Registrati subito gratis:

Potrai inserire nella directory tutti i siti che vorrai! L'inserimento è: gratuito, semplice ed immediato
:
:

Garanzia di qualità: non riceverai mai SPAM e potrai cancellarti in qualsiasi momento con 1 semplice click!

venerdì 2 ottobre 2026

Frattura-lussazione del gomito: cause, sintomi e trattamento Fratture-lussazioni del gomito: diagnosi e trattamento

 

Frattura-lussazione del gomito: cause, sintomi e trattamento

La frattura-lussazione del gomito è una lesione complessa che interessa contemporaneamente le strutture ossee e articolari del gomito. Si verifica quando, oltre alla frattura di una o più ossa dell'articolazione, si verifica anche la dislocazione delle superfici articolari, associata a una lesione dei legamenti.

Si tratta quindi di un tipo di trauma che può coinvolgere diverse strutture del gomito. Accanto alle lesioni legamentose, le ossa maggiormente interessate dalle fratture sono l'ulna e il radio prossimale, cioè la porzione superiore delle due ossa dell'avambraccio.

Le fratture-lussazioni del gomito possono presentarsi con diversi pattern di lesione. Tra questi rientrano, ad esempio, la terribile triade del gomito e le varianti delle fratture-lussazioni di Monteggia.

Per la complessità di queste lesioni è importante arrivare a una diagnosi accurata e definire il trattamento in relazione al tipo e alla gravità del trauma.

Che cos'è una frattura-lussazione del gomito

Con il termine frattura-lussazione del gomito si indica una lesione nella quale sono presenti contemporaneamente una o più fratture e una lussazione dell'articolazione.

La frattura interessa principalmente l'ulna e il radio prossimale, mentre la lussazione comporta la perdita dei normali rapporti tra le superfici articolari. A queste lesioni ossee possono associarsi anche lesioni legamentose.

La combinazione di frattura e lussazione rende questo tipo di trauma particolarmente complesso e richiede una valutazione delle strutture coinvolte.

Tra i diversi pattern di lesione possono essere presenti la terribile triade del gomito e le varianti delle fratture-lussazioni di Monteggia.

Cause delle fratture-lussazioni del gomito

Le fratture-lussazioni del gomito possono essere provocate da traumi diretti oppure indiretti.

Una delle situazioni più frequenti è la caduta sul braccio esteso. Quando il peso corporeo viene trasmesso attraverso il braccio disteso, può generarsi una forza sufficiente a provocare la lussazione dell'articolazione e le associate lesioni ossee.

Anche gli incidenti sportivi possono essere responsabili di questo tipo di trauma. Gli sport di contatto, come rugby e pallacanestro, così come la ginnastica, possono esporre il gomito a collisioni, cadute e movimenti bruschi.

Un'altra possibile causa è rappresentata dal trauma diretto sul gomito. Una caduta o un impatto direttamente sulla regione articolare può provocare una frattura e l'eventuale dislocazione delle ossa del gomito.

La modalità con cui si è verificato il trauma costituisce quindi un elemento importante nella valutazione iniziale del paziente.

Sintomi della frattura-lussazione del gomito

I sintomi di una frattura-lussazione del gomito possono comparire immediatamente dopo il trauma.

Il principale sintomo è generalmente un dolore acuto e intenso localizzato nella zona interessata, che può aumentare durante qualsiasi tentativo di movimento.

È frequente anche la comparsa di un evidente gonfiore attorno al gomito. In presenza di una lussazione può inoltre essere visibile una deformità dell'articolazione, dovuta alla perdita dei normali rapporti articolari.

Tra i principali sintomi possono quindi essere presenti:

  • dolore acuto e intenso al gomito;

  • gonfiore evidente;

  • deformità dell'articolazione;

  • difficoltà o impossibilità a muovere il gomito;

  • intorpidimento o formicolio al braccio e alla mano.

La presenza di intorpidimento o formicolio può indicare un possibile interessamento delle strutture vascolo-nervose e deve quindi essere valutata nell'ambito dell'esame clinico.

Frattura-lussazione del gomito

Diagnosi della frattura-lussazione

La diagnosi della frattura-lussazione del gomito richiede una valutazione accurata sia delle strutture ossee sia dei tessuti coinvolti.

L'esame fisico permette di valutare il gomito attraverso la palpazione e l'analisi del range di movimento. Vengono inoltre valutate la sensibilità e la circolazione del braccio.

Tra gli esami utilizzati per la diagnosi rientra innanzitutto la radiografia standard in due proiezioni. La radiografia consente di rilevare la presenza delle fratture e di valutare la congruenza articolare.

Nei casi più complessi può essere indicata la TC, Tomografia Computerizzata, che permette di ottenere immagini dettagliate delle ossa e delle strutture articolari coinvolte.

In alcune situazioni può essere consigliata anche la risonanza magnetica (RM), utile per valutare i possibili danni ai tessuti molli, compresi tendini e legamenti.

La combinazione della valutazione clinica e degli esami strumentali consente di definire il quadro della lesione e di individuare il trattamento più appropriato.

Come si tratta una frattura-lussazione del gomito

Il trattamento della frattura-lussazione del gomito varia in relazione alla gravità della lesione e alle strutture interessate.

Riduzione della lussazione

Quando è presente una lussazione, il primo obiettivo è riportare l'articolazione nella sua posizione naturale.

L'ortopedico può effettuare una riduzione chiusa, cioè una manovra manuale per riportare le ossa nella corretta posizione.

Quando necessario, invece, la riduzione può essere eseguita attraverso un intervento chirurgico.

La modalità di trattamento viene stabilita in relazione al tipo di lesione e alle condizioni dell'articolazione.

Immobilizzazione

Dopo la riduzione, il gomito può essere immobilizzato mediante gesso o tutore.

Il periodo di immobilizzazione indicato nel contenuto di riferimento varia generalmente dalle 2 alle 6 settimane, in relazione alla situazione specifica.

L'immobilizzazione ha lo scopo di proteggere l'articolazione durante la fase iniziale del recupero.

Intervento chirurgico

La chirurgia può essere necessaria nel trattamento delle fratture-lussazioni del gomito quando sono presenti fratture complesse o scomposte.

L'intervento può inoltre essere necessario per riparare eventuali lesioni dei legamenti o dei tessuti molli.

La decisione di ricorrere alla chirurgia dipende quindi dal tipo e dalla gravità della frattura-lussazione e dalle strutture interessate.

Riabilitazione dopo una frattura-lussazione del gomito

La riabilitazione del gomito rappresenta una parte fondamentale del percorso di recupero.

Dopo la fase iniziale di immobilizzazione, la fisioterapia permette di lavorare sul recupero del range di movimento e della forza del gomito.

Nel contenuto di riferimento, la riabilitazione viene generalmente iniziata 1-2 settimane dopo la rimozione del tutore o del gesso e può avere una durata compresa tra 2 e 6 mesi, a seconda della gravità della lesione.

I tempi di recupero possono quindi variare in relazione al tipo di frattura-lussazione e alla sua gravità.

L'obiettivo della riabilitazione è recuperare progressivamente la funzionalità dell'articolazione e la forza del gomito.

Prognosi e possibili complicazioni

Le fratture-lussazioni del gomito presentano un buon tasso di guarigione quando vengono trattate adeguatamente.

Circa l'80-90% dei pazienti recupera una funzionalità adeguata dell'articolazione. Tuttavia, anche dopo un trattamento corretto possono comparire alcune complicazioni.

Tra quelle indicate rientrano:

  • rigidità del gomito;

  • instabilità cronica;

  • dolore persistente.

Queste complicazioni possono svilupparsi nel 10-20% dei casi e possono rendere necessari ulteriori interventi o terapie specializzate.

Per questo motivo, il trattamento della frattura-lussazione non si conclude con la riduzione della lussazione o con l'eventuale intervento chirurgico, ma comprende anche il successivo percorso riabilitativo.

Il ruolo del chirurgo del gomito

La complessità delle fratture-lussazioni rende importante una valutazione specialistica che tenga conto delle diverse strutture coinvolte, dalle ossa ai legamenti e ai tessuti molli.

Il Dr. Marco Scacchi, specialista chirurgo in Patologie del gomito e della spalla, si occupa delle patologie e delle lesioni che interessano il gomito, comprese le condizioni traumatiche che possono richiedere un trattamento chirurgico.

La valutazione specialistica permette di analizzare il tipo di frattura, la presenza della lussazione e delle eventuali lesioni associate, oltre a definire il percorso terapeutico e riabilitativo.

Per approfondire il tema delle fratture-lussazioni del gomito, è possibile consultare la pagina dedicata alla patologia.

[APPROFONDISCI LE FRATTURE-LUSSAZIONI DEL GOMITO]

Conclusioni

La frattura-lussazione del gomito è una lesione complessa nella quale una frattura ossea si associa alla dislocazione delle superfici articolari e a possibili lesioni dei legamenti.

Le cause possono essere diverse e comprendono soprattutto cadute sul braccio esteso, incidenti sportivi e traumi diretti sul gomito.

Dolore intenso, gonfiore, deformità, difficoltà a muovere l'articolazione e alterazioni della sensibilità del braccio o della mano sono tra i principali sintomi.

La diagnosi si basa sull'esame clinico e sugli esami strumentali, tra cui radiografia, TC e, in alcuni casi, risonanza magnetica.

Il trattamento può comprendere la riduzione della lussazione, l'immobilizzazione, la chirurgia nei casi più complessi e un successivo percorso di riabilitazione.

Una valutazione specialistica e un adeguato percorso terapeutico sono fondamentali per favorire il recupero della funzionalità del gomito e ridurre il rischio di complicazioni come rigidità, instabilità cronica e dolore persistente.

Gomito del tennista: come riconoscere e trattare l’epicondilite

 

Epicondilite o gomito del tennista: sintomi, diagnosi e trattamento

L'epicondilite, comunemente conosciuta come gomito del tennista, è una delle principali cause di dolore nella parte laterale del gomito. Si tratta di una condizione che interessa i tendini estensori del braccio nel punto in cui si inseriscono sull'epicondilo laterale, una prominenza ossea situata sulla parte esterna dell'articolazione.

Nonostante il termine “epicondilite” richiami un processo infiammatorio, questa condizione non deve essere considerata una vera e propria infiammazione del tendine. Si tratta piuttosto di una tendinosi, cioè di una condizione di degenerazione del tendine, associata a dolore e infiammazione localizzati soprattutto nella zona esterna del gomito.

L'epicondilite interessa più frequentemente le persone tra i 30 e i 50 anni. È presente in circa l'1-3% della popolazione generale e risulta particolarmente frequente tra gli sportivi e nelle persone che svolgono attività caratterizzate da movimenti ripetitivi delle braccia.

Perché si sviluppa l'epicondilite

Alla base dell'epicondilite ci sono principalmente microtraumi ripetuti dei tendini che si inseriscono sull'epicondilo laterale.

Movimenti eccessivi o particolarmente intensi dell'avambraccio e del polso possono infatti sottoporre i tendini a un sovraccarico ripetuto. Nel tempo, la continua sollecitazione può favorire la comparsa di microlesioni e contribuire alla degenerazione del tessuto tendineo.

Il tennis rappresenta una delle attività maggiormente associate al cosiddetto gomito del tennista, proprio per la ripetitività dei movimenti del braccio e del polso. Tuttavia, l'epicondilite non interessa esclusivamente chi pratica questo sport.

Anche alcune attività lavorative e quotidiane possono sottoporre i tendini a sollecitazioni ripetute. Tra queste rientrano i lavori manuali intensivi e ripetitivi, l'utilizzo di strumenti vibranti, il giardinaggio e l'uso prolungato del mouse.

Un ruolo importante è quindi rappresentato dal sovraccarico dei tendini e dalla mancanza di adeguati periodi di riposo.

I sintomi del gomito del tennista

Il sintomo più caratteristico dell'epicondilite è il dolore laterale al gomito. Il dolore può rimanere localizzato nella zona dell'epicondilo laterale oppure irradiarsi lungo l'avambraccio fino al polso.

In genere, la sintomatologia tende ad aumentare durante l'attività fisica e durante alcuni movimenti che fanno parte della vita quotidiana.

Sollevare un oggetto, stringere la mano o ruotare il polso possono infatti provocare o accentuare il dolore.

Con il peggioramento della condizione, il dolore può diventare più persistente e, nelle fasi avanzate, può essere presente anche a riposo. La sintomatologia può inoltre arrivare a limitare in maniera significativa la mobilità dell'arto.

Un altro elemento che può accompagnare l'epicondilite è la riduzione della forza della presa. Circa il 75-80% delle persone colpite presenta una sensibilità dolorosa localizzata sull'epicondilo laterale, mentre oltre il 50% può manifestare debolezza della presa.

Questi elementi devono essere valutati nel contesto della storia clinica e dell'esame del paziente.

Come viene diagnosticata l'epicondilite

La diagnosi dell'epicondilite si basa principalmente sulla valutazione clinica e sull'anamnesi.

Raccogliere le informazioni relative ai sintomi, alle attività svolte e alle modalità con cui compare il dolore permette di orientare la valutazione. L'esame clinico è inoltre importante per confermare il sospetto di epicondilite e per escludere altre possibili cause di dolore nella parte laterale del gomito.

In determinate situazioni possono essere utilizzati anche esami strumentali.

Tra quelli che possono essere presi in considerazione rientrano:

  • radiografia standard;

  • ecografia;

  • risonanza magnetica, o RMN.

Gli esami strumentali possono aiutare a confermare il sospetto clinico, a valutare l'entità del danno a carico del tendine oppure a individuare altre possibili cause del dolore.

La valutazione clinica rimane quindi un elemento fondamentale nell'inquadramento del problema.

Quali sono i trattamenti per l'epicondilite

Il trattamento dell'epicondilite viene stabilito in relazione alla gravità dei sintomi e può prevedere un approccio conservativo oppure, nei casi in cui i trattamenti conservativi non risultino efficaci, un trattamento chirurgico.

L'obiettivo iniziale è intervenire sulla sintomatologia attraverso misure conservative.

Riposo e trattamento conservativo

Il primo approccio comprende generalmente il riposo e la limitazione dell'attività che ha provocato il disturbo.

Può essere indicata anche l'applicazione del ghiaccio per ridurre l'infiammazione e l'utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei, i cosiddetti FANS, per contribuire ad alleviare il dolore.

Fino al 90% dei casi di epicondilite si risolve con queste misure di automedicazione.

Quando il trattamento conservativo risulta efficace, non è quindi necessario ricorrere alla chirurgia.

Fisioterapia ed esercizi

La fisioterapia per l'epicondilite rappresenta un altro importante elemento del trattamento conservativo.

La riabilitazione può comprendere esercizi di stretching e di rinforzo muscolare, che sono spesso raccomandati e possono aumentare la probabilità di guarigione attraverso il trattamento conservativo.

Possono inoltre essere utilizzate terapie come l'ultrasuonoterapia, la laserterapia e la terapia con onde d'urto, che possono favorire la guarigione e contribuire alla riduzione del dolore.

Il percorso viene quindi definito in relazione alla situazione del paziente e all'evoluzione della sintomatologia.

Le infiltrazioni per l'epicondilite

Quando il dolore persiste possono essere prese in considerazione anche le infiltrazioni di plasma ricco di piastrine (PRP).

La letteratura scientifica attuale, invece, sconsiglia l'utilizzo di corticosteroidi per via infiltrativa.

Le infiltrazioni rappresentano quindi una possibilità di trattamento nei casi caratterizzati da dolore persistente, nell'ambito della valutazione complessiva della condizione.

Quando è necessario l'intervento chirurgico

Nella maggior parte dei casi l'epicondilite viene trattata senza intervento chirurgico. Tuttavia, nei casi in cui i trattamenti conservativi non abbiano successo dopo 6-12 mesi, può essere necessario valutare il trattamento chirurgico.

Si tratta di una percentuale limitata di pazienti, pari a circa il 10-15% dei casi.

L'intervento può avere l'obiettivo di rimuovere il tessuto danneggiato oppure di riparare i tendini lesionati.

L'asportazione del tessuto degenerato può essere effettuata attraverso una procedura a cielo aperto, con un'incisione localizzata nella regione laterale del gomito, oppure mediante artroscopia.

Nel trattamento artroscopico vengono utilizzate piccole incisioni che consentono di introdurre gli strumenti necessari per visualizzare l'articolazione ed eseguire l'escissione del tessuto interessato.

La scelta della procedura dipende dalla situazione del paziente e dalla valutazione dello specialista.

Epicondilite e attività quotidiane

Il fatto che l'epicondilite venga comunemente chiamata gomito del tennista può far pensare che si tratti di una patologia esclusivamente legata allo sport.

In realtà, il sovraccarico dei tendini può essere associato anche a numerose attività quotidiane o lavorative.

L'utilizzo prolungato del mouse, il giardinaggio, i lavori manuali ripetitivi e l'impiego di strumenti vibranti sono alcuni esempi di attività che possono contribuire alla comparsa del disturbo.

Anche per questo motivo, la valutazione delle abitudini e delle attività svolte dal paziente rappresenta una parte importante dell'anamnesi.

Epicondilite

Il ruolo dello specialista nelle patologie del gomito

Quando il dolore laterale al gomito persiste o limita le normali attività, una valutazione specialistica permette di analizzare i sintomi e individuare il percorso di trattamento più appropriato.

Il Dr. Marco Scacchi, specialista chirurgo in Patologie del gomito e della spalla, si occupa della valutazione delle patologie del gomito e delle relative possibilità terapeutiche.

L'approccio al trattamento dell'epicondilite può infatti partire dalle misure conservative e dalla riabilitazione, mentre nei casi che non rispondono ai trattamenti conservativi può essere presa in considerazione la chirurgia.

Per approfondire il tema dell'epicondilite e del gomito del tennista, è possibile consultare anche la pagina dedicata alla patologia sul sito di riferimento.

[APPROFONDISCI L'EPICONDILITE]

L'epicondilite, conosciuta anche come gomito del tennista, è una delle principali cause di dolore laterale al gomito e può interessare sia gli sportivi sia le persone che svolgono attività manuali o ripetitive.

Il dolore, che può estendersi dall'epicondilo laterale verso l'avambraccio e il polso, può essere accompagnato da una riduzione della forza della presa e da una limitazione dei movimenti.

La diagnosi si basa principalmente sulla valutazione clinica e sull'anamnesi, mentre in alcuni casi possono essere utili radiografia, ecografia o risonanza magnetica.

Il trattamento è inizialmente conservativo e può comprendere riposo, limitazione dell'attività, ghiaccio, FANS, fisioterapia ed esercizi di stretching e rinforzo. In caso di dolore persistente possono essere valutate le infiltrazioni di PRP.

Nei casi in cui i trattamenti conservativi non risultino efficaci dopo 6-12 mesi, può essere necessario ricorrere alla chirurgia, attraverso una procedura a cielo aperto oppure artroscopica.

La valutazione da parte di uno specialista permette di definire il percorso più appropriato in base alla situazione specifica del paziente.