Epicondilite a Roma: infiltrazioni, padel e cure con il Dott. Marco Scacchi
Il dolore nella parte esterna del gomito può comparire mentre si solleva una borsa, si stringe un oggetto o si impugna una racchetta. Quando questi gesti diventano fastidiosi, una delle possibili cause è l’epicondilite, conosciuta anche come gomito del tennista. Il disturbo può interessare sportivi, lavoratori manuali e persone che sottopongono ripetutamente polso e avambraccio a uno sforzo.
Per chi cerca una valutazione dell’epicondilite a Roma, capire quali trattamenti abbiano benefici documentati è importante quanto riconoscere i sintomi. Le infiltrazioni di cortisone, PRP e acido ialuronico vengono spesso citate tra le opzioni disponibili, ma presentano evidenze e limiti differenti.
Il Dott. Marco Scacchi si occupa delle patologie del gomito e della spalla dell’adulto. Una valutazione specialistica permette di discutere la diagnosi, il ruolo delle attività quotidiane e sportive e le possibili scelte terapeutiche, senza confondere un sollievo rapido con una guarigione duratura.
Che cos’è l’epicondilite e perché viene chiamata gomito del tennista
L’epicondilite è una tendinopatia che interessa i tendini degli estensori del polso nella loro inserzione sulla parte esterna del gomito. Non può essere descritta soltanto come una semplice infiammazione: comprende alterazioni del tessuto tendineo e della sua risposta alle sollecitazioni.
Il nome “gomito del tennista” deriva dalla sua associazione con gli sport di racchetta, ma non è necessario giocare a tennis per svilupparla. Anche alcuni gesti lavorativi o domestici possono sollecitare la stessa regione.
La scheda dedicata all’epicondilite e al gomito del tennista approfondisce le caratteristiche della patologia. Individuare il problema permette di evitare che ogni dolore laterale del gomito venga trattato allo stesso modo.
Sintomi dell’epicondilite e diagnosi
Il sintomo tipico è il dolore sulla parte esterna del gomito, che può estendersi verso l’avambraccio. Il fastidio può aumentare quando si afferrano oggetti, si sollevano pesi o si utilizzano polso e avambraccio contro resistenza. La presa può sembrare meno forte perché il dolore limita lo sforzo.
La diagnosi si basa soprattutto sul colloquio e sull’esame clinico. Il medico considera la sede dei sintomi, i movimenti che li provocano, le attività svolte e la storia del disturbo.
Ecografia, radiografie o risonanza magnetica non sono obbligatorie per tutti: possono essere richieste in casi selezionati, per chiarire dubbi diagnostici o valutare altre cause. Portare gli esami già eseguiti e descrivere le terapie provate aiuta a rendere la visita più utile.

Infiltrazioni per epicondilite: quali domande fare prima di scegliere
Prima di valutare un’infiltrazione è utile chiarire il suo obiettivo. Si vuole ridurre temporaneamente il dolore, migliorare la funzione nel tempo oppure ottenere entrambi i risultati? La risposta influenza il modo in cui si interpretano i benefici proposti.
È altrettanto importante conoscere le alternative, i possibili effetti indesiderati e le incertezze delle prove scientifiche. Un trattamento che appare migliore di un altro non è necessariamente superiore a un placebo, cioè a una procedura di confronto senza il principio attivo studiato.
La decisione deve quindi inserirsi in un percorso complessivo, con obiettivi condivisi e momenti di rivalutazione. Il solo nome della sostanza utilizzata non permette di prevedere il risultato individuale.
Cortisone per epicondilite: sollievo iniziale e risultati nel tempo
Le infiltrazioni di cortisone possono ridurre il dolore nelle prime settimane. Questo effetto iniziale, tuttavia, non equivale alla risoluzione del problema tendineo.
Il percorso di cura della British Elbow and Shoulder Society, pubblicato nel 2023, raccomanda di non utilizzare infiltrazioni di corticosteroidi per l’epicondilite. La raccomandazione considera il rapporto tra il miglioramento precoce e gli esiti successivi: il beneficio può non mantenersi e nel medio periodo i risultati possono essere peggiori rispetto ai gruppi di confronto.
Se sono già state effettuate infiltrazioni, è utile riferire al medico quante ne sono state eseguite, quando e con quale risposta. La storia dei trattamenti contribuisce alla valutazione, senza permettere da sola di prevedere l’evoluzione del disturbo.
PRP per epicondilite: cosa sappiamo sulla sua efficacia
Il PRP, o plasma ricco di piastrine, viene preparato a partire dal sangue del paziente. È proposto con l’intento di favorire processi riparativi, ma il razionale biologico non dimostra automaticamente un beneficio clinico.
Per l’epicondilite, le linee guida BESS del 2023 indicano che il paziente deve essere informato della possibilità che il PRP non offra vantaggi rispetto al placebo. Le prove esaminate non dimostrano un beneficio certo su dolore e funzione e presentano limiti di qualità.
Il PRP non dovrebbe quindi essere descritto come una cura capace di garantire la rigenerazione del tendine. Se viene proposto, è opportuno discutere aspettative, costi, alternative e criteri con cui valutarne l’eventuale utilità.
Acido ialuronico per epicondilite: risultati promettenti e limiti
Le infiltrazioni di acido ialuronico sono state studiate anche nell’epicondilite. Alcune ricerche riportano miglioramenti del dolore e della funzione, ma i risultati richiedono un’interpretazione prudente.
Una revisione pubblicata nel 2026 dalla Società Brasiliana di Chirurgia della Spalla e del Gomito ha rilevato possibili vantaggi rispetto al cortisone in alcuni contesti e tempi di osservazione. La certezza delle prove è stata però giudicata molto bassa.
Un confronto favorevole con il cortisone non basta, da solo, a dimostrare una superiorità certa rispetto al placebo o ad altri percorsi di cura. L’acido ialuronico deve quindi essere discusso senza promesse di guarigione e tenendo conto dell’incertezza disponibile.
Padel ed epicondilite: quale relazione esiste
Il padel comporta prese ripetute, accelerazioni e gesti tecnici che impegnano l’arto superiore. Il dolore al gomito durante o dopo una partita merita attenzione, soprattutto se si ripresenta e limita anche attività quotidiane.
Uno studio di Muñoz e collaboratori, pubblicato nel 2022 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, ha esaminato gli infortuni dell’arto superiore in 950 giocatori amatoriali. Il lavoro richiama l’importanza dei disturbi tendinei e dell’epicondilite nel padel.
Sono state osservate associazioni tra infortuni dell’arto superiore, caratteristiche dell’attrezzatura e volume di gioco. Trattandosi di dati osservazionali raccolti tramite questionario, non si può concludere che un singolo fattore provochi necessariamente epicondilite.
Peso della racchetta e ore di gioco
Nello studio, una maggiore frequenza di infortuni dell’arto superiore era associata a racchette di peso pari o superiore a 350 grammi e a un’attività superiore a sei ore settimanali. Questi dati non definiscono una soglia universale di sicurezza e non riguardano esclusivamente l’epicondilite.
La scelta dell’attrezzatura va valutata insieme alle caratteristiche del giocatore e alle sue abitudini. Comprare una racchetta più leggera non costituisce, da solo, un trattamento per il dolore.
Tecnica e gestione dell’allenamento
È utile discutere la tecnica con un istruttore qualificato e programmare l’attività in modo compatibile con la propria preparazione. Se il gomito è doloroso, aumentare contemporaneamente durata e intensità delle partite può rendere più difficile capire quali sollecitazioni siano tollerate.
Riscaldamento, preparazione fisica e distribuzione delle sedute fanno parte della gestione sportiva. Nessuna singola misura garantisce però l’assenza di disturbi: le indicazioni devono essere adattate al giocatore.
Come si cura l’epicondilite e quanto dura il recupero
Il percorso parte dalla diagnosi e dall’adattamento delle attività che provocano dolore. Il riposo relativo non coincide necessariamente con l’immobilità completa: occorre individuare quali gesti modificare e come gestire gli impegni quotidiani.
La fisioterapia e gli esercizi personalizzati possono far parte del trattamento, con una progressione adeguata alla situazione. Il programma va concordato con i professionisti che seguono il paziente, evitando di applicare automaticamente esercizi trovati online.
Il recupero può richiedere mesi e avere un andamento altalenante. Un periodo di maggiore fastidio non dimostra necessariamente un nuovo danno, ma può richiedere di rivalutare il carico e il percorso seguito.
Prima di tornare al padel è utile discutere come aumentare gradualmente l’attività. L’obiettivo non è soltanto completare una partita, ma recuperare una pratica sostenibile nel tempo.
Epicondilite a Roma: valutazione con il Dott. Marco Scacchi
Chi cerca una visita per l’epicondilite a Roma può consultare il sito del Dott. Marco Scacchi, specialista in Ortopedia e Traumatologia, che si occupa delle patologie del gomito e della spalla.
Durante la valutazione è utile spiegare quali attività si desidera recuperare, quanto dura il dolore e quali trattamenti siano già stati tentati. Queste informazioni aiutano a discutere un percorso coerente con il quadro clinico e le esigenze personali.
Per informazioni e appuntamenti è disponibile la pagina dei contatti. La scelta di un’eventuale infiltrazione deve nascere da un confronto sui benefici attesi, sui limiti e sulle alternative, all’interno della gestione complessiva del problema.
Il contenuto ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica individuale.