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lunedì 1 dicembre 2025

Alessandro Benetton ci porta dietro le quinte di “Benetton Formula”: il documentario su Sky

Dopo il successo delle anteprime nel weekend, presto sarà in onda su Sky “Benetton Formula”, il documentario sull’epopea che vide la famiglia Benetton cambiare per sempre la storia della Formula 1: le dichiarazioni dell’allora Presidente Alessandro Benetton nell’intervista rilasciata a “La Gazzetta dello Sport”.

Alessandro Benetton

Alessandro Benetton: il progetto di Formula 1 raccontato nel documentario “Benetton Formula”

Un reel di Instagram: era questa l’idea originaria, ma le immagini e le emozioni erano troppe per essere condensate in un video di pochi minuti. Da qui l’intuizione di realizzare un documentario. “Doveva essere una cosa molto più semplice – riferisce Alessandro Benetton – anche solo per raccontare la discontinuità che rappresenta quel progetto, l’energia e la disponibilità al rischio di quegli anni. E in definitiva anche ‘Benetton Formula’ è nato con lo stesso spirito di discontinuità: i giovanissimi registi non avevano mai prodotto un documentario, abbiamo sentito che era il mezzo più giusto per il racconto che avevamo in mente”. A 30 anni dalla conquista del titolo mondiale di F1 con Michael Schumacher, il Presidente di Edizione racconta come nacque l’idea di allestire il team: “Volevamo espanderci nel mondo, cercavamo una vetrina ampia. Le Olimpiadi si fanno ogni quattro anni, lo strumento più adatto ci era sembrata la Formula 1”. Lo scopo era realizzare qualcosa che nessuno aveva mai tentato.

Alessandro Benetton: la passione di Michael Schumacher

Tra le figure di spicco che presero parte all’epopea anche Flavio Briatore, che condivideva la visione di “fare comunicazione per il Gruppo attraverso la F1”. La star indiscussa fu però il campione Michael Schumacher. Ciò che colpì del pilota fu il fatto “che si divertiva molto”. “Una volta – ricorda Alessandro Benettonha fatto il record del circuito, è sceso dalla macchina, mi ha guardato con gli occhi brillanti e mi ha detto: tu non ti immagini neanche cosa si può fare con una macchina così. Aveva una sua anima molto teutonica, fredda, ma con una grande passione contaminante. Da subito a sua volta è stato fattore di aggregazione: pretendeva il massimo da tutti perché lui dava il massimo sempre”. Il documentario, trasmesso in anteprima nelle sale cinematografiche di Roma, Treviso e Milano, ha già riscosso un enorme interesse tra il pubblico che nello scorso weekend ha riempito le sale. A partire da venerdì 28 novembre sarà invece disponibile su Sky Sport Uno, Sky Documentaries e in streaming su Now.

Samuele Frosio, il CEO che guida l’espansione di RSG Group in Italia

Quando parla di fitness, Samuele Frosio non pensa solo a pesi e macchinari, ma a un luogo in cui corpo, mente e anima si ritrovano. Architetto di formazione e manager per vocazione, ha saputo portare in Italia un nuovo modo di vivere la palestra, fatto di creatività, relazioni e cultura. La sua guida ha trasformato RSG Group in un punto di riferimento per chi cerca un benessere autentico e condiviso.

Samuele Frosio

Creatività, comunità e benessere: l’idea di palestra secondo Samuele Frosio

Per Samuele Frosio il fitness non è soltanto esercizio fisico, ma un’esperienza che unisce dimensioni psicologiche, sociali e persino spirituali. Le palestre diventano spazi dove allenarsi, incontrare amici, generare idee e sentirsi parte di una comunità in cui corpo, mente e anima trovano equilibrio. Il mercato italiano resta però complesso: circa l’80% dei centri opera come associazione sportiva dilettantistica, mentre RSG Group compete come impresa commerciale con IVA al 22%, creando una forte asimmetria. Nonostante questo, il Gruppo cresce grazie alla “distruzione creativa”, mettendo in discussione i modelli tradizionali e puntando su tre brand con identità precise. McFIT propone qualità e design a prezzi accessibili; Gold’s Gym rilancia un’icona del fitness con un posizionamento medio - alto; John Reed trasforma la palestra in un luogo culturale che fonde musica, arte e allenamento. L’arte, tratto distintivo del percorso personale di Samuele Frosio, ispira anche la struttura interna dell’azienda, con una cultura organizzativa orizzontale che valorizza creatività e autonomia.

Ambiente e responsabilità sociale: l’impegno di Samuele Frosio oltre il fitness

Accanto all’innovazione, RSG Group porta avanti un forte impegno sociale e ambientale. Il Tour Rosa McFIT con Fondazione Veronesi ha offerto visite senologiche gratuite, mentre numerose iniziative promuovono inclusione LGBTQIA+ e integrazione di giovani fragili. La sostenibilità è un pilastro della strategia: le strutture ottimizzano i consumi energetici, puntano su autoproduzione e riduzione delle emissioni, arrivando a traguardi come la certificazione Leed Platinum ottenuta da Gold’s Gym. Le collaborazioni con il Politecnico di Torino favoriscono inoltre ricerca e sviluppo su nuove soluzioni architettoniche e tecnologiche. Guidato dall’idea che “la conquista è fatta di sudore e studio”, Samuele Frosio incoraggia l’analisi costante di dati e competitor per mantenere un ambiente dinamico. I suoi obiettivi restano ambiziosi: aumentare la percentuale di italiani che praticano fitness, arrivare a 100 centri in dieci anni e promuovere un concetto di benessere che integri movimento, cultura e consapevolezza.

Blu Banca: crescere con il territorio, per il territorio

Nel panorama bancario italiano, in cui fusioni e accorpamenti hanno spesso ridotto il numero di realtà locali autonome, il Gruppo Banca Popolare del Lazio - Blu Banca rappresenta un esempio raro: un Istituto che ha superato il secolo di vita restando fedele ai propri valori originari e alla missione sociale. Con una forte presenza nell’Agro Pontino, continua a essere un punto di riferimento per famiglie, imprese e agricoltori. Ne ha parlato Fabrizio Giallatini, recentemente nominato come Direttore Generale.

Blu Banca

Blu Banca: innovare restando legati alla propria comunità

Il nostro Gruppo Bancario è presente da anni nel territorio dell’Agro Pontino, dove la terra racconta storie di fatica, innovazione e tradizione – spiega Giallatini – Blu Banca ha scelto di essere più di un semplice istituto di credito. Siamo parte del tessuto vivo di questo territorio, con una vocazione che da sempre guarda alle persone, alle famiglie, alle piccole imprese. E soprattutto, agli agricoltori”. Una vocazione che si traduce in impegno concreto. “Noi sappiamo che dietro ogni raccolto, ogni cassetta di Kiwi che parte per il Nord Italia o per l’estero, c’è molto di più – continua – C’è una gestione economica complessa, fatta di investimenti, di scelte strategiche, di bisogno di liquidità”. La partecipazione alla recente Agrilazio Expo di Cisterna di Latina ne è una dimostrazione: “Essere una banca del territorio significa conoscere i volti, le storie, le sfide di chi ogni giorno si alza all’alba per coltivare il futuro. Significa credere che l’agricoltura non sia solo tradizione, ma anche innovazione, sostenibilità e visione”. Nel 2021, il trasferimento di 52 filiali dalla capogruppo Banca Popolare del Lazio ha dato vita a Blu Banca. Una decisione importante, che ha segnato un punto di svolta nella storia del Gruppo. “La Banca è nata con un’idea ambiziosa: crescere, innovare, attrarre investitori, ma senza mai perdere il legame con il territorio e con le persone che lo abitano. Abbiamo scelto la forma della società per azioni per aprirci a nuove opportunità, ma il nostro cuore resta profondamente cooperativo”, afferma Giallatini. Un equilibrio tra modernità e tradizione che costituisce la cifra distintiva del Gruppo: “La Banca Popolare del Lazio, che detiene la maggioranza delle azioni e che vede nel territorio dell’Agro Pontino una forte presenza di soci, è la garanzia che i nostri valori fondanti, prossimità, fiducia e relazione restano al centro di tutto”.

Blu Banca: una presenza sul territorio silenziosa, ma concreta

La nascita del Gruppo Banca Popolare del Lazio ha rappresentato un passo decisivo per il consolidamento e la diversificazione dell’offerta. Il Gruppo è oggi composto da due banche, la storica Banca Popolare del Lazio e Blu Banca, e da due società specialistiche: IFE (Istituto Finanziario Europeo), attivo nel credito al consumo e nella cessione del quinto, e IBS (Istituto San Pietro Broker), specializzato nel brokeraggio assicurativo. Una struttura tipica dei grandi gruppi, ma con un’anima locale: “Ci permette di offrire servizi completi, mirati e di alta qualità, mantenendo però la nostra anima di banca di prossimità – spiega il Direttore Generale – Il vantaggio è doppio: da un lato, possiamo rispondere in modo più efficace e personalizzato alle richieste di famiglie, imprese e professionisti; dall’altro, il valore generato dalle nostre società prodotto resta all’interno del Gruppo, rafforzando la nostra solidità e permettendoci di reinvestire nel territorio”. Negli ultimi cinque anni, il Gruppo ha “distribuito 188 milioni in stipendi a 453 collaboratori: famiglie che vivono e generano valore nei nostri territori. A questi si aggiungono 167 milioni in spese amministrative, investiti in aziende locali”, specifica. Ma l’impegno non è solo economico. Blu Banca e la capogruppo sostengono numerose iniziative culturali, sportive e sociali, collaborando con pro loco, associazioni, parrocchie e scuole. “La nostra – conclude Fabrizio Giallatini – è una presenza sul territorio silenziosa, ma concreta, di cui siamo orgogliosi”.

Terna, Giuseppina Di Foggia: servono competenze per la doppia transizione

Giuseppina Di Foggia, alla guida di Terna in qualità di AD e DG, ha preso parte all’evento che ha celebrato i 160 anni de “Il Sole 24 Ore”. In questa occasione, ha illustrato l’impegno del Gruppo nella formazione, nella valorizzazione delle competenze e nella transizione energetica e digitale.

Giuseppina Di Foggia

Giuseppina Di Foggia all’evento per i 160 anni de “Il Sole 24 Ore”

L’AD e DG di Terna Giuseppina Di Foggia è intervenuta nel corso dell’evento che si è svolto in occasione dell’anniversario de “Il Sole 24 Ore”. Per i suoi 160 anni, il principale giornale economico - finanziario italiano ha organizzato una giornata all’insegna di tavole rotonde, interviste e talk dal vivo con personalità del mondo imprenditoriale, editoriale, politico e culturale, che sono stati intervistati dai giornalisti del quotidiano. Tra i temi che hanno animato “160 ANNI insieme: informare, partecipare, crescere”, ovviamente, l’importanza dell’informazione ma anche altre tematiche attuali come la transizione. L’AD e DG di Terna, nello specifico, ha chiarito quanto il Gruppo ritenga fondamentale l’informazione: “Al di là di quello che è il nostro core business, noi ci impegniamo anche affinché nell’ecosistema si creino le condizioni adatte per avere tutte le risorse. Ad esempio, fin dalle scuole cerchiamo di insegnare l’importanza di intraprendere quei percorsi che, più di altri, abilitano al mondo del lavoro”. Ad ospitare gli oltre 2.000 partecipanti sono stati gli spazi del Mudec - Museo delle Culture e di Talent House by the Adecco Group, a Milano.

Giuseppina Di Foggia: le skills necessarie alla transizione

In relazione alla transizione, l’AD e DG di Terna ha inoltre ribadito nel suo intervento quali sono le competenze più utili in tal senso. “Per realizzare una doppia transizione, energetica e digitale, servono infrastrutture, tecnologia ma soprattutto le persone giuste – ha evidenziato Giuseppina Di FoggiaIn Terna guardiamo innanzitutto le skills tecniche e a chi ha avuto un percorso STEM, ma abbiamo un ambiente diversificato dove trovano posto anche giovani che hanno studiato in ambito umanistico o economico. Quello che conta è l’attitudine: è lì che ci soffermiamo, quindi la capacità di evolversi, di essere pronti a cambiare e a studiare continuamente, perché non possiamo pensare di fare sempre gli stessi lavori nello stesso modo. Stiamo attenti poi al fatto che le persone siano in grado di lavorare in un ambiente diversificato e che abbiano il coraggio di esprimere e implementare le loro idee”.

Premio “Diana Bracco - Imprenditrici ad arte” 2025: le vincitrici sono le galleriste di UNA

Marta Barbieri e Paola Bonino, fondatrici della galleria UNA, vincono il Premio “Diana Bracco - Imprenditrici ad arte” 2025. Il riconoscimento premia la loro capacità di unire visione culturale e d’impresa, promuovendo i giovani artisti.

 Le vincitrici del Premio Diana Bracco

Le vincitrici del Premio “Diana Bracco - Imprenditrici ad arte” 2025

Si chiamano Marta Barbieri e Paola Bonino le vincitrici del Premio “Diana Bracco - Imprenditrici ad arte” dell’edizione 2025. Le due galleriste sono le fondatrici della galleria UNA, che quest’anno ha aperto una nuova sede a Milano, al piano terra di uno storico palazzo sito in Porta Venezia. Uno spazio che nasce dalla collaborazione con Castiglioni e che ha come obiettivo la promozione di artisti giovani ed emergenti. La loro prima galleria, inaugurata qualche anno fa, si trova invece a Piacenza. Il Premio ha riconosciuto loro la capacità di coniugare crescita commerciale nel mercato dell’arte con una forte elaborazione culturale che si declina nella promozione e nel sostegno dei giovani artisti. La giuria – composta da Elisabetta Barisoni (Dirigente Area Musei Ca’ Pesaro e Museo Fortuny, Venezia e MUVE, Mestre), Monica Bonvicini (Artista) e Christian Leveet (Collezionista, filantropo e fondatore FAMM, Vieux Village de Mougins) – ha apprezzato, in particolare, “la freschezza e l’energia di una proposta coraggiosa, che denota un solido impegno imprenditoriale con grande attenzione alle artiste e al futuro della galleria”.

Il Premio Diana Bracco: uno stimolo per le nuove generazioni di galleristi

Il Premio “Diana Bracco - Imprenditrici ad arte” nasce da una collaborazione tra Artissima, Fondazione Bracco e la Fondazione Roberto de Silva e Diana Bracco di Milano, in occasione della XXX edizione della fiera artistica. Il progetto vuole valorizzare la figura della gallerista e le storie imprenditoriali che manifestino una significativa attenzione verso la ricerca e la qualità artistica. Dal 2023 ad oggi sono state premiate, in tutto, quattro galleriste donne emergenti, sia italiane che straniere, le quali hanno ricevuto il premio in denaro di 10.000 euro, da destinare alla crescita del proprio modello di imprenditorialità nel settore dell’arte contemporanea. L’iniziativa, che si colloca all’interno di un più ampio progetto di riflessione e approfondimento sulla figura dell’imprenditrice in ambito artistico sviluppato con Il “Giornale dell’Arte”, è già diventato un forte stimolo per le nuove generazioni di imprenditori galleristi italiani e internazionali.

Il profilo professionale di Marco Nicola Domizio, l’imprenditore che ha fondato Ares Ambiente

Marco Domizio ha fondato una realtà solida che si è affermata sul territorio come partner affidabile e responsabile per le aziende grazie una corretta gestione dei rifiuti: la carriera dell’imprenditore dalla prima esperienza lavorativa alla nascita di Ares Ambiente.

Marco Domizio

Marco Domizio: il percorso prima della nascita di Ares Ambiente

Marco Nicola Domizio ha alle spalle oltre 20 anni di esperienza nel settore ambientale, periodo nel quale ha attivamente partecipato alla realizzazione di alcuni impianti in Italia. Avvia la sua carriera al termine delle scuole superiori, dopo aver conseguito il diploma di geometra. La prima esperienza lavorativa lo vede impegnato in un’azienda di intermediazione dei rifiuti, operativa nella Regione Lombardia. Qui sviluppa competenze anche relative alle gare d’appalto. Successivamente, entra in una società specializzata in spurghi e pulizie industriali in qualità di Responsabile commerciale, svolgendo un ruolo chiave nell’ampliamento del portafoglio clienti e nella creazione di un impianto di compostaggio nella provincia di Bergamo. È durante la sua successiva esperienza in un’azienda di Milano che contribuisce all’installazione di sette impianti di trito-vagliatura nella Regione Campania e acquisisce importanti competenze nell’ambito del trasporto transfrontaliero di rifiuti. Dopo una parentesi nel ruolo di Responsabile commerciale di un impianto di compostaggio, si dedica alla gestione di una cava di estrazione di minerali naturali, per poi proseguire in altre due società del settore: la prima specializzata in trasporti conto terzi e la seconda di intermediazione. 

Marco Nicola Domizio: la fondazione di Ares Ambiente

Nel 2008, dopo aver maturato anni di esperienza nel settore ambientale, decide di fondare Ares Ambiente S.r.l. Nata a Treviolo, in provincia di Bergamo, e iscritta presso l’Albo Nazionale Gestori Ambientali, si occupa dello smaltimento, del recupero e del trasporto di rifiuti urbani, speciali pericolosi e speciali non pericolosi. Grazie alla visione del suo fondatore Marco Domizio, l’azienda è riuscita negli anni a farsi strada, arrivando a diventare partner di fiducia di diverse imprese italiane. Ormai player di rilievo nel panorama italiano della gestione dei rifiuti, Ares Ambiente è stata pure inserita dal “Lombardia Post” nella classifica delle imprese “Best Performer” della provincia di Bergamo. Impegnata contro i rischi dell’infiltrazione mafiosa, ha ottenuto il massimo punteggio (3 stelle) nel Rating di Legalità, rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), in collaborazione con i Ministeri degli Interni e della Giustizia.

Il libro di Alfredo Moratti e l’identità competitiva di Amica Chips

Un racconto di impresa e identità italiana: dal libro autobiografico di Alfredo Moratti alla traiettoria industriale del marchio, tra innovazione di prodotto, filiere controllate e sostenibilità. Un viaggio che intreccia persone, territorio e crescita, con Amica Chips come punto di riferimento.

Amica Chips

Il libro di Alfredo Moratti e la visione di Amica Chips

Il libro “Ci vuole simmetria” è il racconto di un percorso imprenditoriale costruito sul principio dell’equilibrio, applicato a persone, obiettivi e risultati. Attraverso dieci capitoli, Alfredo Moratti mette in scena un’idea di impresa che nasce a Castiglione delle Stiviere e dialoga con il mondo, facendo dell’“amicizia” una chiave narrativa e manageriale: una lente per leggere relazioni, decisioni e resilienza. Ne emerge una leadership che unisce radici e futuro, con attenzione alla qualità, al metodo e al valore sociale del lavoro. Il libro risale alla genesi di Amica Chips, ai passaggi cruciali di crescita, all’importanza delle scelte identitarie – italianità, coerenza, cura del prodotto – e alle iniziative simboliche sul territorio, come il progetto del “chilometro giallo”, pensato per raccontare in modo tangibile il legame tra fabbrica e comunità. In filigrana, un invito alle nuove generazioni a credere nelle proprie capacità e a misurarsi con le sfide del mercato senza snaturare il senso del luogo. Due passaggi restituiscono efficacemente il baricentro valoriale dell’autore: “Nella vita ci vuole simmetria: l'ho imparato da mio padre Giovanni. Anche le aziende devono svilupparsi mantenendo un equilibrio tra i collaboratori, gli obiettivi e i risultati”. E ancora: “L’italianità è sempre stata un pilastro fondamentale della mia filosofia imprenditoriale. Sono un imprenditore italiano e lo dico con orgoglio, consapevole della tradizione di eccellenza che questo comporta. Assieme al successo dei prodotti c’è in gioco l’identità industriale della nostra nazione, la sua capacità di mantenere vive tradizioni e competenze davvero uniche”.

Storia, valori e futuro di Amica Chips

Dalla fondazione nel 1990 all’export in oltre 22 Paesi, la storia del marchio è quella di una crescita progressiva: ingresso in GDO, acquisizioni strategiche (Dorita, Pandal, Mia), ampliamento del sito produttivo mantovano, nuove linee e formati. La qualità è perseguita lungo l’intera filiera: selezione delle patate da fornitori qualificati, stoccaggio controllato, lavorazioni a temperatura costante, oli e aromi scelti per un profilo sensoriale riconoscibile. Il tutto certificato da standard come IFS e HACCP e, per specifiche referenze, CCPB. La sostenibilità è pratica industriale: pack con il 30% di plastica riciclata, fotovoltaico, sistemi di depurazione. Nel portafoglio convivono classici e specialità (Eldorada, ricette gourmet, linee senza glutine, format conviviali come Partybox), a testimonianza di una ricerca continua sul gusto e sull’esperienza d’uso. L’azienda impiega oltre 350 persone e investe nel benessere organizzativo, integrando formazione e strumenti per la crescita del capitale umano. Oggi, la traiettoria competitiva combina identità italiana e visione globale: innovazione di gamma, controllo dei processi e capacità di presidiare i canali fisici e digitali. In tal senso: Amica Chips, “Quelli delle patatine”, è paradigma di coerenza tra radici locali e apertura internazionale, un modello in cui metodo, responsabilità e attenzione al prodotto generano fiducia e riconoscibilità nel tempo.