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sabato 11 aprile 2015

Il cerchio nel “grano”



Una favola che in questo periodo sto riascoltando molte volte, direi anche troppo, è che la corruzione è alta perché c'è eccessiva presenza dello Stato nell'economia italiana. Restringiamo il cerchio del grano per spiegarci meglio: la corruzione segue la cosa pubblica. In realtà no. Questa semplificazione è del tutto sbagliata e volutamente equivoca. La corruzione segue il denaro, l'affare (o il malaffare, per intenderci) ed è facilmente dimostrabile che se un appalto pubblico è un'occasione più che ghiotta per chi intende “vincere facile” ponendo in essere comportamenti scorretti e delittuosi è altrettanto vero che anche i rapporti tra privati sono spesso opachi e nascondono interessi personali. La mazzetta, la regalìa, non sono dei virus propri di un mercato deresponsabilizzato ed ingessato come quello che vede protagonisti settori dello Stato ma di una cultura che è diffusa nell'aria che respiriamo o nel cibo che mangiamo. Tecnicamente, la corruzione indica la condotta di un soggetto che, in cambio di danaro oppure di altre utilità e/o vantaggi che non gli sono dovuti, agisce contro i propri doveri ed obblighi. Ora, capite che chiunque può essere protagonista di un fatto di corruzione: dal dipendente che rivela segreti aziendali a quello che omette un controllo qualità o acquista beni per la propria ditta o servizi sapendo che è possibile ottenerne di migliori e a minor costo. Più grande è una azienda, più lontani sono gli occhi della proprietà e maggiori pericoli si corrono. Il vecchio detto “chi sorveglierà i sorveglianti” si adatta a qualunque livello, gerarchia o ruolo. Il cerchio (del malaffare), dunque, si stringe attorno al “grano” e non alla tipologia di proprietà. E sgombriamo la mente da possibili equivoci, la corruzione non è propria dei sistemi ricchi. Anzi, laddove c'è povertà ci sono anche minori mezzi di informazione, cultura e vigilanza. Quest'ultima, infatti, è il vero nocciolo della questione. La corruzione è inversamente proporzionale al livello di allerta della vigilanza. Più esso è alto e più il malaffare si stempera. Più è basso e più si coagula e rafforza...
Pier Giorgio Tomatis

La Giustizia corre sul filo



Quando ad un politico italiano si toccano il potere, il consenso, la poltrona, la fedina penale, dobbiamo ammettere che si trasforma da miope lumaca in ghepardo dagli occhi di falco. E' il caso della Riforma sulle intercettazioni che da strumento di indagine per giungere ad una verità penalmente perseguibile sembrano essere diventate più pericolose e dannose dello Spread. Il Governo, e in particolar modo il PD e il NCD, vorrebbero potare i rami del problema diminuendo di un buon 60% i fondi a disposizione dei Magistrati per le indagini. Ogni volta che una forza politica di governo della seconda Repubblica perde i pezzi per effetto di avvisi di garanzia o sentenze ecco affacciarsi all'orizzonte dell'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri o dell'aula parlamentare una discussione sul tema scottante delle intercettazioni. Anziché analizzare l'efficacia di tale strumento come prevenzione e repressione di reati che dovrebbero rappresentare priorità nella politica di ogni buon amministratore della cosa pubblica, essa ottiene il biasimo di quasi tutto l'arco parlamentare ed una spinta alla legiferazione in merito che non ha eguali. L'intercettazione telefonica è, per ogni comune mortale, un sistema grazie al quale gli inquirenti (spesso) posson leggere i “pizzini” che uno o due indagati si scambiano. Mi spiego meglio, se per commettere un reato una persona ha bisogno di scambiare informazioni in tempo reale con qualcun altro e usa un certo tipo di strumento, è logico e sensato che chi deve indagare sia dotato di strumenti di vigilanza ed intercettazione che possano consentire di scoprire la verità dei fatti. A meno che l'obiettivo perseguito dalla politica non vada in tutt'altra direzione...
Pier Giorgio Tomatis

Il KLO in lotta contro il centralismo indiano


Prosegue indomita la guerriglia delle minoranze Koch e Rajbongsi
Una guerriglia tribale alleata con i ribelli dell’Assam

L’Assam, un vero e proprio mosaico di etnie e tribù forzatamente tenuto all’interno dell’Unione indiana, continua ad essere teatro di guerriglie e di ribellioni armate che ben dimostrano come questo piccolo territorio del Nord Est indiano rappresenti una vera e propria spina nel fianco per i governi di New Delhi. Governi che, siano essi a guida dei nazionalisti del BJP o dei progressisti del Partito del Congresso, non prendono affatto in considerazione l’idea di restituire l’indipendenza ai popoli dell’Assam, che non sono hindu, che non parlano l’hindi, che non credono nelle religioni dell’induismo e che non sopportano il dominio centralista di New Delhi. Così, l’unico modo che queste minoranze etniche possiedono per fare sentire la loro voce, è quello di impugnare le armi e condurre spietate guerriglie contro le truppe di occupazione indiane che rappresentano l’elemento più odiato del dominio di New Delhi sulle terre assamesi. Nella regione a cavallo tra l’Assam e il Bengala Occidentale è attivo dal 1995 il Kamatapur Liberation Organization (Klo), ovvero l’Organizzazione di Liberazione Kamatapur, formata da membri delle etnie tribali Koch e Rajbongsi, i quali lottano per ottenere l’indipendenza dal governo centrale indiano e costituire lo stato del Kamatapur. La nascita del movimento guerrigliero Klo fu subito duramente avversata dalle truppe indiane: alle loro prime azioni armate contro postazioni dell’esercito indiano, questo rispose con rappresaglie e bombardamenti sulle aree rurali dove i ribelli avevano le loro roccaforti.
Le prime colonne armate del Klo erano formate da poche decine di ribelli, sotto la guida di Raju Baruah e Ajit Kachari, i quali, prima di dare vita al Klo erano stati comandanti guerriglieri dell’Ulfa, il Fronte Unito di Liberazione dell’Assam, il più grande movimento armato assamese.
Fu dunque subito evidente che si rendeva più che mai necessaria una alleanza con l’Ulfa, più forte e meglio armato, alleanza che per il Klo era soprattutto una questione di sopravvivenza. Nel 1999, l’alleanza tra Ulfa e Klo era ormai più che consolidata: molte furono le azioni belliche intraprese congiuntamente dai due movimenti di resistenza, azioni che proseguono anche oggi, sotto la guida di Atul Nikhil Roy, capo carismatico e misterioso che è succeduto a Baruah e Kachari alla guida del Klo.
Quella che il Klo porta avanti nelle foreste dell’Assam e del Bengala Occidentale è una lotta durissima, sanguinosa, fatta di imboscate, agguati, attentati ai convogli di truppe indiane e ai posti di blocco che queste hanno dislocato nelle “aree calde” dove i ribelli dell’Ulfa e del Klo sono più operativi. I rastrellamenti e le rappresaglie contro le popolazioni delle aree tribali e rurali sospettate di appoggiare la lotta armata del Klo e dell’Ulfa sono spietati, ma così facendo le truppe indiane non fanno altro che suscitare sempre più odio anti-indiano tra le popolazioni di quelle terre, che vedono nei ribelli i loro unici difensori (anche se, occorre evidenziarlo, il Klo sottopone a “imposte forzate” le popolazioni coltivatrici di tè della regione di Doars, in Bengala, con le quali finanzia le sue attività guerrigliere, cosa di cui i rurali non sono certo molto contenti). Attualmente, i ribelli del Klo oscillerebbero tra i 500 e i 700, costituiti in gran parte da giovani tribali insofferenti della presenza delle truppe hindu sulle loro terre. Per contrastare efficacemente le periodiche offensive militari dell’esercito indiano, i ribelli del Klo, negli ultimi anni, hanno stretto forti rapporti di cooperazione militare con i ribelli Naga del vicino Manipur, numerosi, forti e bene armati, con cui hanno anche compiuto azioni militari congiunte. Ultimamente, gli sconfinamenti dei ribelli del Klo nel vicino Bhutan (per sfuggire alle rappresaglie delle truppe indiane) hanno provocato scontri anche con l’esercito bhutanese. Il re del Bhutan, il dispotico Jigme Singye Wangchuk, non tollera la presenza di guerriglieri anti.indiani nel suo regno e negli ultimi mesi le truppe bhutanesi hanno sferrato poderose offensive contro le bande del Klo rifugiatesi in Bhutan. L’offensiva avrebbe provocato circa 120 morti tra i ribelli, la distruzione di 19 campi guerriglieri e l’uccisione di 50 soldati bhutanesi. Una situazione drammatica, che ben rivela quanto sia pericoloso il problema del Nord Est indiano, dove interi popoli sono in lotta contro il centralismo dei governi di New Delhi. L’esempio del Bhutan dimostra che è una guerra che può sconfinare e propagarsi anche ai paesi vicini all’India, tanto da impensierire pure la Cina (che è buona alleata del Bhutan). Ma una cosa è certa: le popolazioni tribali dell’Assam e del Bengala Occidentale non possono rassegnarsi a sopportare passivamente il dominio brutale dell’India, e la guerriglia e la lotta armata restano le loro uniche possibili risposte di fronte alla sordità e alla ottusità dei governanti di New Delhi, i quali, nazionalisti o progressisti che siano, non vogliono affatto sentire parlare né di indipendenza né di autonomia per le turbolente popolazioni che abitano le stupende regioni del Nord est indiano.

Fabrizio Legger











mercoledì 8 aprile 2015

BORGHESE: LA TIPA DI ROCKIT è il primo singolo estratto dal nuovo lavoro in studio della band IN CASO DI PIOGGIA LA RIVOLUZIONE SI FARÀ AL COPERTO


Un'analisi del mondo musicale ma anche di tutta una generazione che continua a fare sogni ingombranti, a prendersi sul serio e a nascondersi, quando invece il proprio tempo pretende il contrario: pragmatismo ad ogni costo, una buona dose di arrivismo e idee semplici da spiattellare in faccia al proprio interlocutore.

Un tipo abbronzato che scende da una Porsche con una t-shirt con la vistosa scritta "Pusher": un vero vincente dei tempi moderni. L'emblema del successo all'età dei cyber-primitivi del terzo millennio: questo lo spunto di vita reale che costituisce la scintilla per "la Tipa di Rockit" il primo singolo di Borghese, la band arrivata al suo secondo lavoro in studio "In caso di pioggia la rivoluzione si farà al coperto". Questo soggetto diventa a sua insaputa il simbolo dell'ostentazione, parodia e metafora di certi rapper tutti catene d'oro e macchine rombanti, naturale contraltare del musicista "intellettualoide" che invece si bea quasi nell'arrivare a pochi, facendosi un vanto di quella che in realtà è la sua sconfitta: il non poter campare della sua arte. Un musicista intellettuale che si auto legittima con pose da rockstar sui social ma che in realtà deve fare un altro lavoro per permettersi la passione della sua vita.
Un musicista che apparentemente ha un'idea su tutto ma che non si espone mai per paura di perdere posizione in quella nicchia che si è grattato con le unghie.
Una generazione di ragazzi in perenne posa da disillusi senza avere avuto mai la possibilità di illudersi, condannata all'austerità anche dei pensieri; una generazione che non capisce che giudicare la propria vita con i parametri dei proprio genitori conduce solo all'infelicità; una generazione che ignora che "la vita è solo la vita, non serve drammatizzarla, tanto nessuno ne uscirà vivo".

ll secondo album di Borghese, quello che accompagna il passaggio da cantautore a band di tutto il gruppo di lavoro che aveva collaborato alla stesura del primo disco. Quello che segna la nascita in Italia di una vera band elettropop. Il disco che leva la maschera al cantautore de "L'educazione delle rockstar" e ne moltiplica per quattro l'identità svelata. Un disco corrosivo e generazionale, intellettuale e irriverente al tempo stesso. Ma anche il primo esperimento di disco "social" come lo definisce Angelo Violante, l'autore di tutti i testi e leader della band: «per più di un anno ho appuntato su un quaderno frasi significative che sentivo dire dalla gente intorno a me, ho infatti raccolto meticolosamente un fiume di pensieri, non miei bensì di altri. Quindi ho scelto a tavolino il tema delle canzoni e ho mescolato tutto, prendendo da quella sorta di libreria costruita da centinaia di frasi i tasselli per creare undici puzzle, ovvero le undici tracce finite alla fine sul disco; ho agito con un cut-up alla maniera degli autori della beat generation e ho dato un senso, accostandole, a frasi estrapolate e rubate da ambiti diversissimi. Ho scritto un disco che non ho scritto io, un disco di cui non sono l'autore ma il regista, un disco che mi appartiene ma di cui una quota appartiene a voi, magari, a vostra insaputa. Un disco in cui si nobilita il concetto di plagio su cui puoi “taggarti se riconosci qualcosa che ti appartiene". »

BIO

«In un paese per tanti decenni così diviso tra sinistra e destra scegliere come nome d'arte "Borghese" doveva avere lo stesso impatto che ebbe Veronica Ciccone quando scelse il suo (in un paese religioso come gli States), decidendo di chiamarsi Madonna. Per mesi infatti la prima domanda che Borghese ha subito dai giornalisti musicali è stata "ma... quindi sei di destra?". La risposta era sempre la stessa: "mi scusi, le risulta che Madonna fosse Vergine quando scelse il suo nome d'arte?". Un modo efficace per esser ricordato, questo giustifica la scelta di un nome d'arte e questo è stato il risultato raggiunto a pieni voti. Niente di più.»

Da questa premessa e da un abbozzo di romanzo mai terminato inizia la collaborazione di Angelo Violante in arte Borghese con la TouchClay Records di Giacomo Pasquali il quale è il primo ad interessarsi agli abbozzi dei suoi testi disinibiti e strampalati.
Nel giugno del 2013 esce “L’Educazione delle rockstar” e il suo primo singolo “Luoghi in comune” che fa 8 mila visualizzazioni su YouTube, seguito dal singolo "Bella ciao" che ha scatenato non poche polemiche che ne fa quasi il doppio; arrivano le recensioni della stampa nazionale tutte positivamente unanimi e concordi nel dire che l’Italia si trova davanti un nuovo modo di intendere il cantautorato rock. Repubblica, Il fatto quotidiano, Il Manifesto, Rockit, Ondarock, Rockol, (solo per citarne alcune) oltre che le principali radio indipendenti del paese ospitano Borghese. Arrivano le richieste dei promoter, arrivano le date dei concerti (quasi 40) in un tour sviluppato su tutto il territorio nazionale. Borghese ha modo inoltre di dividere il palco con Le luci della centrale elettrica, con i Velvet, col Management del dolore post operatorio, coi Nobraino e Giuradei.
Nel 2014 pubblica un ep "Il passato non è più necessario" in cui reinterpreta tre cover affiancato da musicisti del calibro di Giorgio Baldi (produttore e chitarrista di Max Gazzè), Matteo De Simone dei Nadàr Solo (tra le altre cose, la band che accompagna Levante), Gianluca Lusi (uno tra i migliori sax jazz italiani).
Il secondo disco, di prossima pubblicazione, si chiamerà "In caso di pioggia la rivoluzione si farà al coperto" e segnerà il passaggio del marchio Borghese da singolo a band. Il progetto diventerà quindi un percorso comune di tutti i 4 musicisti che avevano collaborato nei precedenti lavori in studio e che ora sono entrati nella composizione e nell'arrangiamento di tutti i brani del nuovo disco, spingendosi più marcatamente in territori elettro e alt pop.
La line up della band al momento: Angelo Violante (voce e synth) Giacomo Pasquali (chitarre e cori) Daniele "Verz" Domenicucci (batteria e programmazione drum-machine) Gianluca Di Toro (basso e cori).

Etichetta: TouchClay Records










Francesca Zizzari 
Tel. 328 4161425

L'AltopArlAnte - www.laltoparlante.it
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giovedì 2 aprile 2015

Alter Studio snc - Prima di tutto IDEE

[Martina Franca] - Agenzia pubblicitaria e di Comunicazione integrata. Si occupa di siti web, immagine aziendale, comunicazione pubblicitaria, siti e-commerce, pubblicazioni editoriali aziendali, illustrazioni, campagne pubblicitarie su media tradizionali e nuovi media. Ma sopratutto produce idee, dal 1993.

sito ufficiale: http://www.alterstudio.it

KARBONICA: “LA TUA RIVOLUZIONE” É IL SECONDO SINGOLO CHE ANTICIPA L'USCITA DEL NUOVO DISCO




Il brano ha una chiara connotazione di protesta, contro quel sistema politico caratterizzato da clientelismo, corruzione e da nuovi rampanti demagoghi sempre pronti a fare grandi promesse agli elettori.


Il pezzo nasce durante la crisi economica degli anni duemila, caratterizzati dall'elevato debito pubblico e dal forte impatto delle scelte della finanza globale sull'economia reale.
Si tratta di un brano rock sorretto dalla ritmica incalzante e da chitarre distorte in perfetta sintonia con lo spirito della canzone, a cui si aggiungono lievi contaminazioni elettroniche, vera grande novità per la band. Nonostante il ruvido impatto sonoro, il brano si distingue per la forte componente melodica, caratteristica tipica dei Karbonica.



Il secondo lavoro dei Karbonica anticipato dai singoli “Quel bisogno che” e “La tua rivoluzione” è un disco rock, registrato in multitraccia a differenza del primo lavoro ripreso live, in cui i testi assumono un ruolo chiave. In questo nuovo disco, anch'esso autoprodotto, la band siciliana ha voluto introdurre suoni acustici, percussioni e una non invasiva elettronica a fare da tappeto su pezzi in cui fanno da padrone le chitarre elettriche. Queste ultime risultano sempre ben evidenti anche nei brani più pop, la sezione ritmica è pomposa, tutte caratteristiche tipiche dei dischi classic rock, genere d'altronde suonato e coverizzato in passato dalla band.
I testi raccontano della crisi economica e delle sue ricadute sociali, non mancano frecciatine al mondo della politica e della finanza. Un brano di protesta che riassume tali temi è “La tua rivoluzione”, pezzo dal forte impatto sonoro e scelto dalla band come secondo singolo.
Tra le 11 tracce del nuovo disco non può mancare una ballad e si parla pure di altri temi di attualità, sentiti particolarmente nel meridione e in Sicilia. A completare il lavoro vi sono alcuni brani dalla connotazione cantautorale che parlano della vita, della musica e del bisogno oggi represso di libertà, che molti di noi si portano dentro.


BIO
I Karbonica sono una rock band siciliana.
La band dopo diverse stagioni passate suonando tra pub e manifestazioni locali, realizza il suo primo EP intitolato “Live in Studio”, pubblicato nell'Aprile del 2012 e contenente sette tracce originali.
In seguito all'uscita di " Live in Studio" la band partecipa a diversi contest musicali regionali, raggiungendo la finale del 14°Lennon Festival e vincendo il Lavica Rock 2012.
Nei mesi successivi i Karbonica sono ospiti di diverse trasmissioni radiofoniche, su tutte spicca quella a “Heatstokes”, programma trasmesso dalla radio Maltese All Rock Radio, che permette per la prima volta alla band, di far ascoltare la propria musica fuori dal confine nazionale.
Nel corso del 2013 la band svolge un'intensa attività live e partecipa ad alcune trasmissioni televisive regionali, tra cui Urbanweek in onda su Antenna Sicilia.
Nella primavera del 2014 la band partecipa alla finale regionale del contest nazionale Rock Targato Italia presso “I Candelai” di Palermo, presentando diversi nuovi brani realizzati nel corso del 2013 e vincendo grazie sia al voto della giuria tecnica che a quello del pubblico.
Il 12 Settembre i Karbonica disputano la finale nazionale di Rock Targato Italia, vincendo il Premio Speciale del Web e venendo così inclusi tra i 9 artisti presenti nella compilation del contest.
La band nel corso del 2014 completa gli arrangiamenti delle tracce del secondo disco, programmando l'uscita dello stesso entro il 2015. Il 4 novembre 2014 viene pubblicato il primo singolo estratto dal nuovo lavoro in uscita e il primo videoclip; il brano entra subito nella Indie Music Like del MEI e a distanza di tre mesi raggiunge il 48°posto. Il brano dal titolo “Quel bisogno che” viene recensito dalla nota rivista Marie Claire e viene trasmesso da oltre un migliaio di radio italiane.
I Karbonica sono Riccardo Trovato (voce), Herry Found (batteria), Giuseppe Puglisi (basso), Marco Miceli (chitarra) e Giuseppe Pecci (chitarra).



















Francesca Zizzari 

francesca@laltoparlante.it - tel. 328 4161425

mercoledì 1 aprile 2015

SIMONE LAURINO: il giovanissimo cantautore veneto all’esordio con il suo album dal titolo “18”


Dieci tracce originali che, partendo da esperienze personali, raccontano in modo sincero, ironico e attuale il mondo dei diciottenni di oggi alle prese con le loro inquietudini unite alle prospettive grigie di un futuro incerto, ma anche le loro speranze e i loro desideri di ribellione positiva al sistema.


Il disco è stato registrato e mixato negli studi “Sotto il mare Recording” di Luca Tacconi a Povegliano Veronese e masterizzato a Chicago da Carl Saff.
Tutti i brani sono stati scritti, musica e parole, dallo stesso Simone che ne ha curato anche gli arrangiamenti con l’aiuto di Daniele Richiedei, il quale ha anche contribuito nell'arrangiamento degli archi, mentre Leonardo Morelato ha scritto e suonato le parti di pianoforte.


A supporto dell’album è uscito anche il videoclip ufficiale del singolo che ha ottenuto in pochi giorni moltissime visualizzazioni.



Il video è stato girato con tanti giovani di Bovolone, il paese di residenza di Simone, con la regia del colombiano Andres Duque Elzaar e la direzione artistica di Gustavo Rebonato.


« “18” è nato dall’ingenuità e dalla determinazione della maggiore età.
Il desiderio di diventare un musicista nacque in maniera spontanea e non mento nel dire che capitò in una frazione di secondo, scesi le scale, andai da mia madre e le dissi: “Mamma, ho capito cosa voglio fare della mia vita.”
E “18” vide luce poco tempo dopo, in una calda (ma calda) notte d’agosto del 2013, non riuscivo a prendere sonno, erano probabilmente le due. Mi alzai, presi un blocchetto, un pennarello blu e di getto scrissi su questo blocco a quadretti un grande “18”. Volevo partire da lì, senza un perché, senza troppe spiegazioni.
Capii col tempo che l’album per poter essere completo aveva bisogno di tempo, aveva bisogno di prendere fiato e di respirare.
Un disco alla fine si può benissimo riassociare ad un periodo della tua vita, ma se questo periodo non si completa non puoi pretendere che il disco trovi la sua conclusione.
“18” concluse il suo ciclo di stesura agli inizi di agosto del 2014 (un anno dopo dalla nascita di questa idea), qualche giorno dopo fui bocciato agli esami di recupero della quarta superiore, un senso di libertà in quell’attimo divenne (ridivenne) mio.
Fui molto categorico con i professori quel giorno: “Non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.”
Forse per la citazione Sorrentino sarà contento, credo.»





BIO
Simone Laurino, è un giovane cantautore di 18 anni da Bovolone in provincia di Verona.
Fin da piccolo la musica ha sempre avuto un ruolo importante spingendolo a suonare già dall'età di 6 anni; a 14 anni comincia a scrivere le sue prime canzoni. I suoi brani, composti tutti interamente da lui sia musica che testi, rivelano una notevole sensibilità artistica e il suo timbro vocale caldo risulta piacevole al primo ascolto.
Il 14 aprile 2014 ha pubblicato il suo primo singolo da solista dal titolo "Nemmeno Shakespeare lo sapeva", cui è seguito il videoclip girato negli angoli suggestivi di Verona. Sia il brano che il video hanno ottenuto subito un ampio consenso.
Il 31 maggio è uscito il suo secondo singolo, dal titolo "Sole di domenica". Il 6 Luglio 2014 ha aperto il grande show HARLEKING – RE DEI COLORI al Castello di Salizzole (VR). Apertura ripetuta anche il 27 Settembre 2014 al PalaMuse di Bovolone (VR). Ha inoltre partecipato come ospite al programma di Telearena, "Serie A".
Il 21 dicembre 2014 ha presentato sia con un concerto live che in tv il suo primo album registrato presso il “Sotto il mare Recording studio” che contiene dieci brani inediti interamente scritti arrangiati e cantati da Simone.
Contemporaneamente al cd che si intitola semplicemente 18 (come i suoi anni) è uscito il videoclip del singolo, anche questo intitolato 18 con la regia del colombiano Andres Elzaar . Seguirà un tour nei locali di Verona e dintorni dove Simone oltre a presentare il suo nuovo lavoro, proporrà a modo suo alcune cover famose italiane e internazionali.
E’ considerato dagli addetti ai lavori che hanno avuto modo di ascoltare in anteprima il suo lavoro, una autentica promessa per il cantautorato pop italiano.


Etichetta discografica Simone Laurino



Sito ufficiale:  www.simonelaurino.it