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venerdì 2 ottobre 2026

Gomito del tennista: come riconoscere e trattare l’epicondilite

 

Epicondilite o gomito del tennista: sintomi, diagnosi e trattamento

L'epicondilite, comunemente conosciuta come gomito del tennista, è una delle principali cause di dolore nella parte laterale del gomito. Si tratta di una condizione che interessa i tendini estensori del braccio nel punto in cui si inseriscono sull'epicondilo laterale, una prominenza ossea situata sulla parte esterna dell'articolazione.

Nonostante il termine “epicondilite” richiami un processo infiammatorio, questa condizione non deve essere considerata una vera e propria infiammazione del tendine. Si tratta piuttosto di una tendinosi, cioè di una condizione di degenerazione del tendine, associata a dolore e infiammazione localizzati soprattutto nella zona esterna del gomito.

L'epicondilite interessa più frequentemente le persone tra i 30 e i 50 anni. È presente in circa l'1-3% della popolazione generale e risulta particolarmente frequente tra gli sportivi e nelle persone che svolgono attività caratterizzate da movimenti ripetitivi delle braccia.

Perché si sviluppa l'epicondilite

Alla base dell'epicondilite ci sono principalmente microtraumi ripetuti dei tendini che si inseriscono sull'epicondilo laterale.

Movimenti eccessivi o particolarmente intensi dell'avambraccio e del polso possono infatti sottoporre i tendini a un sovraccarico ripetuto. Nel tempo, la continua sollecitazione può favorire la comparsa di microlesioni e contribuire alla degenerazione del tessuto tendineo.

Il tennis rappresenta una delle attività maggiormente associate al cosiddetto gomito del tennista, proprio per la ripetitività dei movimenti del braccio e del polso. Tuttavia, l'epicondilite non interessa esclusivamente chi pratica questo sport.

Anche alcune attività lavorative e quotidiane possono sottoporre i tendini a sollecitazioni ripetute. Tra queste rientrano i lavori manuali intensivi e ripetitivi, l'utilizzo di strumenti vibranti, il giardinaggio e l'uso prolungato del mouse.

Un ruolo importante è quindi rappresentato dal sovraccarico dei tendini e dalla mancanza di adeguati periodi di riposo.

I sintomi del gomito del tennista

Il sintomo più caratteristico dell'epicondilite è il dolore laterale al gomito. Il dolore può rimanere localizzato nella zona dell'epicondilo laterale oppure irradiarsi lungo l'avambraccio fino al polso.

In genere, la sintomatologia tende ad aumentare durante l'attività fisica e durante alcuni movimenti che fanno parte della vita quotidiana.

Sollevare un oggetto, stringere la mano o ruotare il polso possono infatti provocare o accentuare il dolore.

Con il peggioramento della condizione, il dolore può diventare più persistente e, nelle fasi avanzate, può essere presente anche a riposo. La sintomatologia può inoltre arrivare a limitare in maniera significativa la mobilità dell'arto.

Un altro elemento che può accompagnare l'epicondilite è la riduzione della forza della presa. Circa il 75-80% delle persone colpite presenta una sensibilità dolorosa localizzata sull'epicondilo laterale, mentre oltre il 50% può manifestare debolezza della presa.

Questi elementi devono essere valutati nel contesto della storia clinica e dell'esame del paziente.

Come viene diagnosticata l'epicondilite

La diagnosi dell'epicondilite si basa principalmente sulla valutazione clinica e sull'anamnesi.

Raccogliere le informazioni relative ai sintomi, alle attività svolte e alle modalità con cui compare il dolore permette di orientare la valutazione. L'esame clinico è inoltre importante per confermare il sospetto di epicondilite e per escludere altre possibili cause di dolore nella parte laterale del gomito.

In determinate situazioni possono essere utilizzati anche esami strumentali.

Tra quelli che possono essere presi in considerazione rientrano:

  • radiografia standard;

  • ecografia;

  • risonanza magnetica, o RMN.

Gli esami strumentali possono aiutare a confermare il sospetto clinico, a valutare l'entità del danno a carico del tendine oppure a individuare altre possibili cause del dolore.

La valutazione clinica rimane quindi un elemento fondamentale nell'inquadramento del problema.

Quali sono i trattamenti per l'epicondilite

Il trattamento dell'epicondilite viene stabilito in relazione alla gravità dei sintomi e può prevedere un approccio conservativo oppure, nei casi in cui i trattamenti conservativi non risultino efficaci, un trattamento chirurgico.

L'obiettivo iniziale è intervenire sulla sintomatologia attraverso misure conservative.

Riposo e trattamento conservativo

Il primo approccio comprende generalmente il riposo e la limitazione dell'attività che ha provocato il disturbo.

Può essere indicata anche l'applicazione del ghiaccio per ridurre l'infiammazione e l'utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei, i cosiddetti FANS, per contribuire ad alleviare il dolore.

Fino al 90% dei casi di epicondilite si risolve con queste misure di automedicazione.

Quando il trattamento conservativo risulta efficace, non è quindi necessario ricorrere alla chirurgia.

Fisioterapia ed esercizi

La fisioterapia per l'epicondilite rappresenta un altro importante elemento del trattamento conservativo.

La riabilitazione può comprendere esercizi di stretching e di rinforzo muscolare, che sono spesso raccomandati e possono aumentare la probabilità di guarigione attraverso il trattamento conservativo.

Possono inoltre essere utilizzate terapie come l'ultrasuonoterapia, la laserterapia e la terapia con onde d'urto, che possono favorire la guarigione e contribuire alla riduzione del dolore.

Il percorso viene quindi definito in relazione alla situazione del paziente e all'evoluzione della sintomatologia.

Le infiltrazioni per l'epicondilite

Quando il dolore persiste possono essere prese in considerazione anche le infiltrazioni di plasma ricco di piastrine (PRP).

La letteratura scientifica attuale, invece, sconsiglia l'utilizzo di corticosteroidi per via infiltrativa.

Le infiltrazioni rappresentano quindi una possibilità di trattamento nei casi caratterizzati da dolore persistente, nell'ambito della valutazione complessiva della condizione.

Quando è necessario l'intervento chirurgico

Nella maggior parte dei casi l'epicondilite viene trattata senza intervento chirurgico. Tuttavia, nei casi in cui i trattamenti conservativi non abbiano successo dopo 6-12 mesi, può essere necessario valutare il trattamento chirurgico.

Si tratta di una percentuale limitata di pazienti, pari a circa il 10-15% dei casi.

L'intervento può avere l'obiettivo di rimuovere il tessuto danneggiato oppure di riparare i tendini lesionati.

L'asportazione del tessuto degenerato può essere effettuata attraverso una procedura a cielo aperto, con un'incisione localizzata nella regione laterale del gomito, oppure mediante artroscopia.

Nel trattamento artroscopico vengono utilizzate piccole incisioni che consentono di introdurre gli strumenti necessari per visualizzare l'articolazione ed eseguire l'escissione del tessuto interessato.

La scelta della procedura dipende dalla situazione del paziente e dalla valutazione dello specialista.

Epicondilite e attività quotidiane

Il fatto che l'epicondilite venga comunemente chiamata gomito del tennista può far pensare che si tratti di una patologia esclusivamente legata allo sport.

In realtà, il sovraccarico dei tendini può essere associato anche a numerose attività quotidiane o lavorative.

L'utilizzo prolungato del mouse, il giardinaggio, i lavori manuali ripetitivi e l'impiego di strumenti vibranti sono alcuni esempi di attività che possono contribuire alla comparsa del disturbo.

Anche per questo motivo, la valutazione delle abitudini e delle attività svolte dal paziente rappresenta una parte importante dell'anamnesi.

Epicondilite

Il ruolo dello specialista nelle patologie del gomito

Quando il dolore laterale al gomito persiste o limita le normali attività, una valutazione specialistica permette di analizzare i sintomi e individuare il percorso di trattamento più appropriato.

Il Dr. Marco Scacchi, specialista chirurgo in Patologie del gomito e della spalla, si occupa della valutazione delle patologie del gomito e delle relative possibilità terapeutiche.

L'approccio al trattamento dell'epicondilite può infatti partire dalle misure conservative e dalla riabilitazione, mentre nei casi che non rispondono ai trattamenti conservativi può essere presa in considerazione la chirurgia.

Per approfondire il tema dell'epicondilite e del gomito del tennista, è possibile consultare anche la pagina dedicata alla patologia sul sito di riferimento.

[APPROFONDISCI L'EPICONDILITE]

L'epicondilite, conosciuta anche come gomito del tennista, è una delle principali cause di dolore laterale al gomito e può interessare sia gli sportivi sia le persone che svolgono attività manuali o ripetitive.

Il dolore, che può estendersi dall'epicondilo laterale verso l'avambraccio e il polso, può essere accompagnato da una riduzione della forza della presa e da una limitazione dei movimenti.

La diagnosi si basa principalmente sulla valutazione clinica e sull'anamnesi, mentre in alcuni casi possono essere utili radiografia, ecografia o risonanza magnetica.

Il trattamento è inizialmente conservativo e può comprendere riposo, limitazione dell'attività, ghiaccio, FANS, fisioterapia ed esercizi di stretching e rinforzo. In caso di dolore persistente possono essere valutate le infiltrazioni di PRP.

Nei casi in cui i trattamenti conservativi non risultino efficaci dopo 6-12 mesi, può essere necessario ricorrere alla chirurgia, attraverso una procedura a cielo aperto oppure artroscopica.

La valutazione da parte di uno specialista permette di definire il percorso più appropriato in base alla situazione specifica del paziente.

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