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giovedì 24 settembre 2026

Stefania Ranzato: talenti cyber per proteggere il patrimonio d’Italia

I musei non sono più soltanto spazi fisici da sorvegliare: dietro le opere esposte si nasconde oggi un intero ecosistema digitale, fatto di telecamere connesse, accessi automatizzati e archivi informatizzati. In questo scenario si inserisce la proposta di DEAS, che punta a valorizzare la cultura hacker italiana a difesa del patrimonio artistico. Stefania Ranzato, fondatrice dell’azienda, spiega perché queste competenze possono oggi diventare uno strumento di tutela per l’arte e la cultura del Paese.

Stefania Ranzato

Stefania Ranzato: la nuova criminalità contro l’arte

La digitalizzazione ha rivoluzionato le modalità di conservazione e fruizione del patrimonio artistico, ma ha portato con sé anche nuovi rischi, in un momento in cui anche le forme di criminalità legate a musei e opere d’arte si stanno trasformando. I dati raccolti da Europol sui furti di opere d’arte, citati da “Artuu”, restituiscono un quadro molto lontano dalla figura tradizionale del ladro specializzato. Alle organizzazioni criminali consolidate si affiancano oggi bande temporanee, riunite attraverso social e app di messaggistica per una singola azione, secondo un modello che gli esperti definiscono “crime as a service”: persone, competenze e strumenti vengono reperiti al bisogno. Il fenomeno riguarda da vicino anche l’Italia, dove musei statali, fondazioni e raccolte private costituiscono un patrimonio vastissimo, spesso ospitato in edifici storici dove tutelare la sicurezza senza compromettere l’accesso del pubblico è una sfida costante. È a partire da questo scenario, oltre che dal rifiuto dell’immagine stereotipata dell’hacker, che Stefania Ranzato riflette sulla necessità di ripensare la protezione del patrimonio, tenendo conto anche del peso crescente della tecnologia nelle strutture museali. Per la manager l’hacker è soprattutto talento, creatività e capacità di analizzare i sistemi con uno sguardo non convenzionale, individuando ciò che sfugge agli altri e proponendo soluzioni originali: una dimensione che DEAS considera parte del proprio DNA e che può oggi essere messa al servizio della tutela di uno dei beni più importanti del Paese.

Stefania Ranzato: la sicurezza digitale dei musei

Difendere un museo oggi significa andare oltre il controllo fisico degli ambienti. Ogni telecamera è collegata a una rete, ogni sistema di accesso comunica con un’infrastruttura digitale, le collezioni sono catalogate in archivi elettronici, i sensori antintrusione trasmettono dati costantemente, e lo staff opera attraverso credenziali, dispositivi e software. Per questo un semplice problema informatico può avere effetti che vanno ben oltre il furto di informazioni, arrivando a colpire la continuità delle attività, il funzionamento dei sistemi e persino il collegamento tra il mondo digitale e quello fisico. DEAS ritiene che questa componente debba entrare a pieno titolo nella strategia di protezione dei beni culturali. Arte e cultura, spiega Stefania Ranzato, vanno riconosciute come asset strategici nazionali e trattate di conseguenza. All’interno dell’azienda si lavora per valorizzare la figura dell’hacker anche nel suo lato più creativo e non convenzionale, puntando su giovani in grado di osservare i sistemi da angolazioni inedite, scovare falle e proporre soluzioni fuori dagli schemi: un know-how che, oltre a essere prezioso per la sicurezza informatica in generale, può rivelarsi decisivo anche per proteggere il patrimonio artistico e culturale italiano.

CIRCOLINK, l’Università LUMSA coordina la ricerca europea sul riuso dei mobili

"Favorire la transizione del settore arredamento in ambito europeo verso un modello di economia circolare": così Valentina Cucino, referente CIRCOLINK per l’Università LUMSA, descrive l'obiettivo del progetto dedicato a ripensare il ciclo di vita dei mobili.

Università LUMSA

Università LUMSA: i dettagli del progetto CIRCOLINK per l'economia circolare del mobile

CIRCOLINK, acronimo di Circular Revolution through Collaborative LINKs in Furniture Ecosystems, è il progetto coordinato dall’Università LUMSA che, secondo la classificazione di Horizon Europe, è riconosciuto come rilevante al 100% per gli obiettivi di “Climate Action”, in linea con l'European Green Deal e la Biodiversity Strategy europea. Il progetto riunisce 17 partner provenienti da otto Paesi europei, con l'obiettivo di accompagnare il settore del mobile verso un'economia realmente circolare attraverso attività di ricerca, innovazione e sperimentazione sul campo. Il tema non è marginale: secondo il Joint Research Centre della Commissione europea (dati 2024), l'industria dell'arredamento è il settore con il maggiore impatto ambientale dopo tessile e calzature. Con una produzione nel 2025 pari a 104 miliardi di euro e consumi per 110 miliardi di euro (dati CSIL 2026), il settore genera ogni anno circa 10,78 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali tra l'80% e il 90% viene incenerito o conferito in discarica, mentre solo circa il 10% viene riciclato (dati Cordis 2022). Il quadro normativo europeo si sta evolvendo, con iniziative come il Right to Repair, il regolamento EUDR, il REACH e il nuovo regolamento ESPR, ma strumenti fondamentali come l'Ecolabel europeo e i criteri per gli appalti pubblici verdi restano ancora volontari in molti Paesi, limitando la diffusione di pratiche di ecodesign specifiche per il settore.

Università LUMSA: le voci del progetto e i sette pilot SHIFTER

"Nonostante le numerose iniziative già avviate, la diffusione su larga scala dei modelli di business circolari nel settore del mobile continua a essere frenata da barriere di natura normativa, economica e organizzativa", ha spiegato la professoressa Laura Michelini, ordinaria di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università LUMSA e responsabile scientifica di CIRCOLINK, indicando tra le criticità la carenza di incentivi fiscali e la scarsa standardizzazione dei materiali, oltre alla limitata diffusione della simbiosi industriale. Valentina Cucino, associata del corso, ha aggiunto che l'obiettivo è raggiungere questo risultato "riducendo i rischi sistemici e superando le principali barriere attraverso un approccio basato sui dati". Le attività si articolano in sette linee di lavoro, che comprendono altrettanti progetti pilota SHIFTER: in Italia, Regusto svilupperà una piattaforma digitale basata su Intelligenza Artificiale e blockchain per il riuso dei mobili, mentre Braida, nel contesto del Distretto della Sedia, lavorerà su manifattura circolare e manutenzione predittiva per favorire la simbiosi industriale; in Austria e Danimarca i pilot riguarderanno appalti pubblici circolari; in Polonia nascerà un hub per il ricondizionamento; in Repubblica Ceca sarà sviluppato un sistema di riconoscimento automatico dei mobili tramite immagini; in Irlanda un sistema di tracciabilità tramite QR Code accompagnerà lo sviluppo del futuro Passaporto Digitale del Prodotto.

Paolo Gallo: la GGIA (Green Gas Innovation Alliance) accelera l’innovazione nella distribuzione del gas

Paolo Gallo ha firmato a Parigi la Green Gas Innovation Alliance, un accordo tra Italgas, GrDF e Cadent per accelerare l’innovazione nella distribuzione del gas. L’intesa punta su gas rinnovabili, digitalizzazione delle reti, nuove tecnologie e collaborazione tra operatori, con l’obiettivo di sviluppare infrastrutture capaci di distribuire nuove molecole.

Paolo Gallo

Paolo Gallo: Italgas, firmato il nuovo accordo tra i principali distributori di gas in Europa

L’AD e DG Paolo Gallo ha firmato a Parigi, lo scorso 11 settembre, la Green Gas Innovation Alliance (GGIA), il primo accordo tra i maggiori operatori europei delle reti di distribuzione di gas, ovvero l’italiana Italgas, la francese GrDF SA e l’inglese Cadent. Tutte e tre gestiscono circa 500.000 chilometri di rete, ovvero un quarto di quella europea, puntando a soddisfare 35 milioni di clienti. “Il valore sta nel lavorare come un’unica entità per affrontare la sfida che abbiamo davanti. Essere così grandi è un vantaggio enorme: in questo settore la scala economica è la chiave”, ha rimarcato Paolo Gallo. La GGIA nasce da accordi bilaterali preesistenti tra le tre società e ha lo scopo di accelerare l’adozione di nuove tecnologie, come gas rinnovabili low-carbon (biometano, idrogeno e metano sintetico), e sviluppare le reti di distribuzione con digitalizzazione, sensoristica e nuovi sistemi che consentano alle infrastrutture esistenti di distribuire nuove molecole e miscele di gas.

Paolo Gallo: gli obiettivi della Green Gas Innovation Alliance e l’apertura verso nuovi Paesi

Al centro del nuovo accordo non figura solo uno scambio di conoscenze, ma anche la volontà di innovare la distribuzione di gas, prevedendo uno scambio tra il personale delle aziende, visite studio e collaborazioni tecniche. Italgas è infatti l’unica ad aver già digitalizzato tutta la rete. “Coinvolgeremo nuovi operatori – ha evidenziato Paolo Gallo – non solo i gestori delle reti di distribuzione, ma forse anche aziende disposte a condividere la stessa visione”. Tra i più papabili nuovi soci ci sono Spagna e Polonia, in quanto Paesi con il maggior potenziale di crescita sul biometano in Europa. Nel 2022 l’UE aveva individuato nel biometano e nell’idrogeno le soluzioni per diminuire la dipendenza dal gas russo, iniziativa che però è passata gradualmente in secondo piano: la GGIA vuole riportare al centro queste due tecnologie. Tra i tre Paesi firmatari della GGIA, la Francia è la più avanzata sul fronte biometano, con 700 impianti già connessi alla propria rete. Intanto, Italgas ha avviato un progetto pilota in Sardegna sull’idrogeno verde prodotto da impianti fotovoltaici, unendolo al gas naturale in rete. “Abbiamo iniziato con il 2% – ha specificato Paolo Gallo – e ora stiamo passando al 20% per uso residenziale, senza chiedere ai clienti di cambiare le loro abitudini”. Inoltre, il Gruppo sta testando una miscela di idrogeno in Abruzzo e ha sviluppato la tecnologia proprietaria Digital Reverse Flow, con lo scopo di aumentare la capacità della rete locali di assorbire biometano.

Gian Maria Mossa: un altro mese di forte crescita per Banca Generali

“Un altro mese di forte crescita trainato dalla spinta di nuova clientela e dall’attenzione che ci arriva dal mondo imprenditoriale”. Con queste parole, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Generali Gian Maria Mossa ha commentato i dati della raccolta di agosto, un mese che si è chiuso con 602 milioni e che ha portato la raccolta cumulata da inizio anno a 5,7 miliardi, in crescita del 43% su base annua. Si tratta del miglior risultato di sempre sia per il mese di agosto sia per i primi otto mesi dell’anno.

Gian Maria Mossa

Gian Maria Mossa: i numeri della raccolta di Banca Generali

La raccolta del mese del Gruppo guidato da Gian Maria Mossa conferma la solidità dei risultati e la capacità della rete di catalizzare nuovi flussi di liquidità, pari a 422 milioni nel mese, pur nel tradizionale periodo di vacanze e con una crescente volatilità dei mercati, in vista di future opportunità di investimento in prodotti gestiti e amministrati coerenti con gli obiettivi e i profili di rischio della clientela. Gli Assets under Investment (AUI) hanno registrato una raccolta netta positiva per 98 milioni nel mese, portando il totale da inizio anno a 2,7 miliardi. All’interno di questo dato, si conferma particolarmente robusto il contributo delle soluzioni gestite, pari a 114 milioni nel mese e 2,4 miliardi da inizio anno, a testimonianza della continua domanda per soluzioni a elevato valore consulenziale. Tra queste, la raccolta in fondi e Sicav, pari a 196 milioni nel mese e 1,6 miliardi da inizio anno, è risultata consistente, trainata in particolare dai fondi di casa (156 milioni nel mese, 1,4 miliardi da inizio anno), che confermano l’apprezzamento per la qualità dell’offerta. L’andamento delle altre componenti gestite riflette principalmente un diverso mix di allocazione degli investimenti, senza alterare il forte trend di crescita registrato da inizio anno.

Gian Maria Mossa guarda al futuro tra risiko bancario e nuove sinergie

Nel suo intervento, Gian Maria Mossa ha sottolineato come, a dispetto del clima di ferie e della volatilità sui tassi e sui listini legata alle rinnovate pressioni inflattive delle ultime settimane, i banker della rete abbiano rafforzato la vicinanza alle famiglie, trovando ulteriore riscontro nel modello distintivo d’offerta e nelle competenze dei professionisti. “Anche sul fronte della crescita esterna, nonostante le speculazioni sul risiko dopo la recente Ops promossa da Banca MPS – ha commentato l’AD – continuiamo a registrare grande attenzione da diversi banker di standing che puntano a valorizzare al meglio il proprio potenziale, riconoscendo nella solidità della nostra squadra e unicità di modello un punto di riferimento per lo sviluppo della propria carriera”. Guardando ai prossimi mesi, Gian Maria Mossa ha confermato che l’attenzione resta concentrata sulle opportunità nel segmento di riferimento e sulle sinergie con Intermonte, con la consapevolezza di poter raggiungere e superare gli ambiziosi target prefissati.

Flavio Cattaneo: nuova crescita negli USA per Enel, con espansione nel solare

Nuova crescita per Enel nel mercato statunitense: il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha infatti perfezionato l’acquisizione di un portafoglio di impianti solari pari a 810 MW, dislocati tra Utah e Tennessee, per un corrispettivo di 760 milioni di dollari. L’operazione consolida la presenza del Gruppo nel mercato statunitense, rafforzandone ulteriormente il ruolo nelle energie rinnovabili.

 Flavio Cattaneo

Flavio Cattaneo: 810 MW di impianti solari acquisiti negli Stati Uniti

Come specificato da Enel in una nota, l’operazione include due parchi fotovoltaici divenuti operativi tra il 2023 e il 2025, con entrambe le strutture coperte da accordi commerciali di lunga durata con primarie realtà industriali, fattore che ne assicura ulteriormente la solidità. L’acquisizione, dal controvalore economico pari a 760 milioni di dollari, si inserisce nell’ambito degli accordi che il Gruppo guidato dall’AD Flavio Cattaneo ha siglato lo scorso febbraio con il fondo di investimento Excelsior Energy Capital. Importante il valore strategico sul mercato statunitense, con 810 MW di potenza acquisita e previsioni che indicano come tali strutture possano contribuire al margine operativo lordo ordinario per circa 90 milioni di dollari su base annua. Non solo: la crescita potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi, considerando ulteriori opportunità di acquisizione per 15 GW di impianti già in esercizio, anche in altri mercati.

Flavio Cattaneo: Enel nelle energie rinnovabili

Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha precisato come l’operazione si inserisca nel contesto degli accordi siglati con Excelsior Energy Capital per l’acquisizione di oltre 1 GW tra fotovoltaico ed eolico. In merito, Enel prevede di integrare i rimanenti 205 MW di generazione eolica entro la fine del 2026. Prende forma, in tal modo, un elemento chiave del Piano Strategico del Gruppo per accelerare la crescita nel settore delle fonti di energia rinnovabile. In linea con questo, da gennaio a oggi, Enel ha già acquisito circa 1,5 GW tra Stati Uniti ed Europa, facendo seguito ai 2,2 GW acquisiti nello scorso anno. L’obiettivo è posizionarsi come leader di settore tra le realtà estere che operano negli Stati Uniti, un’area caratterizzata da forte incremento della domanda anche in virtù della spinta proveniente dai sistemi di Intelligenza Artificiale e dai data center.

mercoledì 23 settembre 2026

Colonscopia Virtuale a Siracusa: TAC Colon | Villa Rizzo

 

Colonscopia Virtuale in Sicilia: l’esame del colon presso Clinica Villa Rizzo

La colonscopia virtuale, chiamata anche colonografia TC o TAC del colon, è una metodica di diagnostica per immagini che permette di studiare il colon attraverso immagini ottenute con una tomografia computerizzata e successivamente elaborate mediante software dedicati.

Per chi cerca dove effettuare una colonscopia virtuale in Sicilia, la Clinica Villa Rizzo di Siracusa dispone di un Centro di Diagnostica per Immagini nel quale viene eseguito questo esame. La struttura si trova in Via Sebastiano Agati 3, Siracusa.

Rispetto alla colonscopia tradizionale, la colonscopia virtuale non prevede l'avanzamento di un colonscopio lungo tutto il colon. Si tratta infatti di una procedura radiologica basata sulla TC: dopo un'adeguata preparazione intestinale, il colon viene disteso introducendo aria o anidride carbonica attraverso un piccolo tubicino posizionato nel retto e vengono acquisite immagini che consentono al radiologo di esaminare la superficie interna dell'intestino.

Villa Rizzo descrive la propria colonscopia virtuale come una TC dell'addome eseguita dopo insufflazione di aria nell'intestino. Le immagini vengono successivamente elaborate attraverso un software che permette una navigazione virtuale all'interno del colon. La struttura indica per l'esame una durata di circa 10 minuti.

Che cos’è la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale è un esame diagnostico radiologico finalizzato allo studio del grosso intestino.

Il suo nome può generare qualche equivoco: non si tratta infatti di una colonscopia endoscopica eseguita “virtualmente”, ma di una particolare applicazione della tomografia computerizzata.

Durante una colonscopia tradizionale il medico introduce nell'intestino uno strumento flessibile dotato di videocamera. Nella colonografia TC, invece, vengono acquisite numerose immagini radiologiche dell'addome e del colon.

Un software dedicato ricostruisce successivamente le immagini anche in forma tridimensionale, permettendo al radiologo di osservare virtualmente l'interno dell'intestino e ricercare eventuali anomalie, come polipi o masse.

È proprio l'assenza del passaggio del colonscopio lungo tutto il colon a rendere questa procedura meno invasiva dal punto di vista endoscopico.

Come si esegue la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale mediante TAC richiede una preparazione del colon, perché la presenza di feci o residui intestinali potrebbe rendere più difficile la corretta interpretazione delle immagini.

Le modalità precise di preparazione devono essere fornite dalla struttura sanitaria che esegue l'esame.

Generalmente può essere necessario seguire indicazioni alimentari specifiche e utilizzare prodotti per la pulizia intestinale. In alcuni protocolli possono essere impiegati anche mezzi di contrasto assunti per via orale per marcare eventuali residui presenti nell'intestino.

Al momento dell'esame viene inserito per un breve tratto nel retto un piccolo tubicino attraverso il quale viene disteso il colon con aria o anidride carbonica.

Il paziente viene quindi posizionato sull'apparecchiatura TC e vengono acquisite le immagini dell'addome. In genere l'esame viene effettuato in differenti posizioni per consentire una migliore visualizzazione delle pareti intestinali.

Successivamente, il radiologo analizza sia le immagini TC tradizionali sia le ricostruzioni virtuali del colon.

Presso la Clinica Villa Rizzo di Siracusa, la struttura indica una durata dell'esame di circa 10 minuti.

La colonscopia virtuale richiede sedazione?

Uno degli aspetti che distinguono la colonografia TC dalla colonscopia tradizionale è che normalmente non richiede sedazione.

Questo significa che il paziente non viene sottoposto alla sedazione tipicamente utilizzata in molti esami endoscopici.

La distensione del colon può determinare temporaneamente una sensazione di pressione o gonfiore addominale, ma l'esame vero e proprio è generalmente rapido.

Il fatto che non sia generalmente necessaria una sedazione può essere particolarmente interessante per quei pazienti che, dopo una valutazione medica, cercano un'alternativa diagnostica alla colonscopia convenzionale.

La scelta tra le due procedure deve comunque essere effettuata sulla base dell'indicazione clinica e non soltanto della preferenza personale.

Colonscopia virtuale o tradizionale: quali sono le differenze?

La domanda “meglio colonscopia virtuale o tradizionale?” è molto frequente, ma le due procedure non sono completamente sovrapponibili.

La colonscopia tradizionale è una procedura endoscopica che consente di osservare direttamente la mucosa del colon. Se durante l'esame viene individuato un polipo o un'altra formazione sospetta, il medico può effettuare una biopsia o procedere, quando indicato, alla rimozione della formazione durante la stessa procedura.

La colonscopia virtuale è invece esclusivamente diagnostica.

Permette di individuare immagini compatibili con polipi, masse o altre alterazioni, ma non consente di eseguire biopsie né di rimuovere le lesioni.

Se la colonografia TC individua una formazione clinicamente significativa, può quindi essere necessario effettuare successivamente una colonscopia tradizionale per la valutazione endoscopica e l'eventuale asportazione.

Non è dunque corretto considerare la colonscopia virtuale come una sostituzione automatica della colonscopia tradizionale in qualsiasi situazione.

È il medico a stabilire quale procedura sia maggiormente appropriata per il singolo paziente.

Quando può essere indicata la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale può essere presa in considerazione in differenti situazioni cliniche.

Un ambito particolarmente importante riguarda i pazienti nei quali la colonscopia tradizionale non sia risultata completa.

Le linee guida europee ESGE ed ESGAR indicano infatti la colonografia TC come esame radiologico di riferimento dopo una colonscopia incompleta.

La difficoltà a completare una colonscopia può dipendere da differenti cause anatomiche o cliniche.

In queste circostanze la TAC del colon può consentire al radiologo di proseguire la valutazione delle porzioni intestinali non esplorate dall'endoscopia, sulla base dell'indicazione dello specialista.

La colonografia TC può inoltre essere considerata in determinate situazioni nelle quali la colonscopia non sia possibile o venga scarsamente tollerata. Anche l'American College of Radiology include la colonografia TC senza contrasto endovenoso tra le opzioni considerate appropriate dopo colonscopia incompleta o nei pazienti che non riescono a tollerarla.

Colonscopia virtuale in caso di stenosi del colon

La presenza di un restringimento, o stenosi del colon, può rendere difficoltoso o impossibile il passaggio dello strumento endoscopico oltre un determinato tratto.

Quando una colonscopia risulta incompleta, il medico può valutare l'opportunità di ricorrere a un esame radiologico complementare come la colonografia TC.

Le linee guida europee raccomandano la TC colonografica proprio come opzione diagnostica dopo una colonscopia incompleta, valutando modalità e tempistiche in funzione della situazione clinica.

Ciò non significa tuttavia che la colonscopia virtuale sia automaticamente indicata in presenza di qualsiasi stenosi.

Ogni situazione deve essere valutata dal medico e dal radiologo, soprattutto quando sono presenti condizioni infiammatorie acute o altre possibili controindicazioni.

La colonscopia virtuale utilizza il mezzo di contrasto?

Per una colonografia TC standard, il mezzo di contrasto endovenoso non è necessariamente richiesto.

L'American College of Radiology considera infatti generalmente appropriata, in diversi scenari di screening e dopo colonscopia incompleta, la CT colonography senza mezzo di contrasto endovenoso.

Questo non deve però essere confuso con la preparazione intestinale.

Alcuni protocolli prevedono l'assunzione orale di sostanze utilizzate per “marcare” i residui fecali, rendendoli più facilmente distinguibili dalle vere lesioni nelle immagini TC.

La preparazione e l'eventuale utilizzo di contrasto possono cambiare in base all'indicazione clinica e al protocollo adottato dalla struttura.

Per questo motivo il paziente deve seguire esclusivamente le istruzioni fornite dalla Clinica e non modificare autonomamente la preparazione.

Quali sono i vantaggi della colonscopia virtuale?

Tra gli aspetti che possono rendere interessante la colonscopia virtuale vi è innanzitutto la minore invasività endoscopica.

Non viene infatti introdotto un colonscopio lungo tutto l'intestino.

L'esame è inoltre relativamente rapido e normalmente non richiede sedazione. La colonografia TC permette anche al radiologo di osservare le strutture addominali comprese nel campo di acquisizione delle immagini. Villa Rizzo sottolinea infatti che l'esame consente anche una valutazione degli organi addominali visualizzati dalla TC.

Questi aspetti possono rendere la metodica particolarmente utile in pazienti selezionati, sempre su indicazione medica.

Quali sono i limiti della TAC del colon?

Anche la TAC del colon presenta limiti che è importante conoscere.

Il principale è che si tratta di una procedura puramente diagnostica.

Se viene individuato un polipo che richiede l'asportazione o una lesione per cui sia necessaria una biopsia, sarà necessario ricorrere alla colonscopia tradizionale.

Inoltre, la colonografia TC utilizza raggi X e quindi comporta esposizione a radiazioni ionizzanti, sebbene vengano utilizzati protocolli dedicati e generalmente a bassa dose.

Non è infine indicata indistintamente per tutti i pazienti.

Le linee guida europee, ad esempio, raccomandano di non eseguire la colonografia TC in presenza di infiammazione acuta del colon o immediatamente dopo alcuni interventi sul colon, salvo specifica valutazione multidisciplinare.

La scelta dell'esame deve quindi avvenire sempre dopo un'appropriata valutazione medica.

Colonscopia virtuale a Siracusa presso Clinica Villa Rizzo

Chi cerca una colonscopia virtuale in Sicilia può rivolgersi alla Clinica Villa Rizzo di Siracusa, che inserisce questa prestazione tra gli esami disponibili presso il proprio Centro di Diagnostica per Immagini.

La struttura dispone di apparecchiature TC presso il proprio reparto diagnostico e offre differenti prestazioni di diagnostica per immagini, tra cui TC, Cardio TC, Angio TC, risonanza magnetica, radiologia convenzionale, mammografia ed ecografia.

La Clinica si trova in:

Clinica Villa Rizzo
Via Sebastiano Agati, 3 – 96100 Siracusa

Sul sito ufficiale sono disponibili anche le indicazioni per raggiungere la struttura provenendo dalle principali direttrici della Sicilia orientale.

Colonscopia virtuale in Sicilia: perché rivolgersi a un centro di diagnostica per immagini

La corretta esecuzione di una colonografia TC non dipende solamente dalla tecnologia utilizzata, ma dall'intero percorso diagnostico: preparazione del paziente, distensione adeguata del colon, acquisizione delle immagini secondo protocolli dedicati e interpretazione da parte del medico radiologo.

Il Centro di Diagnostica per Immagini di Villa Rizzo comprende diverse apparecchiature radiologiche e TC e la colonscopia virtuale figura esplicitamente tra le prestazioni offerte dalla Clinica.

Prima di prenotare è opportuno comunicare alla struttura eventuali precedenti esami, patologie intestinali, interventi chirurgici, terapie in corso e ogni altra informazione richiesta dal personale sanitario.

Le donne in gravidanza o che sospettano una gravidanza devono inoltre segnalarlo preventivamente al medico o al personale radiologico, poiché l'esame utilizza raggi X.

Come prenotare una colonscopia virtuale in Sicilia

Per conoscere disponibilità, preparazione necessaria e modalità di accesso alla colonscopia virtuale presso Clinica Villa Rizzo, è consigliabile contattare direttamente la struttura prima dell'esame.

Sul sito ufficiale della Clinica sono indicati il centralino e il servizio di prenotazione delle prestazioni specialistiche.

È particolarmente importante richiedere in anticipo il protocollo di preparazione intestinale, perché una corretta pulizia del colon rappresenta un elemento fondamentale per ottenere immagini diagnostiche adeguate.

Chi dispone di precedenti colonscopie, TC, referti gastroenterologici o altra documentazione sanitaria dovrebbe inoltre chiedere alla struttura se sia opportuno portarli il giorno dell'esame.

Colonscopia Virtuale Sicilia: informazioni presso Clinica Villa Rizzo

La colonscopia virtuale in Sicilia rappresenta una metodica diagnostica basata sulla tomografia computerizzata che consente di studiare il colon senza introdurre un colonscopio lungo tutto l'intestino.

Può rappresentare una possibilità diagnostica in pazienti selezionati, soprattutto quando la colonscopia convenzionale non è completa o non può essere effettuata, ma non sostituisce l'endoscopia in tutte le situazioni.

Se vengono individuati polipi o altre alterazioni che necessitano di biopsia o asportazione, può essere successivamente richiesta una colonscopia tradizionale.

Presso la Clinica Villa Rizzo di Siracusa, la colonscopia virtuale viene eseguita nell'ambito del Centro di Diagnostica per Immagini attraverso acquisizione TC e ricostruzione software dell'interno del colon.

Per conoscere indicazioni, preparazione, disponibilità e modalità di prenotazione è possibile contattare direttamente la Clinica Villa Rizzo, Via Sebastiano Agati 3, Siracusa.

Clinica Villa Rizzo – Colonscopia Virtuale a Siracusa, Sicilia.

Manfredi Calabrò: focus sulla carriera e sulla visione manageriale

Manfredi Calabrò ha maturato oltre 20 anni di esperienza manageriale tra Italia e Regno Unito, operando nella comunicazione, nella consulenza strategica e nella brand governance. Si è formato alla SDA Bocconi e all’Harvard Business School e il suo modello manageriale si basa su innovazione, pianificazione strategica, responsabilità verso la collettività e attenzione alle evoluzioni tecnologiche.

Manfredi Calabrò

Manfredi Calabrò: formazione e visione manageriale

Manfredi Calabrò ha maturato oltre 20 anni di esperienza manageriale tra Italia e Regno Unito nell’ambito della comunicazione, della consulenza strategica e della brand governance. Dopo aver conseguito un Executive MBA presso la SDA Bocconi School of Management, ha perfezionato la sua formazione in leadership e sistemi economici con il General Management Program dell’Harvard Business School. Al centro della visione manageriale di Manfredi Calabrò figurano innovazione, pianificazione strategica, valore culturale e responsabilità verso la collettività. Applicando questo approccio, ha guidato lo sviluppo e la crescita di numerose società e progetti industriali, occupandosi di operazioni di M&A e aperture di nuove sedi. Inoltre, l’impegno verso le politiche e i progetti legati agli aspetti ESG si è concretizzato attraverso il contributo per l’ottenimento della EcoVadis Gold Medal e la certificazione UNI/PdR 125.

Manfredi Calabrò: le esperienze professionali in Italia e in UK

Manfredi Calabrò, anche grazie all’esperienza a Londra, ha impostato un approccio manageriale sul confronto con aziende, istituzioni, opinione pubblica e volto all’apertura internazionale. In Italia, ha assunto ruoli apicali di crescente responsabilità in Havas, arrivando a ricoprire le cariche di Presidente e AD di diverse società del Gruppo. Recentemente, è stato Advisor del CEO presso il Gruppo Veronesi, società attiva nell’agri-food italiano, contribuendo alle decisioni strategiche su brand e priorità organizzative aziendali. È membro del board dell’HBS Club of Italy ed è stato attivo nel Consiglio Generale di Aspen Institute Italia, oltre che di Confindustria Intellect. Attualmente, Manfredi Calabrò è membro del Comitato Strategico del Centro Studi Grande Milano. È stato Adjunct Professor alla LUISS Guido Carli e resta costantemente aggiornato sulle evoluzioni dell’IA e sulle nuove tecnologie applicabili al proprio settore.