiti differenti.

Il Dott. Marco Scacchi si occupa delle patologie del gomito e della spalla dell’adulto. Una valutazione specialistica permette di discutere la diagnosi, il ruolo delle attività quotidiane e sportive e le possibili scelte terapeutiche, senza confondere un sollievo rapido con una guarigione duratura.

Che cos’è l’epicondilite e perché viene chiamata gomito del tennista

L’epicondilite è una tendinopatia che interessa i tendini degli estensori del polso nella loro inserzione sulla parte esterna del gomito. Non può essere descritta soltanto come una semplice infiammazione: comprende alterazioni del tessuto tendineo e della sua risposta alle sollecitazioni.

Il nome “gomito del tennista” deriva dalla sua associazione con gli sport di racchetta, ma non è necessario giocare a tennis per svilupparla. Anche alcuni gesti lavorativi o domestici possono sollecitare la stessa regione.

La scheda dedicata all’epicondilite e al gomito del tennista approfondisce le caratteristiche della patologia. Individuare il problema permette di evitare che ogni dolore laterale del gomito venga trattato allo stesso modo.

Sintomi dell’epicondilite e diagnosi

Il sintomo tipico è il dolore sulla parte esterna del gomito, che può estendersi verso l’avambraccio. Il fastidio può aumentare quando si afferrano oggetti, si sollevano pesi o si utilizzano polso e avambraccio contro resistenza. La presa può sembrare meno forte perché il dolore limita lo sforzo.

La diagnosi si basa soprattutto sul colloquio e sull’esame clinico. Il medico considera la sede dei sintomi, i movimenti che li provocano, le attività svolte e la storia del disturbo.

Ecografia, radiografie o risonanza magnetica non sono obbligatorie per tutti: possono essere richieste in casi selezionati, per chiarire dubbi diagnostici o valutare altre cause. Portare gli esami già eseguiti e descrivere le terapie provate aiuta a rendere la visita più utile.

epicondilite roma

Infiltrazioni per epicondilite: quali domande fare prima di scegliere

Prima di valutare un’infiltrazione è utile chiarire il suo obiettivo. Si vuole ridurre temporaneamente il dolore, migliorare la funzione nel tempo oppure ottenere entrambi i risultati? La risposta influenza il modo in cui si interpretano i benefici proposti.

È altrettanto importante conoscere le alternative, i possibili effetti indesiderati e le incertezze delle prove scientifiche. Un trattamento che appare migliore di un altro non è necessariamente superiore a un placebo, cioè a una procedura di confronto senza il principio attivo studiato.

La decisione deve quindi inserirsi in un percorso complessivo, con obiettivi condivisi e momenti di rivalutazione. Il solo nome della sostanza utilizzata non permette di prevedere il risultato individuale.

Cortisone per epicondilite: sollievo iniziale e risultati nel tempo

Le infiltrazioni di cortisone possono ridurre il dolore nelle prime settimane. Questo effetto iniziale, tuttavia, non equivale alla risoluzione del problema tendineo.

Il percorso di cura della British Elbow and Shoulder Society, pubblicato nel 2023, raccomanda di non utilizzare infiltrazioni di corticosteroidi per l’epicondilite. La raccomandazione considera il rapporto tra il miglioramento precoce e gli esiti successivi: il beneficio può non mantenersi e nel medio periodo i risultati possono essere peggiori rispetto ai gruppi di confronto.

Se sono già state effettuate infiltrazioni, è utile riferire al medico quante ne sono state eseguite, quando e con quale risposta. La storia dei trattamenti contribuisce alla valutazione, senza permettere da sola di prevedere l’evoluzione del disturbo.

PRP per epicondilite: cosa sappiamo sulla sua efficacia

Il PRP, o plasma ricco di piastrine, viene preparato a partire dal sangue del paziente. È proposto con l’intento di favorire processi riparativi, ma il razionale biologico non dimostra automaticamente un beneficio clinico.

Per l’epicondilite, le linee guida BESS del 2023 indicano che il paziente deve essere informato della possibilità che il PRP non offra vantaggi rispetto al placebo. Le prove esaminate non dimostrano un beneficio certo su dolore e funzione e presentano limiti di qualità.

Il PRP non dovrebbe quindi essere descritto come una cura capace di garantire la rigenerazione del tendine. Se viene proposto, è opportuno discutere aspettative, costi, alternative e criteri con cui valutarne l’eventuale utilità.

Acido ialuronico per epicondilite: risultati promettenti e limiti

Le infiltrazioni di acido ialuronico sono state studiate anche nell’epicondilite. Alcune ricerche riportano miglioramenti del dolore e della funzione, ma i risultati richiedono un’interpretazione prudente.

Una revisione pubblicata nel 2026 dalla Società Brasiliana di Chirurgia della Spalla e del Gomito ha rilevato possibili vantaggi rispetto al cortisone in alcuni contesti e tempi di osservazione. La certezza delle prove è stata però giudicata molto bassa.

Un confronto favorevole con il cortisone non basta, da solo, a dimostrare una superiorità certa rispetto al placebo o ad altri percorsi di cura. L’acido ialuronico deve quindi essere discusso senza promesse di guarigione e tenendo conto dell’incertezza disponibile.

Padel ed epicondilite: quale relazione esiste

Il padel comporta prese ripetute, accelerazioni e gesti tecnici che impegnano l’arto superiore. Il dolore al gomito durante o dopo una partita merita attenzione, soprattutto se si ripresenta e limita anche attività quotidiane.

Uno studio di Muñoz e collaboratori, pubblicato nel 2022 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, ha esaminato gli infortuni dell’arto superiore in 950 giocatori amatoriali. Il lavoro richiama l’importanza dei disturbi tendinei e dell’epicondilite nel padel.

Sono state osservate associazioni tra infortuni dell’arto superiore, caratteristiche dell’attrezzatura e volume di gioco. Trattandosi di dati osservazionali raccolti tramite questionario, non si può concludere che un singolo fattore provochi necessariamente epicondilite.

Peso della racchetta e ore di gioco

Nello studio, una maggiore frequenza di infortuni dell’arto superiore era associata a racchette di peso pari o superiore a 350 grammi e a un’attività superiore a sei ore settimanali. Questi dati non definiscono una soglia universale di sicurezza e non riguardano esclusivamente l’epicondilite.

La scelta dell’attrezzatura va valutata insieme alle caratteristiche del giocatore e alle sue abitudini. Comprare una racchetta più leggera non costituisce, da solo, un trattamento per il dolore.

Tecnica e gestione dell’allenamento

È utile discutere la tecnica con un istruttore qualificato e programmare l’attività in modo compatibile con la propria preparazione. Se il gomito è doloroso, aumentare contemporaneamente durata e intensità delle partite può rendere più difficile capire quali sollecitazioni siano tollerate.

Riscaldamento, preparazione fisica e distribuzione delle sedute fanno parte della gestione sportiva. Nessuna singola misura garantisce però l’assenza di disturbi: le indicazioni devono essere adattate al giocatore.

Come si cura l’epicondilite e quanto dura il recupero

Il percorso parte dalla diagnosi e dall’adattamento delle attività che provocano dolore. Il riposo relativo non coincide necessariamente con l’immobilità completa: occorre individuare quali gesti modificare e come gestire gli impegni quotidiani.

La fisioterapia e gli esercizi personalizzati possono far parte del trattamento, con una progressione adeguata alla situazione. Il programma va concordato con i professionisti che seguono il paziente, evitando di applicare automaticamente esercizi trovati online.

Il recupero può richiedere mesi e avere un andamento altalenante. Un periodo di maggiore fastidio non dimostra necessariamente un nuovo danno, ma può richiedere di rivalutare il carico e il percorso seguito.

Prima di tornare al padel è utile discutere come aumentare gradualmente l’attività. L’obiettivo non è soltanto completare una partita, ma recuperare una pratica sostenibile nel tempo.

Epicondilite a Roma: valutazione con il Dott. Marco Scacchi

Chi cerca una visita per l’epicondilite a Roma può consultare il sito del Dott. Marco Scacchi, specialista in Ortopedia e Traumatologia, che si occupa delle patologie del gomito e della spalla.

Durante la valutazione è utile spiegare quali attività si desidera recuperare, quanto dura il dolore e quali trattamenti siano già stati tentati. Queste informazioni aiutano a discutere un percorso coerente con il quadro clinico e le esigenze personali.

Per informazioni e appuntamenti è disponibile la pagina dei contatti. La scelta di un’eventuale infiltrazione deve nascere da un confronto sui benefici attesi, sui limiti e sulle alternative, all’interno della gestione complessiva del problema.

Il contenuto ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica individuale.

Fabrizio Di Amato e il Node di Roma: 45 milioni per la ricerca applicata di Nextchem

“Vogliamo rifare la Montecatini del Terzo Millennio”. Fabrizio Di Amato, Presidente e azionista di riferimento di MAIRE, sintetizza così l’ambizione del Gruppo: unire la tradizione della chimica italiana alle tecnologie necessarie per la transizione energetica. Il concetto è legato all’inaugurazione del NODE a Roma, il nuovo centro di ricerca e sviluppo industriale di Nextchem. Si tratta di un investimento da 45 milioni di euro, inserito in una strategia che comprende nuove tecnologie, acquisizioni nella chimica inorganica, il nucleare e la formazione tecnica. L’intervista rilasciata dal manager a «Milano Finanza».

Fabrizio Di Amato

Fabrizio Di Amato e il NODE: dalla ricerca ai mini impianti industriali

Come evidenziato da Fabrizio Di Amato, il NODE nasce per dare continuità a una storia industriale che parte dalla Montecatini e arriva a Tecnimont e Nextchem. Fa parte di un network di innovazione che conta altri cinque centri in Europa. “La transizione energetica non si realizza soltanto con le idee”, spiega il Presidente: servono tecnologie e capacità di portarle su scala industriale. Per questo il centro mette insieme ricerca, sperimentazione dei materiali in laboratorio, mini impianti industriali e competenze operative. La differenza rispetto a un laboratorio tradizionale è la possibilità di testare le tecnologie in condizioni vicine a quelle industriali, raccogliere dati e verificarne il funzionamento prima di affrontare investimenti più grandi. Il passaggio riduce i rischi e accorcia i tempi di sviluppo, e i clienti possono vedere le soluzioni all’opera prima di adottarle nei propri impianti. Le tecnologie in sviluppo sono idrogeno, elettrolizzatori, gassificazione, fertilizzanti, biocarburanti e celle a combustibile. Per queste ultime MAIRE conta di arrivare a un primo prototipo entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo. Fabrizio Di Amato ricorda anche le ricadute sul territorio: oltre alle 100 persone dirette, si stima un indotto di circa 300 persone, tra dipendenti fuori sede, clienti, partner e tecnici italiani ed esteri che graviteranno sul centro per vari periodi. “Anche strumenti come l’AI supporteranno nell’analisi dei dati, ma – precisa il Presidente – sempre con la visione dell’uomo al centro che governa il processo”.

Fabrizio Di Amato: acquisizioni, nucleare e “super periti” per il futuro di MAIRE

Sul fronte della crescita esterna, Fabrizio Di Amato parte dall’acquisizione di Meab, in Svezia e Germania, conclusa pochi giorni fa. “L’operazione amplia la nostra presenza lungo la catena del valore, con queste nuove tecnologie operiamo nel recupero di materiali come il litio”. Meab, nata in Svezia nel 1970 e sviluppatasi poi in Germania, porta apparecchiature e tecnologie proprietarie che permettono a MAIRE di offrire al mercato non solo licenze, ma anche soluzioni impiantistiche. La logica, chiarisce il Presidente, è cercare attività complementari che consentano di presidiare la filiera in modo più completo. L’obiettivo è un polo europeo capace di competere con operatori globali, con il ritorno che può arrivare dalla vendita delle tecnologie, dalle licenze o da acquisizioni, e con «capitale e visione di lungo periodo». Per quanto riguarda il nucleare, MAIRE segue con attenzione l’evoluzione del quadro normativo italiano, auspicando che la legge e i relativi decreti attuativi possano arrivare tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo. Il Gruppo è già coinvolto in iniziative internazionali e, come spiega Fabrizio Di Amato, mantiene un approccio «agnostico» rispetto alla tecnologia del reattore, concentrandosi sulla realizzazione dell’intero balance of plant, ovvero delle infrastrutture e dei sistemi che lo circondano. Secondo il manager, il nucleare può rappresentare una fonte di energia programmabile e a zero emissioni, da valorizzare anche nella produzione di prodotti chimici a basse emissioni. Al tempo stesso, può stimolare investimenti, creare occupazione e aprire nuove prospettive di reindustrializzazione, favorendo la riconversione delle competenze maturate nel settore dei combustibili fossili. Resta la formazione. Il Presidente chiede di rafforzare gli istituti tecnici e il collegamento fra scuola, università e imprese, e vede nel percorso 4+2 un passo in questa direzione. Da qui la Green Innovation Its Academy, inaugurata da poco nell’area del NODE, che punta a formare tecnici specializzati nella transizione energetica: nel biennio sono previste 800 ore di stage in azienda su 1.600 totali. Servono, dice Fabrizio Di Amato, i «super periti», capaci di lavorare su impianti e tecnologie evolute, perché la transizione richiede innovazione e capacità di realizzazione.

La Luiss premia Agostino Scornajenchi come “Alumnus 2026”

Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam, è l’”Alumnus Luiss 2026". Il riconoscimento sarà consegnato l’11 novembre a Roma, in occasione della cerimonia con cui l’Università Luiss premia i propri laureati di maggior successo.

Agostino Scornajenchi

Agostino Scornajenchi, un percorso trentennale ai vertici del settore energetico

Nato a Roma nel 1972 e laureato con lode in Economia e Commercio, Agostino Scornajenchi ha maturato una lunga esperienza al vertice del settore delle infrastrutture energetiche di grandi dimensioni, con ruoli di crescente responsabilità in primari gruppi italiani e internazionali. Prima di guidare Snam, è stato Amministratore Delegato e Direttore Generale di Cdp Venture Capital SGR, sostenendo la crescita dell’ecosistema dell’innovazione. È stato inoltre Chief Financial Officer di Terna, definendone il piano strategico e guidando la controllata Brugg Cables AG come Presidente Esecutivo. In precedenza, ha ricoperto incarichi manageriali di primo piano in Poste Italiane, Engie Energy Southern Europe, AceaElectrabel ed Enel. Dal 2021 Agostino Scornajenchi è inoltre Presidente di Andaf, l’Associazione nazionale direttori amministrativi e finanziari.

Agostino Scornajenchi: il legame tra università, giovani e lavoro

Nel commentare il premio, Agostino Scornajenchi ha parlato di “grande orgoglio e gratitudine”, ricordando come la Luiss abbia rappresentato una tappa fondamentale per lui e per molti colleghi della sua generazione, trasmettendo metodo, valori e senso di responsabilità. Per l’AD di Snam il riconoscimento è uno stimolo a consolidare e restituire quanto costruito negli anni con studio, impegno e passione. “Credo, oggi più che mai, sia importante mantenere vivo il legame tra università, nuove generazioni e mondo del lavoro – ha aggiunto – E ringrazio la Luiss per consentirci questo”. Il Presidente della Luiss Giorgio Fossa ha definito Agostino Scornajenchi un “modello di leadership autorevole e competente”, a testimonianza della solidità della formazione offerta dall’ateneo. Il Rettore Paolo Boccardelli ha sottolineato l’orgoglio della comunità accademica nel vedere un laureato Luiss alla guida di un settore strategico come l’energia, cruciale per la competitività e il futuro del Paese.

Illycaffè, Cristina Scocchia: “Nel 2025 arrivati a 700 milioni, più del 40% di crescita in quattro anni”

In occasione dell’evento «The Night of Independence» 2026 di San Patrignano, tenutosi presso la Terrazza della Rinascente di Milano lo scorso giugno, la CEO di Illycaffè Cristiana Scocchia interveniva ai microfoni de «Il Giornale d’Italia». Nell’intervista, la manager faceva il punto sui traguardi raggiunti dal Gruppo, sulle complessità legate all’andamento del mercato globale del caffè e sulla visione strategica che unisce crescita industriale e responsabilità sociale.

Cristiana Scocchia

Risultati record e strategie di crescita: Cristina Scocchia sul traguardo dei 700 milioni

I risultati finanziari di Illycaffè continuano a confermare una traiettoria di sviluppo straordinaria, soprattutto se si considera il complesso contesto economico globale in cui ci troviamo. È proprio la CEO a sottolineare il momento molto positivo del Gruppo in un’intervista rilasciata lo scorso giugno a «Il Giornale d’Italia». “Stiamo andando molto bene – affermava Cristina Scocchia – siamo contenti, stiamo crescendo a doppia cifra. Nel 2025 abbiamo realizzato un risultato molto importante, siamo arrivati a 700 milioni, che è una milestone per l’azienda”. Negli ultimi quattro anni il fatturato è passato da 500 a 700 milioni di euro, segnando un incremento del 40%, trainato da strategie internazionali e da una solida espansione che affianca alla crescita organica mirate operazioni di M&A. Tra queste, l’acquisizione dell’80% della società italiana di macchine per caffè Capitani e di un’altra realtà in Svizzera.

Cristina Scocchia tra la “tempesta perfetta” dei mercati e la responsabilità sociale d’impresa

Indipendentemente dai grandi traguardi economici, l’azienda continua tuttavia a misurarsi con sfide di enorme portata. “Il mercato del caffè purtroppo continua a vivere un periodo molto difficile – sottolineava Cristina Scocchia – la situazione rimane una tempesta perfetta perché, al di là del complesso contesto macroeconomico che stanno vivendo tutte le aziende, abbiamo un prezzo della materia prima, il caffè verde, che continua a essere alle stelle. Molto è dovuto alle speculazioni che il mercato di Wall Street continua a esercitare sulle soft commodities”. In questo quadro di forti turbolenze, Illycaffè rinnovava con forza il proprio legame con i valori etici e umani, confermando che il business non può prescindere dall’impatto positivo sul territorio. Una visione che si riflette nel sostegno alle realtà che operano per il bene della comunità, come dimostra appunto la presenza all’evento milanese. “Noi crediamo moltissimo nel ruolo sociale dell’impresa. L’impresa ha una responsabilità nei confronti di tutti gli stakeholder, a partire dal territorio e dalla comunità. San Patrignano è una realtà bellissima che dà a tanti ragazzi che hanno sbagliato l’opportunità di ritrovare la strada giusta. Per noi è un grande onore poter essere, nel nostro piccolo, al loro fianco in questa grande avventura del recupero di tantissimi ragazzi”.

Artrosi gomito a Roma quando serve l’artroscopia? Dott. Marco Scacchi

 

Artrosi del gomito a Roma: sintomi, cure e ruolo dell’artroscopia con il Dott. Marco Scacchi

Dolore quando si distende il braccio, difficoltà a piegare il gomito e blocchi durante il movimento possono rendere complicati gesti quotidiani come vestirsi, lavorare o praticare sport. Tra le possibili cause c’è l’artrosi del gomito, una condizione che può compromettere la mobilità dell’articolazione e richiede una valutazione per individuare il trattamento appropriato.

Per chi cerca una valutazione dell’artrosi del gomito a Roma, comprendere la differenza tra diagnosi, trattamento conservativo e intervento chirurgico è un primo passo utile. Il Dott. Marco Scacchi si occupa delle patologie del gomito e della spalla dell’adulto, attraverso trattamenti conservativi e chirurgici.

L’artroscopia del gomito rientra tra le possibilità terapeutiche per alcune condizioni articolari. La sua indicazione dipende però dalle caratteristiche del problema: non tutti i pazienti con artrosi hanno bisogno di un intervento e non tutte le forme di artrosi possono beneficiare della stessa procedura.

artrosi del gomito

Che cos’è l’artrosi del gomito

L’artrosi del gomito è una patologia caratterizzata dal deterioramento della cartilagine, il tessuto che riveste le superfici delle ossa e ne facilita lo scorrimento durante il movimento.

Alle alterazioni della cartilagine possono associarsi osteofiti, cioè sporgenze ossee, e corpi mobili, piccoli frammenti di osso o cartilagine presenti nell’articolazione. Questi elementi possono contribuire al dolore, alla rigidità e agli ostacoli meccanici al movimento.

L’impatto sulla vita quotidiana varia da persona a persona. Alcuni pazienti avvertono fastidio soprattutto quando cercano di distendere completamente il braccio; altri incontrano difficoltà nel piegarlo o nello svolgere attività ripetitive. La valutazione deve quindi considerare sia le alterazioni articolari sia le limitazioni concretamente riferite dal paziente.

Quali sono le cause dell’artrosi del gomito

L’artrosi può svilupparsi dopo un trauma che ha modificato la struttura o il funzionamento dell’articolazione. Fratture, lussazioni e lesioni pregresse possono contribuire all’usura delle superfici articolari anche a distanza di tempo.

In altri casi, la comparsa del problema si associa a sollecitazioni ripetute, legate ad attività lavorative o sportive particolarmente impegnative per il gomito.

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