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domenica 29 ottobre 2017

EDOARDO PASTEUR DANGEROUS MAN È L’ALBUM D’ESORDIO DEL SONGWRITER GENOVESE



Un sound fortemente influenzato dal rock d’autore d’impronta americana si fa perno di un percorso narrativo che, ponendo le proprie radici nella letteratura e nel cinema d’oltreoceano, sa coniugare a perfezione ricchezza di contenuti e capacità d’intrattenere.

Dangerous man” è la raccolta di tredici pezzi scritti e cantati dal songwriter Edoardo Pasteur, col supporto di una band di validissimi musicisti (Luca Borriello, Giacomo Caliolo, Toni Colucci, Pino Di Stadio, Stefano Molinari, e Marco Biggi nel mixaggio e mastering), che sono riusciti a catturare le atmosfere suggestive evocate dall’autore. Lampanti appaiono le sonorità con netti riferimenti alla musica rock americana: dalla poesia in musica che spazia da Bruce Springsteen a Bob Dylan, fino ad arrivare al rock più strong di Robbie Robertson e alla classe di Leonard Cohen.


I testi – in inglese – strutturano tante piccole sceneggiature musicate. È chiara infatti l’influenza che sull’autore hanno avuto la letteratura americana e il grande cinema, con omaggi a cult movies come Big Fish di Tim Burton e al mitico The Warriors di Walter Hill, e ad autori come Cormac McCarthy, T.E. Lawrence, e Salinger. Accanto all’ascendente strettamente culturale non di seconda importanza appare lo sguardo all’attualità contemporanea.




TRACK BY TRACK
. L’album si apre con Big Fish, ispirato all’omonimo cult movie di Tim Burton. E si apre in grande, con questa musica suggestiva e grintosa, e con liriche asciutte e poetiche che raccontano la storia del main character, che si sovrappone al rapporto di ammirazione dell’autore nei confronti del padre, anch’egli un “big fish in a small pond”, come l’eroe del film.
. Il secondo pezzoDangerous Man, ispirato da Seven Pillars of Wisdom di T.E. Lawrence, dà il titolo all’album e con la sua atmosfera onirica parla dei liberi pensatori, dei sognatori, uomini pericolosi da cui occorre stare alla larga.
. Il terzo pezzo è la suggestiva e commovente Brothers (Paris, 13th November 2015), dedicato alle vittime del Bataclan. Raise your hands to the skies, west of Moon, east of Sun, hold your breath in a silent prayer, ask the wind the tale of life…”.
. Fire (Prometeus Song) si rifà alla mitologia greca ed è la storia in salsa rock del fuoco rubato agli dei per farne dono agli uomini.
. Let it rain è una poetica ballad che trasmette magiche suggestioni.
Princess gaze è una favola, che con le sue cornamuse e l’atmosfera affascinante da Highlands scozzesi racconta un incantesimo che si spezza grazie a una canzone d’amore.
. The Runaway train è la storia di un addio, di un appuntamento sul fiume per un ultimo bacio prima della partenza verso un simbolico Ovest.
. Hey hey you (The warriors) è un pezzo molto dylaniano, ispirato a un altro cult movie, I guerrieri della notte di Walter Hill, la storia della favolosa fuga di una gang giovanile in una New York notturna. Cattura le suggestioni e la magia della giungla d’asfalto metropolitana.
Come sit by my fire è una sognante e suggestiva dichiarazione d’amore, con le sue liriche evocative e piene di poesia.
Whatever it takes è ispirata a coloro che in tutti i tempi e a tutte le latitudini hanno attraversato i mari, veri o simbolici. Piena di fascino e di passione.
I got a name è assieme una appassionata dichiarazione d’amore verso la vita e un’invettiva verso coloro che vogliono rubare i nostri sogni. “Frankly speaking, I don’t give a damn” è una divertente citazione della battuta più famosa della storia del cinema, quel “francamente me ne infischio…” detto da Rhett Butler in Via col vento… E non manca una finale citazione kiplingiana, quell’unforgiving minute della poesia “If”.
Carry the fire è una struggente rock ballad, ispirata da The Road di Cormac McCarthy.
. E, per finire, un’autentica chicca, la sorprendente Child of the storm, che ospita la cantante EleNina Barberis, con una struggente recitazione in stile Leonard Cohen inframmezzata da una bellissima e appassionante parte cantata.
Autoproduzione
Pubblicazione album: 10 luglio 2017



BIO
Edoardo Dado Pasteur, songwriter genovese, fino a pochi anni applicava il suo entusiasmo e la sua creatività allo sport; correva le maratone grazie alle quali ha attraversato il mondo, intervallando le proprie settimane con duri allenamenti. Lasciate le scene agonistiche, si è trovato con una quantità di tempo libero fino ad allora impensata, e si è chiesto come impiegarlo. Un rapido esame delle cose che avrebbe voluto fare, e che aveva sempre rimandato. Ha pensato allora di mettere a frutto la sua vecchia passione per la scrittura (ha anche avuto l’onore della pubblicazione di un suo racconto per Canneto Editore) che ha dato origine a una produzione musicale sorprendente, grazie al supporto di una serie di musicisti di grande livello, da lui riuniti in un progetto chiamato Rolling Dice. La sua musica, di stampo americano, è ispirata dai grandi di quella tradizione: Springsteen, Bob Dylan, Robbie Robertson, e all’amore per la letteratura e per le suggestioni del cinema.



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