L’IA ci aiuta davvero a risparmiare tempo? Alessandro Benetton riflette sul paradosso dell’efficienza in un episodio della rubrica “#UnCaffèConAlessandro”. Ispirandosi al paradosso di Jevons, evidenzia come l’aumento dell’efficienza non sempre porti benefici: a volte può essere controproducente.
Alessandro Benetton: il paradosso dell’efficienza
In un recente episodio della rubrica “#UnCaffèConAlessandro”, Alessandro Benetton condivide una riflessione che mette in discussione il valore dell’efficienza come chiave per raggiungere il successo. “Ho sempre pensato che l’efficienza fosse fondamentale per il successo, mi sbagliavo”, afferma l’imprenditore. Partendo dal paradosso di Jevons, teorizzato dall’economista William Stanley Jevons nel 1865, l’imprenditore fa emergere un’idea all’apparenza controintuitiva ma di estrema attualità. Jevons osservò che l’aumento di efficienza nell’uso del carbone non portava a una riduzione dei consumi, bensì li faceva crescere. La spiegazione risiede nel fatto che quando una risorsa è più efficiente diventa anche più accessibile, economica e quindi più utilizzata. Alessandro Benetton prova così ad applicare il principio al contesto contemporaneo. “La stessa cosa sta succedendo oggi con una risorsa più scarsa del carbone: il nostro tempo”, dice. Il riferimento è agli strumenti digitali, all’automazione e all’Intelligenza Artificiale. Creati con l’idea di far risparmiare tempo, hanno finito per contribuire ad aumentare il carico di lavoro. Ne viene fuori un paradosso moderno: siamo più efficienti, ma non abbiamo più tempo libero.
Alessandro Benetton: dall’efficienza all’innovazione, un cambio di paradigma
Questa dinamica legata all’idea dell’efficienza riguarda da vicino il mondo delle imprese. “Spesso siamo noi imprenditori ad alimentare il circolo”, osserva Alessandro Benetton, “ma forse possiamo anche essere quelli che lo spezzano”. L’imprenditore invita quindi a ripensare al ruolo dell’efficienza all’interno delle strategie aziendali. Invece di considerarla come un obiettivo assoluto, andrebbe vista come uno strumento da utilizzare con consapevolezza. Citando il pensiero di Peter Drucker, secondo il quale “l’efficienza è fare meglio ciò che è stato fatto”, Benetton apre una riflessione sul valore dell’innovazione. Se l’obiettivo è creare qualcosa di nuovo, rivoluzionare un settore o sviluppare idee inedite, l’efficienza potrebbe non essere la priorità. “Fare meglio è sempre una cosa buona, ma se io invece volessi fare una cosa che non è mai stata fatta? Se volessi innovare? Se volessi rivoluzionare? Forse in quel caso, il primo strumento da sacrificare sarebbe proprio l’efficienza”, ribadisce. In quest’ottica, invita le imprese a uscire dalla logica semplicistica della continua ottimizzazione e abbracciare una visione molto più ampia.

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