Registrati subito gratis:

Potrai inserire nella directory tutti i siti che vorrai! L'inserimento è: gratuito, semplice ed immediato
:
:

Garanzia di qualità: non riceverai mai SPAM e potrai cancellarti in qualsiasi momento con 1 semplice click!

domenica 12 aprile 2015

Afghanistan e Bangladesh: lo sterminio dei seguaci di Mao




Nei due paesi asiatici prosegue la repressione contro i partiti di sinistra
Centinaia di militanti sono stati uccisi o rinchiusi in carcere

L’Afghanistan e il Bangladesh sono due tra i paesi più poveri del mondo. La maggioranza della popolazione afghana e bangladeshi vive nell’indigenza, vittima non solo della miseria nera e della cronica mancanza di lavoro (e quindi di reddito garantito), ma anche di della scarsità di servizi sanitari e sociali. In Afghanistan e in Bangladesh le donne muoiono ancora per infezioni contratte durante il parto, la mortalità infantile è altissima, malattie terribili come la lebbra e il colera colpiscono tuttora ampi settori della popolazione. In Afghanistan, è al governo il presidente filoamericano Karzai, salito al potere dopo l’invasione anglo-americana del 2001, che ha spazzato via il regime dei Talebani. In Bangladesh è al potere Sheik Hasina, la leader carismatica della Lega Awami, che ha vinto recentemente le elezioni politiche sconfiggendo il rivale Partito Nazionale del Bangladesh. Ma in entrambi i paesi, sono piccolissime oligarchie conservatrici e reazionarie a detenere nelle loro mani tutto il potere. E in entrambi, l’opposizione delle forze della sinistra radicale sono le più perseguitate e le più colpite. In Afghanistan, per esempio, è attivo da anni il Partito Comunista Maoista dell’Afghanistan, discendente di quell’Alo maoista (Organizzazione per la Liberazione dell’Afghanstan) che negli Anni Ottanta combatté contro gl’invasori sovietici potendo contare sull’appoggio cinese. L’Alo venne poi annientato dai mujaheddin filosauditi di Gulbuddin Hekmatiar nell’ambito del tragico regolamento di conti tra le diverse fazioni di mujaheddin che successivo al ritiro delle truppe sovietiche. Oggi, il Partito Comunista Maoista dell’Afghanistan è attivo tra le masse popolari ostili tanto al regime di Karzai quanto alla resistenza talebana, ma sta subendo una fortissima repressione. Molti suoi militanti sono stati uccisi dalle truppe governative, altri sono stati incarcerati e torturati: insomma, contro i maoisti afghani è in atto una vera e propria guerra di sterminio, in quanto la loro politica in difesa delle masse popolari afghane è vista come fumo nell’occhio tanto dal governo filoamericano quanto dalla guerriglia talebana. Lo stesso accade nel Bangladesh, dove, sebbene la Lega Awami si consideri una forza progressista e popolare, a detenere le leve del potere sono in realtà gli ambienti più retrogradi e conseravatori delle oligarchie latifondiste e islamiste. Il Partito Comunista del Bangladesh (Marxista-Leninista) sta subendo sin dagli Anni Ottanta una durissima repressione: i militanti assassinati dalle forze paramilitari o dalle milizie islamiche, ormai non si contano più, mentre altre centinaia di semplici attivisti o sospetti simpatizzanti comunisti, languono in condizioni orribili nelle tetre carceri di Dacca e di Chittagong. Una situazione di persecuzione simile a quella dell’Afghanistan: infatti, in tutti e due i paesi, i partiti comunisti portano avanti lotte sociali intransigenti, programmi rivoluzionari che hanno lo scopo di abbattere i sistemi semifeudali di sfruttamento e di oppressione che colpiscono le masse popolari afghane e bangladeshi, favorendo solo e sempre i settori delle oligarchie latifondiste e delle potenti confraternite e società islamiche che si oppongono a reali e concrete proposte di ammodernamento della società. Dunque, due situazioni simili, caratterizzate da una lotta ad oltranza dei due partiti rivoluzionari maoisti e da repressioni terribili che rischiano di annientarli totalmente. Ma, nonostante la ferocia della repressione, l’estrema indigenza in cui vivono le masse popolari di Afghanistan e Bangladesh non fa che dare sempre nuovi apporti di militanti ed attivisti a questi due partiti così perseguitati. Segno, questo, che vasti settori della popolazione indigente afghana e bangladeshi vede in essi delle forze politiche che lottano risolutamente per il loro riscatto. E questo, in due situazioni politiche e sociali così difficili come quelle di Afghanistan e Bangladesh, non è affatto cosa di poco conto: ancora una volta, le forze rivoluzionarie maoiste si dimostrano capaci di fare proprie le istanze di gran parte di due popoli che, in pieno XXI secolo, vivono ancora nell’arretratezza e nella miseria esattamente come ai tempi dell’impero colonialista britannico!

Fabrizio Legger



Nessun commento:

Posta un commento